Approccio sistemico: affinità tra medicina comportamentale e omeopatia unicista

Approccio sistemico: affinità tra medicina comportamentale e omeopatia unicista
Il pastore tedesco cerca di mordere la cavalla

Il pastore tedesco cerca di mordere la cavalla

APPROCCIO SISTEMICO med comport e omeopat unicista
ciccio e iuna 002
La cavalla si ribella e il pastore tedesco indietreggia

Vaccinare o no i nostri animali domestici?

 

Le vaccinazioni sono da sempre la prima profilassi che si esegue quando si prende un animale.

I cani i gatti i cavalli e tutti gli animali domestici soffrono di malattie proprie della specie, che specialmente  se contratte in età giovanile sono mortali.

Pensiamo al temutissimo cimurro del cane, malattia virale che non perdona, e nel caso che  qualche soggetto si salvi, porterà per sempre i segni neurologici del suo passaggio.

O il tetano per il cavallo e la gastroenterite infettiva del gatto.

 Sappiamo che i vaccini hanno degli effetti collaterali a volte imponenti, febbre, abbattimento, comparsa di eruzioni purulente, asma ecc, ma il fantasma delle malattie infettive è talmente grande, che preferiamo correre questo rischio.

Chi inizia a curarsi con l’Omeopatia si chiede se anche il loro animale  possa usufruire di questo metodo di terapia e cercano un veterinario che sappia affrontare il problema vaccinazione come loro lo hanno affrontato per i figli o per sé stessi.

Quando mi arriva un cane adulto, non ricorrere ai richiami annuali e iniziare il trattamento omeopatico è forse più semplice che affrontare la questione in un cucciolo.

E’ una bella responsabilità decidere se  vaccinare o no il loro animale, dato che sia l’una che l’altra decisione comporta dei rischi per la salute del paziente.

Bisogna sempre valutare molti fattori, che adesso andremo a vedere.

Prima di tutto da dove proviene l’animale. Se proviene da un canile o gattile, se trovato per strada abbandonato il discorso si fa estremamente serio rispetto a un soggetto nato in casa in ambiente famigliare.

Si ha purtroppo la pessima abitudine a vaccinare immediatamente soggetti trovati o abbandonati , per evitare che contraggano qualche malattia, atteggiamento che io ritengo molto a rischio  per la salute  del paziente.

Un animale in quelle condizioni è già sottoposto a notevole stress, è denutrito, spaventato, non si sa se ha assunto il primo latte della madre.  Nella mia pratica clinica consiglio a coloro che si rivolgono a me per la vaccinazione una immediata sverminazione e l’assunzione di farmaci immunostimolanti prodotti col metodo omeopatico della diluizione e dinamizzazione per almeno due settimane e di tenere l’animale in ambiente tranquillo, senza sottoporlo a stress fisici e al caldo se d’inverno.

Solo dopo che l’animale si è ambientato e dunque ha prodotto nuovi anticorpi propri del luogo  in cui vive, dopo che il suo sistema immunitario ha reagito,è in grado di sopportare la prima vaccinazione.

Sembrano questi i vaneggiamenti di un  omeopata, ma se leggete il bugiardino annesso alle confezioni di vaccini per cani e gatti c’è scritto:

1-      Vaccinare solo animali in perfetto stato di salute e correttamente sverminati da almeno 10 giorni.

2-     E’ raccomandato non sottoporre gli animali a sforzi fisici importanti durante il periodo d’instaurazione dell’immunità. (circa due mesi)

 

 

Purtroppo questo non avviene sempre e i vaccini vengono fatti anche da personale non addetto, lavacani, addestratori, operatori del canile senza avere alcuna cognizione di cosa vanno a fare e a smuovere nell’organismo animale.

 

Dunque la decisione di non vaccinare un cucciolo, viste le premesse, non è più rischiosa di vaccinare un animale immunodeficiente.

Quando i clienti mi chiedono consiglio io dico che è una decisione che fa parte di un  percorso. Non vaccinare l’animale e lasciarlo così in balia degli eventi è scellerato, mentre scegliere di non vaccinarlo e seguirlo in un percorso omeopatico con il rimedio più simile, è una scelta che fino ad ora, nella mia esperienza, ha avuto successi positivi.

Anche la scelta “ mista “ di vaccinare in un secondo momento, dopo che l’animale si è assestato e somministragli l’”antidoto” omeopatico alle avverse reazioni vaccinali è un buon compromesso.

Non c’è una regola stabilita, dipende dalle situazioni e dalla storia patologica del paziente.

GERIATRIA ED OMEOPATIA

GERIATRIA ED OMEOPATIA: UN BINOMIO POSSIBILE ANCHE IN VETERINARIA

 

La relazione sempre più stretta fra uomo ed animale ha prodotto nel corso dei millenni vari tipi di cambiamenti per entrambe le specie, condizionandone anche in modo significativo le abitudini di vita. Questo è vero per tutte le specie che, per compagnia o per  “lavoro”, vengono sfruttate dall’uomo. Non sempre per gli animali le conseguenze di questa vicinanza sono positive: pensiamo agli allevamenti intensivi, in cui le condizioni di vita per bovini, suini, volatili ecc. sono molto lontane da quelle naturali; ma anche al più comune gatto di casa, il quale, essendo un felino avrebbe bisogno di larghi spazi in cui correre e prede da cacciare ed invece trascorre tutta la vita chiuso fra quattro mura. Molti potrebbero essere gli esempi in questa direzione. Bisogna dire però, ad onor del vero, che molti sono anche i benefici che dalla convivenza con l’essere umano alcuni animali traggono. Escludendo gli animali cosiddetti da reddito, che al termine di una più o meno breve esistenza vengono sacrificati all’altare dell’alimentazione umana, cani, gatti ed altri pet da compagnia hanno visto aumentare enormemente la quantità di cibo disponibile, godono del calore di un termosifone nelle notti gelide,  e soprattutto, hanno ottenuto un sensibile aumento della durata della loro vita media. Non è più un evento tanto raro, infatti, che il veterinario debba gestire casi geriatrici,  cani over 17 e gatti over 22.

L’omeopatia può fare tanto per accompagnare l’animale in questa delicata fase della usa vita; può essere d’ausilio per risolvere indisposizioni acute, eventi morbosi improvvisi che fanno traballare il delicato equilibro che tiene in salute un soggetto anziano; utilizzando l’omeopatia, il veterinario potrà evitare – dopo attenta diagnosi – l’utilizzo di farmaci tossici e potenzialmente molto dannosi per organi già provati dal tempo. Un’altra importante applicazione dell’omeopatia in geriatria è di poter ottenere la riduzione degli effetti collaterali di medicine già assunte in precedenza, magari da anni; in questo modo si può uscire dal circolo vizioso di dover somministrare sempre più farmaci per tamponare l’effetto collaterale del farmaco precedente, effetto domino molto frequente nel paziente anziano. Ma non dimentichiamo che l’omeopatia è una medicina che guarisce. E’ vero che spesso gli organi consumati dal tempo e dalla vita, non consentono un guarigione completa, ma  il rimedio omeopatico sicuramente apporta dei miglioramenti evidenti alle condizioni di salute, riduce    alcuni sintomi fastidiosi e permette all’animale stesso di godere al meglio la sua “terza età”,o forse dovremmo dire:la sua settima vita.

 

                                   

 

                                                            Dr.ssa Livia Marigliano

 

più simile all’animale che abbiamo davanti, compreso non solo per la sua patologia, comune a tutti gli animali anziani di quella specie, ma nella sua specifica modalità di vivere la malattia e di aver vissuto la sua vita

BENESSERE ANIMALE Terza parte IL CANE

 

 

Nei due precedenti articoli ho introdotto il concetto di benessere degli animali e di come l’animale domestico si è dovuto adattare all’ambiente che condivide con l’uomo, modificando la sua natura e i suoi comportamenti.

Alcuni però rimangono innati nell’animale e se non lasciati esprimere liberamente portano a turbe di tipo comportamentale e questa è la causa spesso di abbandono e di eutanasia.

Brevemente vi citerò alcuni dei comportamenti delle specie più conosciute, per farvi comprendere il punto 4 delle 5 libertà che cita :” Libertà di attuare modelli comportamentali normali” (vedi articolo del …., senza la pretesa di essere un trattato specialistico ma solo di tipo informativo.

 

IL CANE

Il cane è un animale che vive in branco. Il suo branco può essere la famiglia in cui viene accolto e anche i suoi simili.

Il cane per natura annusa. Ha un olfatto sviluppatissimo, in confronto a noi specie umana in superficie, la nostra mucosa olfattiva è grande quanto  un francobollo, la  loro un lenzuolo matrimoniale. Dunque già da questo si deduce che la principale attività del cane è annusare. Poi essendo un  animale che in natura si deve spostare per cercare le sue prede, fa molti km al giorno anche fino ad 80, e dunque è un gran camminatore.

Annusatore  camminatore, che vive in branco.

Il giardino di casa, per chi ce l’ha, risulta in base a queste osservazioni, insufficiente per favorire un benessere del cane, in quanto in poche ore, è stato già annusato varie volte. Un giardino per quanto grande è limitativo al movimento che fa bene a un cane, che poco stimolato o si impigrisce o si nevrotizza correndo su e giù per abbaiare a chiunque passa, o passa le notti a vocalizzare creando problemi al vicinato, o scappa per tornare molte ore dopo.

I proprietari che conoscono i loro cani, quando escono per escursioni o gite, se li portano sempre appresso. Per un cane una passeggiata in montagna o al lago, è una cosa estremamente salutare per il suo equilibrio psico-fisico. Anche se non si ha la possibilità di fare ciò bisognerebbe dare al cane l’opportunità di uscire nei pressi dell’abitazione e di esplorare il territorio e di socializzare con i cani del vicinato. Spesso i cani sembrano feroci dietro le sbarre dei cancelli, poi lasciati liberi possono anche fare amicizia e farsi una passeggiata insieme. Bisogna sempre dare la possibilità al proprio cane di socializzare e di giocare con i suoi simili. Purtroppo i problemi legati all’aggressività sono sempre più in aumento e dunque questa pratica a volte  non è possibile.

I motivi dell’aggressività del cane sono molti. Il più frequente è che i cuccioli vengono tolti troppo presto dalle madri (per non parlare di quelli abbandonati) e non hanno la possibilità di imparare dalla madre e dai fratelli l’inibizione al morso. La madre insegna loro a lasciare la presa nel momento in cui l’altro fratello assume la posizione di sottomissione. Man mano che il cane perdente si sottomette, il vincitore molla la presa, se il sottomesso si muove la stretta aumenta. La madre interviene quando uno dei cuccioli fa piangere l’altro, ringhiando nei confronti del responsabile e questo molla la presa e impara a controllare la pressione dei denti a seconda della reazione dell’avversario.

Altro motivo di aggressività è la paura.

I cani presi al canile o per strada possono sviluppare aggressività per paura, un modo di difendersi dalle violenze subite.

 O si può far diventare mordace un cane anche inducendolo da piccolo a giochi come il tira e molla con bastoni o con addestramenti maldestri.

Un’altra causa di mordacità nel cane è l’isolamento. È abitudine purtroppo consolidata, prendere un cucciolo e siccome sporca all’inizio, rinchiuderlo da qualche parte, un terrazzo, uno sgabuzzino, un garage senza rendersi conto che le prime fasi del distacco dalla madre e dai fratelli è cruciale nell’equilibrio psichico della sua vita e il cucciolo può riportare, da quella esperienza seri danni psicologici, che lo portano poi ad essere abbandonato o soppresso.

Il cucciolo andrebbe preso da una cucciolata a partire dai 60 giorni in su, mai, assolutamente mai, prima.

Il trauma del distacco è fortissimo, si sente perso e impaurito e in breve tempo deve capire che la nuova famiglia è un’altra; è importantissimo in queste prime battute non isolarlo, ma anzi farlo dormire nella propria camera da letto, ai piedi del letto, con un indumento che porti il vostro odore e con una bottiglia di acqua calda che riproduca artificialmente il calore della madre.

Il sacrificio iniziale verrà ricompensato nei mesi successivi e in tutta la vita del cane; man mano che il cucciolo cresce verrà spostato prima fuori dalla stanza, poi verso i 6-8 mesi gradualmente in un luogo definitivo dentro o fuori casa.

Si evitano in questo modo le ansie da separazione che portano i cani a distruggere mobili e divani o riempire il giardino di buche appena i proprietari si allontanano, o all’insorgere di automutilazioni come il mordersi della coda o a vocalizzazioni continue che rendono la vita impossibile al vicinato.

E’ sempre buona norma chiedere al proprio veterinario, oltre alle misure igieniche (sverminazione e vaccinazione) le altrettanto importanti informazioni sull’educazione.

Non è infatti molto gratificante avere un cane perfettamente vaccinato e sano fisicamente e poi totalmente ingestibile dal punto di vista comportamentale.

Chi prende cani da canili o per la strada, dovrebbe, a mio avviso, sempre consultare un veterinario comportamentalista, uno specialista cioè del comportamento che può aiutarvi ad avere una gestione serena di un cane che ha sicuramente avuto molti traumi.  E’ un investimento sul futuro; il comportamentalista durante la visita cercherà di capire sia il tipo di patologia che presenta il cane, sia come tutta la famiglia, attraverso il comportamento corretto, può aiutarlo sia ad inserirsi serenamente nel nuovo ambiente, sia a relazionarsi eventualmente con altri animali presenti in casa.

Qualche anno fa questa specializzazione, come anche l’omeopatia e l’agopuntura, venivano derise sia dai colleghi che dalle frange più meccanicistiche dei proprietari di cani. Ora che le patologie del comportamento sono in netto aumento, per fortuna, si sta ricorrendo sempre di più agli esperti . A volte non basta l’Amore per far superare a un cucciolo traumi fortissimi, ci vuole anche la Conoscenza e il supporto farmacologico.

Dunque per concludere il discorso sul benessere del cane:

Bisogna dargli la possibilità di

 

       Rimanere con la madre almeno fino a due mesi

       Non isolarlo nelle prime fasi di vita

       Esplorare nuovi territori attraverso il suo naturale comportamento di annusamento

       Fare esercizio fisico camminando

       socializzare con i propri simili attraverso il gioco

       sentirsi parte di un branco e non essere isolato dalla famiglia

 

Altrimenti si può anche fare a meno di prendere un cane.

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Carla De Benedictis

Medico Veterinario

Velletri

E mail info@lospiritodeglianimali.com

 

 

 

Benessere animale seconda parte

BENESSERE ANIMALE      SECONDA PARTE

 

Nella prima parte :

Ø      Si è data la definizione di benessere animale

Ø      Si sono enunciate le 5 libertà

Ø      Si è parlato dell’importanza dell’etologia e del comportamento per comprendere il benessere animale

 

Negli ultimi anni il problema del benessere animale sta interessando sempre di più l’opinione pubblica suscitando l’interesse degli operatori del settore, dei consumatori di prodotti di origine animale e le associazioni animaliste e ambientaliste.

Si è iniziato a considerare le condizioni di vita negli animali di allevamento, ma anche le condizioni di trasporto a cui erano sottoposti durante lunghi viaggi senza soste, né cibo, né acqua.

 

Diciamo che dietro questo atteggiamento compassionevole dell’uomo c’è sempre la logica del profitto: si è visto infatti che allevando “male” gli animali, ci sono cali di produzione e dunque perdite economiche. Di contro, allevandoli in condizione di benessere, le produzioni sono mantenute e anche la resistenza alle malattie più alta con risparmio sul consumo dei farmaci.

Mi sembra la scoperta dell’acqua calda, ma la frenesia delle alte produzioni ha portato a delle aberrazioni che hanno poi prodotto la mucca pazza, un pacifico erbivoro alimentato con farine di carne della sua stessa specie…e la natura si è ribellata.

I piccoli animali, se da un certo punto di vista godono di maggiori attenzioni, su un altro fronte sono anch’essi soggetti a condizioni di maltrattamento, se solo pensate all’abbandono estivo, e si è reso necessario regolamentare anche questo comparto.

 

Il 6 Febbraio 2003 è stato siglato l’accordo Stato-Regioni  tra il Ministero della salute, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, in cui si definiscono alcuni princìpi fondamentali rivolti a realizzare una maggiore e sempre più corretta interrelazione tra uomo e animali da compagnia, assicurare in ogni circostanza il loro benessere, evitare che siano utilizzati in modo riprovevole e favorire una cultura di rispetto per la loro dignità anche nell’ambito di uso di animali per terapie assistite , la  pet therapy.

Nel documento si considerano vari aspetti.

Tra i più significativi, la responsabilità e il dovere del detentore dell’animale da compagnia, che è obbligato ad occuparsene ed è responsabile della sua salute e del suo benessere tenendo conto dei suoi bisogni fisiologici ed etologici secondo l’età, il sesso, la specie e la razza ed in particolare deve provvedere alla sua sistemazione e fornirgli adeguate cure e attenzione.

La legge cita:

a) rifornirlo di cibo e di acqua in quantità sufficiente e con tempistica adeguata;
b) assicurargli le necessarie cure sanitarie ed un adeguato livello di benessere fisico e etologico;
c)consentirgli un’ adeguata possibilità di esercizio fisico;
d) prendere ogni possibile precauzione per impedirne la fuga;
e) garantire la tutela di terzi da aggressioni;
f) assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora degli animali.

,

 

Per scoraggiare poi l’abbandono degli animali si introduce l’anagrafe canina, e dunque l’obbligo di denuncia di possesso di un animale e inserimento del microchip a sei mesi di vita.

  Si regolamenta anche l’acquisto e la detenzione di animali da parte di minorenni in quanto si vuole scoraggiare:

       il dono di animali da compagnia ai minori di 16 anni senza l’espresso consenso del loro genitore o di altre persone che esercitano la responsabilità parentale;

       il dono di animali da compagnia come premio, ricompensa o omaggio;

        la riproduzione non pianificata di animali da compagnia, che significa la sterilizzazione delle femmine e dei maschi non adibiti all’allevamento.

 

 

Siamo ancora molto lontani, a mio parere, da un benessere animale stile anglosassone. In questi ultimi anni la scienza veterinaria ha fatto passi da gigante nella cura delle patologie in particolare del cane e del gatto, ma purtroppo stanno aumentando le patologie di tipo comportamentale, che non sono state ancora ben comprese, né dalla categoria veterinaria, né dai detentori di animali.

 

Il cane e il gatto costretti a vivere a stretto contatto con l’uomo,  in spazi ristretti e molto spesso senza essere adeguatamente educati, sviluppano turbe di tipo nervoso di vario livello, dalle più lievi a vere e proprie stereotipie (comportamenti ossessivo-compulsivi).

Qualche veterinario vedo che inizia a somministrare tranquillanti di vario tipo senza però essere in grado di dare indicazioni pratiche sui motivi e sulle misure da prendere in casi di turbe del comportamento.

E’ dunque necessario e urgente da parte della categoria veterinaria un aggiornamento su etologia e comportamento delle specie che intendono curare.

Quando spiego a i miei clienti che il linguaggio animale è diverso dal nostro, e che considerandoci e la specie  più intelligente, siamo noi che dobbiamo comprendere e interpretare il  loro comportamento  e non gli animali provare a capire il nostro, vedo sgranare occhi e la risposta più ricorrente è:” Ma a noi nessuno ce lo aveva mai detto!”.

Allora la funzione del veterinario deve essere di “educatore” del cliente al benessere animale.

Il problema è che non tutti sono altezza, vuoi per scarso aggiornamento, vuoi per la logica del profitto.  “chi me la fa fare di urtare la suscettibilità di un cliente dandogli consigli sulla gestione del proprio animale, col rischio di perderlo?”  Infatti proprio a causa di questo atteggiamento i veterinari di tutto il mondo sono stati definiti  “Le Belle addormentate del benessere animale”   dal Dr Odeendal, direttore del dipartimento di etologia  della facoltà di veterinaria di Pretoria   e si è reso necessario aggiungere al nuovo codice deontologico un obbligo che, data la professione scelta, sarebbe dovuto essere implicito al nostro scopo primario. L’articolo n 19 cita:  – “Dovere di informativa sul benessere – E’ dovere del Medico Veterinario informare il cliente sullo stato di benessere degli animali visitati.”

Sempre Odendaal dice che una diagnosi clinica rimane “piccola” se circoscritta alla sola patologia che presenta l’animale, “grande” e dunque con maggior probabilità di successo anche nella terapia, se  l’animale viene visto nel suo contesto e dunque modificate anche le cause che portano alla malattia ( Dr Hahnemann, paragr Organon ).  Parla addirittura di visione olistica, cioè di un individuo inserito nel suo ambiente, cosa che da anni affermano le medicine non convenzionali!

 

Dott.ssa Carla De Benedictis

Medico Veterinario

Velletri

E mail info@lospiritodeglianimali.com