Caso di maltrattamento curato con omeopatia

CASO DI CASPER

Casper, così scherzosamente ribattezzato per la sua eccessiva magrezza, è un cavallo sfortunato. Se la geografia delle sue cicatrici e ferite è l’indicazione della sofferenza e del dolore fisico inflittogli dalle punizioni, possiamo ricostruire una mappa fatta di sfruttamento animale, maltrattamento e abuso di un essere senziente.

Il cavallo scappa per strada di notte , provocando un grave incidente stradale, nel quale il suo compagno muore e il conducente dell’auto riporta gravi lesioni.
Arrivano carabinieri,la asl ma il proprietario non si trova o si nasconde, vedendo il danno provocato a un povero automobilista e la sua responsabilità per mancata custodia di un animale Il cavallo non può essere riconosciuto in alcun modo in quanto l’anagrafe equina purtroppo in Italia, per gravi mancanze di chi se ne era preso carico, ancora non è applicata.
Dunque la povera bestia, ferita e sotto shock viene affidato in custodia a una persona che garantisce di prendersi cura del cavallo.
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Passa un mese e viene fatto un controllo sullo stato di salute dell’animale. Viene trovato in stato di abbandono, in mezzo alla sua sporcizia, senza acqua e cibo, forse da quel giorno!
Le ferite riportate sono tutte infette, lui è talmente debole che non ce la fa neanche a camminare.
Viene preso e portato in un circolo ippico, dove inizia questa storia.
Ne ho viste tante durante la mia professione, ma non mi abituo al maltrattamento degli animali. Mi è venuto un groppo allo stomaco e non ci ho pensato due volte a prestare cure immediate ,a mie spese, a questa povera bestia. Codice etico deontologico a parte, non ho studiato tutti questi anni solo per ricevere un compenso a una prestazione; la sofferenza degli animali è una responsabilità che ricade su ognuno di noi, anche se non ne siamo direttamente responsabili.
Il cavallo presentava molteplici lesioni, vecchie e nuove, ma il suo stato generale era talmente compromesso e la sua età di circa 15 anni, che il suo organismo non lo avrebbe retto un qualsiasi farmaco “normale”.
Inizio subito un trattamento omeopatico a base di Arnica montana: questo famoso rimedio ha anche una componente “mentale” che è il trauma subìto, che ti lascia intontito, e profondamente scosso. Ho usato una diluizione molto dolce, una cinquanta millesimale per non creare nel suo equilibrio nessun sconvolgimento grosso, ma solo lenta ripresa.
Dieci gocce al giorno sciolte in acqua e man mano che passavano i giorni, iniziava a diventare più reattivo fino a nitrirmi quando mi vedeva. La ferita sul petto che buttava pus come una fontanella, è stata curata con un altro rimedio omeopatico che drena all’esterno i processi suppuranti, la silicea e che favorisce la guarigione delle ferite . Il lavaggio quotidiano con sapone disinfettante e acqua calda, le applicazioni di pomate alla calendula, le passeggiate a mangiare erba fresca, le spazzolate per rimuovere il sudicio e massaggiare la cute, le cassette di carote, fieno buono a volontà, somministrazione regolare dei pasti, pulizia quotidiana del box, acqua pulita a disposizione, la ferratura e tanto amore, anche di Carol e Bruno, due compagni di questo viaggio fatto di compassione, hanno contribuito a una veloce ripresa.
Le cure omeopatiche sono continuate per ridurre una fastidiosa zoppia dovuta a una tendinite cronica e ho iniziato un leggero esercizio fisico alla longia per fargli riprendere la tonicità muscolare.
Il cavallo non ha preso alcun farmaco allopatico, antibiotici o antinfiammatori, nè integratori alimentari, forse per la prima volta in vita sua.
Lo sguardo è tornato brillante e attento, lasciato in paddock corre con la coda alta e si lascia invitare al gioco dalla cavallina più giovane diventata sua amica e poi si rotola per un bagno di sabbia.
Un inno alla vita e al rispetto nei confronti di chi lo ha vessato, maltrattato ma che non ha secondo me, prima rispetto per sé stesso.

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