VANTAGGI DELL’USO DELL’OMEOPATIA IN ZOOTECNIA

VANTAGGI DELL’USO DELL’OMEOPATIA IN ZOOTECNIA

bovini paganico (27)
1. la facilità di somministrazione dell’omeopatia unicista, permette di curare un grande numero di animali utilizzando l’acqua da bere
2. Gli animali trattati omeopaticamente non subiscono terapie individuali ripetute ed oltremodo stressanti (cattura, iniezioni, reazioni nel punto di inoculo, effetti secondari)
3. l’uso dell’omeopatia limita l’inquinamento ambientale diminuendo il tasso di antibiotico residuo nelle deiezioni. Questo porta alla sopravvivenza dei fanghi attivi nei depuratori e dunque una qualità delle acque di scarico che risultano meno inquinanti.
4. In base alle normative CEE sono sono controlli a campione per evidenziare la persistenza di residui di molecole di antibiotici ed antiparassitari nelle carni. Con l’uso dell’omeopatia si riduce il rischio alimentare, ricordandoci il motto from stable to table, “dal forcone alla forchetta”.
5. Il costo ridotto dei rimedi omeopatici
6. risparmio economico sui farmaci: è un vantaggio per l’allevatore e consente al Veterinario di gestire in prima persona le terapie.
7. riduzione di lavoro per il personale che effettua le terapie quotidiane con grande spreco di energia e di tempo sottratto alla manutenzione dell’azienda
8. salubrità e integrità delle carni
9. stato di salute alla macellazione superiore alla media.

L’OMEOPATIA NELLE PECORE E NELLE CAPRE

L’OMEOPATIA NELLE PECORE E NELLE CAPRE

capre Pantelleria (3)L’OMEOPATIA NELLE PECORE E NELLE CAPRE

Con l’avvento dei prodotti biologici e del regolamento CEE che suggerisce come prima scelta, nel caso di patologie, i trattamenti omeopatici e fitoterapici negli animali da allevamento, l’omeopatia applicata a grandi numeri di animali è uscita finalmente alla ribalta.
Padre dell’applicazione dell’omeopatia sulle pecore in Italia è il dott. Franco del Francia che effettuò sin dagli anni ’90 trattamenti su greggi di pecore in Toscana.
In genere viene trattato tutto il gregge che si considera come un unico individuo. Per fare ciò bisogna considerare nella scelta di un rimedio, la specie, la morfologia della razza, il suo carattere, la sua costituzione, il sistema di allevamento usato (brado, semi-intensivo), l’alimentazione, il terreno di pascolo, le condizioni ambientali di temperatura e di zona (pianura, collina, montagna) le persone da cui vengono accudite, munte e portate al pascolo.
Si considera anche il tipo di patologie che il gregge presenta, come le manifesta, i trattamenti tradizionali effettuati (es vaccinazioni e antiparassitari) e altri parametri importanti.
Si sceglie in questo modo un rimedio “di Gruppo” che verrà somministrato o in acqua da bere o nel mangime.
Nel corso del tempo si fanno poi le valutazioni dell’andamento della terapia (follow up).
Le pecore rispondono molto bene ai trattamenti omeopatici che le rendono meno sensibili all’attacco di parassiti interni e alle malattie.

LE MALATTIE PIU’ COMUNEMENTE CURATE CON L’OMEOPATIA

ABORTI INFETTIVI
AGALASSIA CONTAGIOSA ( asciuttarella)
BRUCELLOSI
COLICHE INTESTINALI
CLOSTRIDIOSI
TETANO
ENTEROTOSSIEMIE negli agnelli e negli adulti
DISSENTERIA
DICROCELIOSI
ECHINOCOCCOSI
ECTIMA CONTAGIOSO
EPILESSIA
DISTOMATOSI
MASTITI SEMPLICI
MASTITE GANGRENOSA
MASTITE CONTAGIOSA
MASTITE STREPTOCOCCICA
MASTITE DA CORYNEBATTERI
MASTITE DA COLIBACILLI
METEORISMO ADDOMINALE
PEDAINA
MALATTIE DELL’OCCHIO
RAFFREDDAMENTI ANGINA
ROGNA
STRONGILOSI BRONCO POLMONARE
STRONGILOSI GASTROINTESTINALE

* alcune di queste malattie se diagnosticate, devono essere denunciate alla ASL di competenza

“Patologia Caprina in Omeopatia ” Garbaccio Ioria Dr. Alberto

“Patologia Caprina in Omeopatia ” Garbaccio Ioria Dr. Alberto

Capre capretti“Patologia Caprina in Omeopatia ”
Garbaccio Ioria Dr. Alberto
Medico Veterinario

1. Introduzione.
Per quanto riguarda la mia personale esperienza, le difficoltà terapeutiche in patologia caprina sono state uno dei motivi principali dell’interesse nei confronti dell’ Omeopatia. In diverse occasioni, e per Ia precisione in casi di patologia mammaria, intestinale (coccidiosi) e respiratoria con adenopatie (soprattutto causate da Pasteurella), Ia mia impressione come clinico e come uomo era per Io meno sconcertante. Avvertivo una mancanza di correlazione esatta tra la terapia allopatica prescritta, seppure suffragata da indagini di laboratorio, e il risultato finale della terapia stessa. Molto sovente l’evoluzione sintomatologica, la prognosi e gli eventuali esami collaterali indicavano la sicura guarigione del paziente, che però giungeva a morte in breve tempo; in altri casi, all’interno di un gruppo di soggetti, la terapia portava alla guarigione completa un gruppo di animali, mentre negli altri la risoluzione della patologia in atto comportava parallelamente gravi squilibri funzionali (nanismo dei soggetti in crescita, ipofunzionalità di organi e apparati, calo permanente delle produzioni).Alla luce delle mie attuali conoscenze, posso affermare con serenità che l’origine di tutto ciò è la profonda individualità del paziente, che risulta particolarmente spiccata tra i caprini.
Individualizzare il paziente in zootecnia risulta spesso una pratica difficile, se non pericolosa, ma ho potuto notare che anche la pratica opposta, realizzata assimilando l’intero gruppo di animali a un unico macroindividuo, può risultare indaginosa.
Un importante punto di partenza è sempre Ia corretta osservazione dell’animale “normale” dal punto di vista fisiologico ed etologico, al fine di evidenziare con correttezza e con rapidità i sintomi, che nella loro essenza patologica (deviazione dallo stato di salute) costituiscono i messaggi che l’organismo malato invia all’esterno e che ci devono guidare alla diagnosi corretta, allopatica od omeopatica quale essa sia.
2. Cenni di etologia caprina.
Ho dedicato una buona parte della mia attività in campo caprino all’osservazione dei caratteri comportamentali e della loro eventuale relazione con fatti patologici, fisici o mentali, stimolato dai docenti a verificare l’eventuale applicabilità di un rimedio “di specie” a questi soggetti.
Mi sono immediatamente reso conto della difficoltà di tale obbiettivo. In ogni caso, pur considerando i limiti della mia competenza e del numero dei soggetti osservati (non più di 350 capi seguiti con regolarità), posso affermare di aver individuato un gruppo di rimedi che, nei limiti dell’area geosirafica con le sue variabili climatiche e nutrizionali, sono dotati di significativa relazione con gli aspetti comportamentali di questa specie di ruminanti domestici.
2°. La”città delle donne”.
Prendo a prestito un titolo cinematografico per introdurre l’aspetto comportamentale più eclatante riscontrabile nei gruppi di capre.E’ sorprendente rilevare come l’asse portante della società caprina sia la femmina, e altrettanto particolare è la struttura gerarchica che ne deriva.
La struttura sociale è rigidamente piramidale, con una femmina alfa al comando dell’intero gregge, e da due a quattro femmine beta che affiancano Ia prima nei compiti di asservimento e di controllo delle inferiori e dei giovani maschi, mostrando servilismo assoluto nei confronti della alfa e competizione limitata tra loro. E’ tipica la disposizione spaziale che si realizza, ad esempio, nelle aree di alimentazione con autocattura: il soggetto alfa sceglie la posta preferita, mentre le beta si affiancano lasciando liberi i due spazi vicino alla “cumanda” (come viene spesso chiamata in gergo dialettale).
La femmina alfa si riserva tutte le preferenze, che coprono tutti i possibili campi sociali e organici: sceglie dove alimentarsi, dove partorire, è il primo soggetto a mostrare segni di ciclo estrale, ad essere fecondato e pertanto a figliare, e i luoghi scelti vengono evitati da tutte le femmine di rango inferiore. Questa femmina deve raramente ribadire Ia sua superiorità gerarchica con azioni violente nei confronti dei sottoposti: non è raro riscontrare, soprattutto nei casi di scontro con giovani maschi, l’appoggio da parte di una delle beta che alterna azioni offensive nei confronti del soggetto ribelle e gesti di sottomissione e servilismo nei confronti della femmina di rango superiore.
Durante Ia mia osservazione di tipo comportamentale non ho mai potuto assistere a competizioni derivanti dal decesso o dall’allontanamento del soggetto alfa, per cui mi riservo di integrare (questa lacuna con successive ricerche.
IlI gruppo dei soggetti beta costituisce la “scorta armata” della femmina dominante, che pertanto raramente deve intervenire nelle quotidiane operazioni di mantenimento dell’ordine. Ogni femmina beta tende ad avere ai propri comandi un gruppo di femmine prive di alto rango sociale, anch’esse ben inquadrate lungo una dominanza di tipo piramidale.
Le femmine capogruppo hanno rari scontri tra di loro, mentre esercitano costantemente azioni di repressione sui sottoposti. Nulla deve turbare l’ordine precostituito in questa società, ma allo stesso tempo bisogna sempre essere pronti a ribadire il proprio status agli inferiori, pena lo scavalcamento gerarchico e, talora, la caduta al rango di paria.
Integrazioni al gruppo delle femmine beta possono di solito avvenire solo in caso di introduzione di gruppi di soggetti acquistati. In questo caso, poiché di norma il numero dei soggetti introdotti è inferiore all’organico del gregge di partenza, l’eventuale soggetto alfa dei nuovi ingressi non può nemmeno ambire alla competizione con Ia pari grado del gruppo più spande.
La competizione avverrà con le beta del gruppo di base e si concluderà di norma con l’assunzione del grado di capogruppo della nuova femmina paradominante, che manterrà il suo status nei confronti delle vecchie compagne. Anche queste ultime dovranno subire un periodo di integrazione, di durata variabile tra le due settimane e i due mesi, durante il quale saranno controllate a vista e parzialmente isolate dal resto del gruppo.
Ho potuto assistere a un solo caso di introduzione contemporanea in stalla di due gruppi di pari consistenza e diversa provenienza. La stalla, di dimensioni piuttosto ridotte, presentava un corridoio centrale di accesso che divideva due aree di stabulazione e alimentazione pressappoco identiche, con due cancelli di accesso alle rispettive aree posti esattamente uno di fronte all’altro. Quest’ultimo particolare generava grossi problemi al momento del ritorno in stalla dei due gruppi dopo il pascolamento: la femmina alfa di una dei due gruppi che riusciva a raggiungere per prima i cancelli si trovava nella posizione ideale per far passare le proprie compagne e impedire l’accesso alle altre. La situazione si risolse col prevalere di una delle due femmine dominanti e con Ia re-distribuzione delle cariche dovuta alla reciproca integrazione dei due gruppi, nell’arco di circa due mesi!
Restano da esaminare tre figure sociali del gregge caprino.
La prima è rappresentata da tutte quelle femmine che non hanno specifico ruolo sociale: questi soggetti rappresentano una sorta di “maggioranza silenziosa” priva di particolare caratterizzazione.
La seconda figura è quella dei maschi: sono di solito individuabili un maschio adulto che è adibito alle funzioni riproduttive e un gruppo di altri soggetti di età e rango inferiore che occupano posizioni sociali basse o tutt’al più intermedie. Di solito la competizione tra maschi è fortemente impedita dalle esigenze di allevamento (macellazione massiccia dei capretti di rimonta nel periodo pasquale1 macellazione o vendita dei soggetti pari età che potrebbero competere eccessivamente danneggiando le regolari fecondazioni del gregge).
L’ultima figura sociale è rappresentata dai paria, dai reietti privi di casta. Possono ricadere in questa fascia soggetti malati, deboli o che hanno subito una caduta di livello sociale troppo repentina. II loro destino, salvo opportuni e tempestivi interventi, è segnato: queste capre vengono isolate e viene loro impedito l’accesso al cibo, all’acqua e alla protezione del gruppo.
Ai danni di questi soggetti ormai indesiderabili viene ordito un progetto di eliminazione che, in accoppiata con il tratto autosifilitico non riequilibrato del soggetto escluso, ha ottime probabilità di successo. Ovviamente, nessun farmaco allopatico, fatta esclusione per i farmaci attivi sul sistema nervoso centrale spesso abusati nel settore umano e degli animali da affezione, può avere una concreta chance nella risoluzione di simili situazioni.
3. Etologia caprina e osservazioni di clinica omeopatica.
Prima di accostarmi allo studio dell’omeopatia, mi trovavo spesso di fronte a situazioni cliniche per Io meno strane. Le patologie a carattere condizionato da fattori estranei all’organismo (trasporto, variazioni climatiche o alimentari, perdite di rango sociale o dolori affettivi) mi avevano sempre incuriosito convincendomi dell’insufficienza della noxa microbica..
Esporrò ora il risultato di alcune osservazioni condotte in campo, strettamente correlate ai caratteri comportamentali delle capre sopra esposti.
3a. Soggetti alfa e patologie riproduttive.
Come accennato nella sezione etologica del mio lavoro, ho riscontrato il ruolo trainante del soggetto dominante nella vita riproduttiva del gregge.
Infatti, in ambito di allevamenti a stabulazione libera con fecondazione di tipo naturale non sincronizzata, che molto si avvicina alla vita naturale del ruminante, Ia femmina alfa è Ia prima a mostrare segni di estro, a essere coperta e, in caso di gravidanza fisiologica, Ia prima a partorire di tutto il gruppo.
Ne consegue che patologie comportamentali e dell’apparato genitale femminile a carico della femmina dominante non possono che avere effetti disastrosi sulla fertilità del gregge.
Caso 1° (SMVM da Syntesys 7a edizione)
1. Mind, nymphomania 171a
2. Mind, haughty 126a
3. Mind, egotism 99b
4. Female genitalia, sterility, sexual desire, with excessive 950a
Kali – br. = = = = = = = = Kali – br.
Orig. = = = = = = = = Orig.
Phos. Phos. = = = = Phos.
Plat. Plat. Plat. Plat.
Nel caso in questione, Ia femmina alfa alla visita è segnalata generalmente come sterile, caratterizzata da ninfomania inarrestabile, e si presenta in mezzo al gruppo come un soggetto altezzoso, di portamento elegante, al punto che se vi sono condizioni di stabulazione con precaria igiene la dominante spicca per ((ordine e pulizia”.
Non sempre è rilevabile un sintomo quale l’intenso desiderio sessuale con dolorabilità coitale (Female genitalia, coition, painful, 909a), che ho pertanto escluso dalla sindrome.
Nonostante l’abbondanza di sintomi mentali selezionati, la rubrica eliminatoria risulta essere quella organica (sulla quale ho arbitrariamente ridotto l’elenco dei rimedi estratti dal repertorio), e il rimedio prescelto è Platinum.
Per quanto riguarda la femmina dominante, queste situazioni alterano ben poco il suo status sociale. La sua estraneità al mantenimento dell’ordine gerarchico, dovuta all’interesse continuo per l’accoppiamento e all’aumento del distacco nei confronti degli altri (egotismo, altezzosità, senso di superiorità), viene supportata dal lavoro delle beta, che peraltro la dominante continua a condizionare.
Le conseguenze sull’economia riproduttiva del gruppo si traducono in un generalizzato ritardo nella fecondazione di tutto il gruppo, che per un certo tempo segue i comportamenti alterati della femmina dominante. Non ho potuto osservare casi di sterilità di gruppo dovuta a questa situazione: in ogni caso, un cospicuo ritardo nei tempi della gravidanza comporta generalmente danni economici gravi per la vendita dei capretti da macello (dì solito strettamente legata al periodo Pasquale).
Caso n° 2 (SMVM da Syntesys 7a edizione)
1. Mind, anger, from contradiction 9b
2. Mind, contradiction, intolerant of 42b
3. Mind, aversion, children 24a
4. Female genitalia, coition, aversion to 908b
5. Female genitalia, prolapsus, vagina 948a
6. Generals, weakness, exertion, slight 1706a
Lyc. Lyc. Lyc. Lyc. = = = = Lyc Lyc.
Sep. Sep. Sep Sep. Sep. Sep. Sep.
Semplificando la repertorizzazione emergono due rimedi, Sepia e Lycopodium.
II soggetto presenta reazioni esagerate a ogni forma di contraddizione giungendo all’aggressività, con gli altri soggetti e raramente con esseri umani, per lo più estranei. La disposizione all’accoppiamento è praticamente nulla; qualora dovesse realizzarsi l’accoppiamento, compare invariabilmente l’avversione per la prole. Frequente è la presenza di prolasso vaginale (assente in Lyc.). Va aggiunto che dopo qualsiasi esercizio fisico il soggetto presenta notevole stanchezza.
La scelta a favore di Sepia viene condizionata, oltre che dal sintomo n.5, dalle situazioni generalizzate di ((bearing-down” (atteggiamento della testa, mammella pendula…) e dal rilevamento di sintomi mentali caratteristici di questo rimedio.
Il soggetto sembra fisicamente incapace di avere reazioni aggressive e litigiosità, mentre è sempre pronto ad aggredire; non sono presenti tutte Ie paure di Lyc., manca la capacità affettiva di relazionare con gli altri (“dura di dentro e molle di fuori”).
Mancano i sintomi relativi ad alterazioni dell’appetito (appetite, increased, eating after) sono inferiori il meteorismo pomeridiano e l’accumulo di gas intestinali con distensione addominale. Anche in questo caso Ia posizione sociale della femmina alfa non viene compromessa: possono esserci tentativi dovuti all’impressione di impotenza fisica del soggetto, stroncati di solito con estrema reattività. La dominante passa subito alle maniere forti per evitare un eccessivo impiego di energie, che tendono a mancarle.
Le conseguenze sul resto del gruppo sono sempre legate a ritardi nell’accoppiamento con conseguente dilazione del periodo dei parti, ma Ia ((contagiosità” della psora risulta più incisiva e più subdola nel caso della tipologia da Sepia, rispetto a quella da Platina.
Nonostante i due rimedi abbiano in comune 1 ‘avversione per i bambini e in particolare per i propri figli, nel caso di Sepia la diffusione tra le femmine di rango inferiore di tale comportamento risulta più massiccia, con il rischio di rifiuto di allattamento dei capretti, (li conseguente mortalità infantile o di incremento eccessivo delle ore di lavoro destinate all’allattamento artificiale o, più semplicemente, al contenimento forzato delle madri per consentire Ie poppate prima del passaggio al latte ricostituito.
Risultano incrementati anche i casi di prolasso vaginale e di aborto nel primo terzo di gravidanza.
Per quanto riguarda le mie esperienze in campo, sono risultate di chiara efficacia le terapie singole sul soggetto dominante col rimedio (Sep. o Plat.) alla XMK una volta al dì per 3 giorni, mentre le problematiche di gruppo e la prevenzione del rifiuto della prole sono state risolte da Sepia MCH in dose unica somministrata nel secondo terzo di gravidanza.
3b. Soggetti beta e patologie digestive.
Ho potuto osservare una serie di problematiche relative all’apparato digerente delle femmine bela, correlato con una serie di sintomi mentali inquadrabili nella seguente sindrome minima.
1. Mind, ailments, being scorned 6b
2. Mind, ailments, mortification after 6b
3. Abdomen, distention, eating after 722a
4. Stomach, appetite, easy satiety 653b
5. Abdomen, distentìon, afternoon, 16-20 h. 21b
6. Stomach, hanginft down… (atony) 672a
Dall’analisi repertoriale emergono a coprire l’intero quadro due rimedi, Lycopodium e Sulphur. Entrambi ricoprono una notevole importanza nel controllo delle patologie di tipo digestivo con ipotonia ruminale, alterazioni dell’appetito e, a livello mentale, di alcune conseguenze dell’alterata interazione sociale.
Devo dire che ho preferito spesso l’uso di Lycopodium per una serie di sensazioni personali rilevate all’esame clinico. L’atteggiamento di isolamento di questi soggetti mi è sembrato più riferibile ad atteggiamenti autosifilitici da Lycopodium (diventa lamentoso e gentile quando è malato e ha bisogno altrui) piuttosto che da Sulphur (un isolamento di tipo volontario, una difesa nei confronti degli stessi rapporti sociali simile all’atteggiamento di uno stilita). Mi sembrava inoltre presente un atteggiamento di paura, vigliaccheria in soggetti normalmente di ben altra inclinazione e anticipazione per fatti nuovi o consueti (la stessa mungitura).
Preferirei spiegare queste mie sensazioni con il racconto di uno dei miei primi casi, che ricordo come “La capra di Andrea”, uno degli allevatori che fin dall’inizio si è mostrato disposto ad eseguire terapie omeopatiche.
II soggetto interessato, di sesso femminile, era chiaramente identificabile come un paria (reietto e scacciato, mortificato e solitario) ma dal racconto del proprietario risultava essere una beta decaduta. Infatti veniva descritta come una capra che “non era il boss, ma Ie stava poco sotto come rango, tanto che menava quasi tutti, compresi i cani “. Aveva assunto questo atteggiamento dopo che “un giorno era caduta in un fosso poco profondo, restando però bloccata in posizione supina. Era l’occasione tanto attesa da due o tre altre capre e da un cane per prendersi una rivincita; capre e cane l’ hanno menata per bene lasciandola pesta e umiliata”. Nessun trauma o ferita grave era rilevabile a due o tre giorni dal fattaccio.
Risultavano associati tutti i sintomi relativi a stomaco e addome riportati nella SMVM esemplificativa. Venne prescritto Lycopodium )LMK 1 volta al dì per tre giorni; una settimana dopo la capra ((rompe … esattamente come prima “.
3c. Conclusioni.
Pur tenendo ben presente quanto sia pericoloso generalizzare in campo omeopatico, devo ammettere che, trovandomi di fronte a casi in cui fossero ben chiare la posizione sociale del soggetto e i sintomi rilevati alla visita, in casi di estrema fretta mi sono permesso di utilizzare Lycopodium e Sepia senza esitare particolarmente.
Fino ad ora i risultati sono stati sempre confortanti, se non altro per l’esteso campo di attività di questi grandi policresti (azione almeno parzial-sìmilare).
Non ritengo però affatto esaurita la mia ricerca in questo campo, e attendo ulteriori sviluppi e stimoli dall’attività quotidiana svolta sul campo.
4. Prevenzione della Cocciodiosi neonatale nei caprini.
0ltre alle osservazioni comportamentali e alle loro implicazioni nella clinica omeopatica, ho scelto di effettuare un breve lavoro sulla prevenzione della coccidiosi neonatale dei caprini, in quanto negli allevamenti biellesi questa malattia risulta assai diffusa ed è responsabile di mortalità nei capretti e di pravi conseguenze a carico dei soggetti sopravvissuti, che presentano ritardo di sviluppo fino al nanismo dovute a profonde alterazioni delle capacità di assorbimento intestinale.
In un allevamento costituito da 50 capre adulte già colpito in precedenza da episodi di coccidiosi dei giovani animali, risultano evidenti i danni provocati dalla patologia.
Capi adulti non colpiti da Coccidi Capi adulti colpiti da Coccidi in sviluppo
Matr. Az.17 Altezza cm. 72 Matr. Az. 20 Altezza cm. 65
13 76 46 61
22 73 41 65
35 70 32 62
II parametro scelto per esemplificare i danni di sviluppo è stato l’altezza al garrese, che è risultata inferiore di circa il 10% nei soggetti che hanno superato un episodio dì coccidiosi in giovane età, ma anche altri parametri, come Ia lunghezza del dorso e il peso, subiscono una riduzione simile.
Ho pertanto deciso di analizzare Ia tipica sintomatologia della malattia e di individuare il rimedio o i rimedi idonei per un trattamento preventivo nei giovani soggetti.
4a. SMVM le relative considerazioni.
1. Rectum, diarrhea7 children in 795b
2. Stool, gushing 822b
3. Abdomen, enlarged, children 723b
4. Emaciation children, marasmus 1594b
5. Dwarfishness 1.593a
Calc.p. Calc.p. = = = = Calc.p. Calc.p.
Iod. Iod. = = = = Iod. Iod.
Mag.m. Mag.m. = = = = = = = = Mag.m.
Merc. Merc. = = = = = = = = Merc.
Sil. Sil. Sil. Sil. Sil.
Sulph. Sulph. Sulph. Sulph. Sulph.
Per quanto riguarda la scelta dei sintomi, oltre a quelli elencati, ne sono stati esclusi altri tra cui v’addome dilatato con diarrea” (non sempre l’addome risulta rigonfio durante le scariche) e ‘(sangue nelle feci” (non ho mai reperito tracce ematiche nelle feci di caprini colpiti da coccidi, a differenza dei vitelli).
La tabella di repertorizzazione, qui semplificata per comodità, ha condotto a Sulph., Sìl. (che coprono tutti i sintomi) Calc.p. e lod.. Riscontrando anche nei soggetti adulti sintomi dei primi tre rimedi, ho impostato un piano di trattamento in sequenza, con Sulph., Sil. e Calc.p. somministrati nell’ordine alla 4a, 5a e 6a settimana di vita utilizzando la 200CH.
E’ stato elaborato un piano di controllo dello sviluppo dei soggetti trattati al fine di controllarne lo sviluppo, confrontandolo poi con un piccolo gruppo di controllo (prescelto tra i soggetti destinati al macello non trattati).
I dati raccolti sono riuniti nella tabelle riassuntive a seguito riportate
Nascita N° azienda Nata Kg. 1a sett. 2a sett. 3a sett. 4a sett. 5a sett. 6a sett. 7a sett.
20.02 03 4,0 5,7 7,5 9,0 11,0 12,5 14,0 15,0
20.02 04 4,0 5,5 7,5 8,5 10,0 11,5 12,0 13,0
22.02 08 3,5 5,0 7,0 9,0 10,5 12,5 13,0 14,0
22.02 09 3,5 5,0 6,5 8,0 9,0 10,5 12,0 12,0
23.02 11 4,0 5,5 7,5 9,5 11,5 13,5 14,0 15,0
23.02 13 4,0 5,3 7,0 8,5 10,0 11,5 13,0 14,0
23.02 15 4,0 5,5 7,0 8,5 10,5 12,0 13,0 14,0
23.02 16 4,0 5,5 7,3 9,0 11.0 12,5 13,2 14,0
25.02 20 4,0 = = 5,5 7,5 9,5 11,5 12,0 12,0
25.02 21 4,0 = = 5,5 7,5 9,5 11,5 13,0 13,0
25.02 22 4,0 = = 6,0 8,2 10,5 12,5 14,0 14,0
25.02 23 7,0 = = 10,0 12,5 15,5 18,5 20,5 23,0
Altezza al garrese rilevata il 20 aprile 99 in alcuni capretti trattati e in capi di controllo (tabella in rosso):
Az. n.21 Nata 25/02 cm. 52 Az. n. 35 Nata 02/03 cm. 51
Az. n. 22 Nata 25/02 cm. 53 Az. n. 40 Nata 03/03 cm. 43
Az. n. 13 Nata 23/02 cm. 52 Az. n. 27 Nata 04/03 cm. 44
Az. n. 15 Nata 23/02 cm. 53 Az. n. 37 Nata 08/03 cm. 45
Az. n. 16 Nata 23/02 cm. 47 Az. n. 47 Nata 10/03 cm. 46
Tabella pesi dei soggetti di controllo non trattati (di cui disponiamo di un numero limitato di rilevamenti):
N° Azienda Data nasc. Peso nasc. 1a sett. 7a sett. Altezza cm.
35 02/03 4,0 6,0 15,0 51
40 03/03 2,0 3,0 12,0 43
27 04/03 3,5 6,0 12,0 44
37 08/03 3,5 4,0 13,5 45
47 10/03 3,5 5,0 11,5 46
4b. Valutazioni e conclusioni.
Dallo studio delle tabelle relative ai capi trattati si rileva una buona progressione dei valori del peso (superiori alla media delle crescite dell’anno precedente) e di quelli dell’altezza al garrese.
Per quest’ultimo parametro si deve tener conto che l’altezza media rilevata nei capi adulti non colpiti da coccidiosi risulta di 72,6 cm, mentre quella dei capi colpiti in fase neonatale risulta di 63,4 cm.
Non risultano attualmente apprezzabili variazioni, per quanto riguardano pesi e altezze, tra il gruppo trattato e i controlli.
Dobbiamo considerare il fatto che il gruppo di controllo ha finora avuto una alimentazione puramente a base di latte in polvere e a volontà,mentre i soggetti trattati sono già passati ad alimentazione mista con fieno e senza somministrazione di mangimi (questioni di vile pecunia). Ritengo pertanto un fatto positivo che i soggetti trattati abbiano superato la prima fase dello svezzamento e il passaggio a un’alimentazione solida senza la comparsa di diarree.
La vitalità dei soggetti trattati risulta nettamente superiore, ma questo non costituisce di certo un parametro oggettivo.
Attendiamo ora il secondo momento critico per il gruppo dei soggetti trattati, ossia l’ingresso al pascolo. Tenuto conto che il passaggio all’alimentazione erbacea rappresenta in azienda il momento della ricomparsa di diarree e della rilevazione fecale della presenza dei parassiti, il risultato finale della terapia preventiva da me impostata sarà evidente soltanto nei prossimi due mesi.
II risultato finale rappresenterà un importante momento di verifica per il lavoro finora effettuato; inoltre sarà l’occasione per rilanciare una mentalità soprattutto volta alla prevenzione, ancora più significativa in campo zootecnico perché realizzata attraverso sostanze naturali, prive di residui e di ricadute per l’ambiente e per il consumatore dei prodotti di origine animale.