L’agopuntura nella Torà

MEDICINA CINESE E OMEOPATIA NELLA TORA’ di Daniela Abravanel

La parasha Beshallah è il capitolo della Torà nel quale,più che in ogni altro, viene affrontato il tema della medicina. In esso vi si trovano chiarissimi accenni alla validità della medicina cinese e dell’omeopatia.
Siamo nel capitolo in cui gli ebrei si trovarono nel deserto senz’acqua e Moshè rese potabili le acque gettandovi dentro un pezzo di legno (Esodo –16,23).
Quando giunsero a Marà non potevano bere dalle acque di Marà, perché erano amare. Per questo si chiamava Marà (amaro). E la gente si lamentò contro Mosè:”cosa berremo?” E lui si rivolse a D-o e D-o gli mostrò un albero, che, quando l’ebbe gettato nell’acqua, l’acqua divenne dolce. In quell’occasione egli dette loro delle leggi e statuti, e in quella circostanza le sperimentò. E disse a loro:” Se ascolterete diligentemente la voce del vostro D-o, non farò contrarre a voi nessuna delle malattie d’Egito, perché io sono D-o, il D-o che è il tuo dottore”.
E arrivarono a Elim e vi trovarono 12 rivi d’acqua… e giunsero al deserto di Sin, che si trova tra Elim e Sinai. In questi versi sono stati trovati il maggior numero di riferimenti al tema della medicina e della guarigione nella Torà.
Innanzitutto in questi versi appare il termine Dottore, curatore, in connessione alla Divinità (ani Hashem rofeha: io sono D-o che ti cura, il tu dottore). Ovvero vi si sta introducendo un tipo di medicina che è associata alla Divinità.

MEDICINA CINESE
Inizieremo col parlare dell’accenno alla medicina cinese.
Ne verso 15,28 troviamo associati il deserto di Sin ( in ebraico Cina) e i 12 rivi….1 12 meridiani da cui dipende la salute; il tutto immediatamente dopo il verso “Io sono D-o il tuo dottore” ….(termine che non appare altrove nella Bibbia.
Tornando all’inizio del paragrafo, quando si parla dell’acqua che divenne potabile solo dopo il contratto con il legno, nella prospettiva della teoria cinese dei 5 elementi, notiamo l’accenno a un processo fondamentale di guarigione. L’acqua in medicina cinese rappresenta l’energia del rene, l’inverno, il potenziale, il grembo che si prepara a dare la vita ma che è anche la sede della passività, della non azione, non può dare veramente vita agli ebrei alla ricerca della libertà , se non quando viene gettato in essa un pezzo di legno. L’elemento legno, simbolo nella medicina cinese dell’azione e dell’energia, la cui stagione è la primavera (la stagione non a caso dell’uscita dall’Egitto) rende possibile il risveglio dal torpore invernale, l’azione coordinata della volontà che rende realizzabili i progetti e i sogni del rene, l’organo dell’elemento acqua.
Per dare un altro esempio dell’incredibile profondità del testo biblico, i capitoli riguardanti l’uscita dall’Egitto che è associata da un latoal fuoco del legno, del roveto ardente, di Moshe, e dall’altro al fegato, organo del legno, del faraone, vengono letti in primavera. Mentre le parashot che si leggono in inverno hanno tutte a che fare con l’acqua (il diluvio), i sogni di Giacobbe e Giuseppe (tutti letti nel mese di kislev-dicembre) e sono sintonizzate con l’energia del rene, dell’inverno, e rappresentano la preparazione, l’incubazione, la gravidanza dell’esodo.
Non a caso l’uscita dall’Egitto avviene con un miracoloso aprirsi delle acque, che è il parallelo della perdita delle acque al momento della nascita (l’esodo è spesso collegato al parto, dai saggi della tradizione).

RUOLO DELL’OMEOPATIA
Innanzitutto, il trattato Mehilta del Talmud, si chiede: che tipo di albero era stato capace di trasformare l’acqua amara di Marà? E risponde che si trattava di un legno amaro, probabilmente un ulivo, perché se “un uomo ha bisogno di qualcosa di dolce per addolcire una cosa amara, D-o invece può rendere l’amaro dolce attraverso qualcosa di amaro”. In seguito a questa chiara allusione alla legge dell’analogia terapeutica, segue una frase che potrebbe essere un riferimento alla lunga sperimentazione di Hahnemann dei rimedi omeopatici : “fu in tale occasione che D-o detta a Israele leggi e statuti e qui li sperimentò”. Siccome il verso segue immediatamente con la frase “io sono D-o il tuo dottore”, è probabile che le leggi e gli esperimenti di cui parla sono di tipo medico.
Un altro passo in cui indubbiamente si allude all’analogia terapeutica appare nel libro dei Numeri, nell’episodio dei serpenti (21-6). Il popoli aveva peccato e moriva a migliaia per i morsi dei serpenti. D-o gli disse “metti sul bastone l’immagine di un serpente di rame (nahash nahoshet), chiunque lo guarderà sarà guarito dal morso del serpente”. Addirittura in questi versi l’analogia terapeutica viene ribadita doppiamente. Il serpente da mettere sul bastone era di rame, e rame in ebraico nahoshet ha la stessa radice della parola nahash, serpente. Di fatto era un serpente d “serpente” che doveva guarire Israele dal morso dei serpente velenosi. Oggi il serpente che si morde la coda è il simbolo della medicina allopatica, ma dovrebbe essere a rigor di logica, il simbolo dell’Omeopatia.

IL CONCETTO DI DILUIZIONE E DI DINAMIZZAZIONE
L’acqua, essendo il contenitore privilegiato della conoscenza e della comunicazione delle informazioni può quindi assorbire una piccolissima quantità di rimedio e trasmetterne il messaggio in maniera perfetta: fu il caso sia del singolo rametto amaro, che se non fosse stato per le caratteristiche appena descritte dell’acqua, non avrebbe potuto “curare” e raddolcire l’intera fonte di Marà: similmente quando le acque del Giordano furono purificate da Elisha, egli si limitò a mettere nel fiume un pugnetto di sale, che bastò a rendere potabile l’intero Giordano.
La fisica e la chimica stenterebbero a credere a tale fenomeno (che è associabile a quello delle alte diluizioni omeopatiche ) e per questo l’omeopati è ancora da molti considerata una forma di irrazionale superstizione, di fatto la scienza afferma, tramite la teoria del numero di Avogadro, che dopo un determinato numero di diluizioni, si può dire che un dato elemento inizialmente presente nell’acqua, cessi di esistere, di potere essere considerato presente e attivo nell’acqua. Questo ragionamento ha una sua logica, ma non tiene conto del fatto irrefutabile che le alte diluizioni sono indubbiamente più potenti in omeopatia, e esperimenti fatti su neonati e su animali (che non possono essere stati condizionati a guarire dell’effetto placebo, come invece gli adulti) lo dimostrano irrefutabilmente .
Nei Salmi (77-21) è scritto:
“Le tue vie (i tuoi insegnamenti)sono nel mare, e il tuo sentiero nelle grandi acque, ma le tue impronte non erano note”.
Alla scienza non sono note queste impronte invisibili della divinità e dei suoi insegnamenti, registrati nell’acqua. La scienza non tiene conto di quell’aspetto totalmente spirituale presente all’interno della materia, che entra in risonanza e in simpatia con il suo “simile” all’interno della psiche e dello spirito umano; essa non prende in considerazione neppure l’elemento dell’energia che viene generata dalla dinamizzazione. Con tale operazione il paziente così come aveva precedentemente fatto il farmacista, aggiunge al rimedio la sua forza vitale, mediante i potenti scotimenti ( e le simultanee, più o meno consapevoli preghiere e aspirazione dell’anima) e imprime al rimedio omeopatico un maggior effetto terapeutico.
L’approccio della scienza e della medicina allopatica è stato ereditato dalle concezioni materialistiche di un tipo di fisica che spiegava la creazione del mondo come un’evoluzione graduale da un atomo, anch’esso entità di tipo materiale, a livelli di materia sempre meglio organizzati (minerali, vegetali, animali e infine l’uomo).
Il modello della nuova fisica invece si identifica con le concezioni della cabalà, esso concepisce la creazione come la graduale materializzazione di un “ein sof”, di un’energia spirituale infinita, che prende corpo, si materializza, grazie a una potente “restrizione” (teoria dello tzinzum) e dà vita ai vari mondi e livelli della creazione lasciando in esse solo “tracce” della sua essenza.
Ovviamente è a questo secondo modello che fa riferimento la medicina omeopatica, anche per quel che riguarda il centro energetico su cui agisce il rimedio omeopatico: si tratta di un centro decisamente non –fisico (dove risiede la traccia del Divino e il Suo progetto per la perfezione dell’essere umano in terapia), quello spirito della Sapienza che comprende il messaggio del rimedio omeopatico e lo trasmette ai diversi strati del corpo e della psiche.

GUARIGIONE E CREATIVITA’
Ma la somiglianza più profonda tra omeopatia e tradizione orale ebraica si ha riguardo all’approccio esistenziale al tema della malattia e della guarigione.
Hahnemann, l’inventore dell’Omeopatia, che era un conoscitore delle scritture, parlava sette lingue tra cui l’ebraico, e che aveva operato nel medesimo tempo in cui il baalshemtov aveva iniziato a diffondere la cabala attraverso gli insegnamenti della hassidut, sosteneva in maniera incredibilmente simile alle teorie cabalistiche, che l’uomo sano – ha qualcosa nella vita che ama, che lo rende felice o è a conoscenza di ciò che può renderlo felice;
– ha una forte volontà per conquistarlo
– ha un intelletto capace di comprendere e progettare il modo in cui realizzarlo;
– è in grado di mettervi la carica emotiva necessaria
– è in grado di muoversi e agire, fisicamente, per raggiungere il suo fine.
La Cabalà, nell’Albero della Vita, nel quale il flusso divino giunge all’uomo attraverso dei “trasformatori” dette sefirot, insegna qualcosa di parallelo.
Se tra sefirà e sefirà ci sono dei blocchi, allora si crea lo stato di malattia; ovvero o non si ha può mancare la volontà, o l’intelligenza e la progettualità, o la carica emotiva, il coraggio, oppure la forza fisica, per conquistare lo stato di gioia e di beatitudine.
In ambedue i sistemi spicca un unico responsabile per la malattia:l’incapacità di creare, di progettare e di volere la propria realizzazione. Come abbiamo detto in precedenza, se si vuol capire l’essenza di un fenomeno nella bibbia, bisogna andare a ricercare i contesto dove la parola ebraica “bari”, sano, appare nientemeno che, doppiamente ripetuta, nelle prime due parole della bibbia, ovvero in quel bereshit bara elohim et hashamaim ve et haaertz (all’inizio –bereshit-creò-bara-nello storico verso all’origine D-o creò il cielo e la terra).
Ovvero l’atto creativo e la salute sono indissolubilmente legati da un duplice legame già nelle prime due parole delle scritture; infatti la bibbia, che viene spesso definito dai maestri dell’ebraismo come un “manuale d’istruzione” per l’utilizzo del mondo da parte dell’uomo, prima ancora di parlare della creazione dell’uomo, apre un discorso sulla sua futura ricerca della salute e del benessere, e del rapporto che essi hanno con lo sviluppo della creatività.
Se torniamo a quel primo malato della Bibbia, di cui parlammo all’inizio dell’articolo, nei versi traspare che Elimelek era un uomo “condannato a morire” (genesi 20,4) per la sua malattia e che quando Abramo pregò per lui “D-o curò Elimelek e tutta la sua corte, ed essi poterono procreare, Perché D-o aveva chiuso il grembo di tutta la casa di Avimelek per causa di Sara, la moglie di Abramo “ (20,18).
Da questo verso appare chiaro che così come la malattia è generata da un errore morale, “ecologico”, le sue conseguenze più devastanti sono la perdita del potenziale creativo sia che si tratti della capacità di procreare che di “creare” in senso lato.

Tratto da RIZA SCIENZE Ottobre 1999 n. 138
“Malattia e guarigione nella tradizione ebraica”
– il potere curativo della preghiera, dell’acqua, del silenzio e del digiuno –