Il Messaggio di Bach

IDai Nosodi Alla Scoperta Dei Fiori

L’intento di queste righe è di scrivere qualcosa di diverso e alternativo rispetto a ciò che si trova in giro sia libri che siti web.

Cercare di comprendere il MESSAGGIO di Edward Bach.

La sua vita e come si è svolta è coerente con ciò che ci ha lasciato scritto nelle sue opere e con la meravigliosa intuizione del potere di guarigione dei fiori.
sweet chestnut
Era un importante immunologo con uno studio avviato e una buona rendita economica. ALL’APICE DELLA sua carriera gli viene diagnosticato un cancro alla milza con metastasi e soli tre mesi di vita. Siamo nel 1917.
sweet chestnut
Bach reagisce a questa diagnosi e si butta a capofitto nelle sue ricerche di immunologia.

Tra il 1918 e 1922 lavora nell’Homeopathic Hospital di Londra e viene a conoscenza delle opere di Hahnemann. Inizia a studiare l’omeopatia e si trova in sintonia col pensiero del suo fondatore, perché entrambi si vogliono prendere cura del malato e non della malattia.

Bach in quel periodo è ancora un affermato microbiologo e giunse alla conclusione che la tossiemia intestinale coincideva con la psora, uno dei tre miasmi identificati da Hahnemann. Utilizzando il metodo della diluizione e dinamizzazione imparato dall’Omeopatia, preparò dei nosodi da somministrare per via orale, distinti in sette gruppi, secondo i gruppi bacillari identificati che sono :

  • proteus
  • dissenteria
  • morgan
  • alcaligeni fecali
  • colii
  • gaertrer
  • n 7

Nonostante gli incoraggiamenti e i successi, Bach continuò la sua ricerca perché voleva trovare sostanze guaritrici nel mondo naturale, nelle piante e nei fiori.

Da acuto osservatore quale era, durante un’affollata cena, si immerse nel considerare i comportamenti e il carattere degli invitati e gli tornò la spinta di cercare la correlazione tra personalità e rimedi floreali. Andò nel Galles dove allestì un laboratorio e guarda caso il primo fiore che sperimentò fu IMPATIENS poi MIMULUS E CLEMATIS. Ottenne degli ottimi risultati ma tornando nel suo ambiente di lavoro, così diverso dal tipo di ricerca che aveva iniziato e consapevole di poter alleviare le pene degli ammalati, che pare gli riuscisse con l’imposizione delle mani, lasciò di colpo la sua professione, lasciando tutti nello sconcerto generale.

Gli amici lo abbandonarono, le risorse economiche finirono subito, avendo speso tutto nel laboratorio per le ricerche dei batteri intestinali.

Bach è spinto in questa ricerca da una profonda spiritualità; vi riporto l’apertura del capitolo otto del suo libro “Guarisci te stesso”.

“Sappiamo ora che la nostra vittoria sulla malattia dipende principalmente dai seguenti fattori:

  1. essere consapevoli della divinità che è in noi, e di conseguenza del nostro potere sul male
  2. sapere che la causa primaria della malattia è dovuta a una disarmonia tra personalità e Spirito
  3. avere la volontà e la capacità di scoprire il difetto che ci sta causando un conflitto simile
  4. eliminare questo difetto sviluppando la virtù opposta”

come si può intuire da queste righe, Bach aveva tre qualità che gli fecero superare quel terribile momento di solitudine, l’Immaginazione, l’Ispirazione e l’intuizione.

Tornò in Galles e continuò la sua ricerca. Passeggiò tantissimo tra mare, campagna, boschi e fiumi. L’imprevedibile mano della Divinità gli aveva fatto scambiare la sua valigia, piena di attrezzatura da laboratorio, con una piena di scarpe. Cercò in questo periodo il nesso tra gli stati d’animo dell’uomo, di cui ne individuò 12 essenziali e le caratteristiche del mondo vegetale. Oserei dire una sorta di teoria della signatura, ripresa anche in tempi recenti da famosi omeopati. Il fiore diventa un messaggero attraverso il suo colore forma e profumo di una qualità che l’uomo ha perso scivolando nella malattia.