Mi comporto male? E io ti dò il tranqullante

Come uccidere “lo spirito degli animali”

In questi ultimi anni la scienza veterinaria ha fatto passi da gigante nella cura delle patologie in particolare del cane e del gatto, ma purtroppo stanno aumentando le patologie di tipo comportamentale, che non sono state ancora ben comprese, né dalla categoria veterinaria, né dai detentori di animali.

Il cane e il gatto costretti a vivere a stretto contatto con l’uomo,  in spazi ristretti e molto spesso senza essere adeguatamente educati, sviluppano turbe di tipo nervoso di vario livello, dalle più lievi a vere e proprie stereotipie (comportamenti ossessivo-compulsivi).

Qualche veterinario vedo che inizia a somministrare tranquillanti di vario tipo senza però essere in grado di dare indicazioni pratiche sui motivi e sulle misure da prendere in casi di turbe del comportamento, deresponsabilizzando completamente il proprietario e sé stesso.

E’ dunque necessario e urgente da parte della categoria veterinaria un aggiornamento su etologia e comportamento delle specie che intendono curare.

Quando spiego a i miei clienti che il linguaggio animale è diverso dal nostro, e che considerandoci e la specie  più intelligente, siamo noi che dobbiamo comprendere e interpretare il  loro comportamento  e non gli animali provare a capire il nostro, vedo sgranare occhi e la risposta più ricorrente è:” Ma a noi nessuno ce lo aveva mai detto!”.

Allora la funzione del veterinario deve essere di “educatore” del cliente al benessere animale.

pikki dorme letto

Il problema è che non tutti sono altezza, vuoi per scarso aggiornamento, vuoi per la logica del profitto.  “chi me la fa fare di urtare la suscettibilità di un cliente dandogli consigli sulla gestione del proprio animale, col rischio di perderlo?”  Infatti proprio a causa di questo atteggiamento i veterinari di tutto il mondo sono stati definiti anni fa “Le Belle addormentate del benessere animale”   da parte del  Dr Odeendal, direttore del dipartimento di etologia  della facoltà di veterinaria di Pretoria.

 Si è anche reso necessario aggiungere al nuovo codice deontologico un obbligo che, data la professione scelta, sarebbe dovuto essere implicito al nostro scopo primario. L’articolo n 19 cita:  – “Dovere di informativa sul benessere – E’ dovere del Medico Veterinario informare il cliente sullo stato di benessere degli animali visitati.”
Vi pare che un veterinario, per paura e per incapacità di relazionarsi al cliente, faccia finta di niente sullo stato di benessere, evitando di dare informazioni utili per alleviare le pene di un animale, che è sempre indifeso?

Sempre Odendaal dice che una diagnosi clinica rimane “piccola” se circoscritta alla sola patologia che presenta l’animale, “grande” e dunque con maggior probabilità di successo anche nella terapia, se  l’animale viene visto nel suo contesto e dunque modificate anche le cause che portano alla malattia ( Dr Hahnemann, paragr Organon ).  Parla addirittura di visione olistica, cioè di un individuo inserito nel suo ambiente, cosa che da anni affermano le medicine non convenzionali!