CI MANCA SOLO CHE PORTO IL GATTO DALLO PSICOLOGO….

 

“Ci manca solo che porto il gatto dallo psicologo …. Per favore mi sembra troppo …” mi sentii rispondere un giorno da una signora che aveva due gatte che si leccavano forsennatamente fino a depilarsi larghe aree del corpo, che aveva provato tutti i tipi di veterinari,, di analisi e di farmaci     e l’omeopatia era …come al solito…l’ultima spiaggia !

Questa è spesso la reazione al cliente a cui si propone una visita comportamentale.

A causa della grande disinformazione che c’è sul comportamento del cane gatto e cavallo, il suggerimento di sottoporre il proprio animale a una visita comportamentale spesso trova grandissime resistenze , stimola battute ironiche e sprezzanti , e si rischia di perdere il cliente.

Le patologie del comportamento stanno invece diventando un problema sempre più grave e complesso: i nostri animali vivono una vita che si allontana sempre di più dalla loro natura e sono assimilati nel nostro ritmo frenetico che poco spazio lascia alla socializzazione tra loro.

Pensate solo a un gatto che vive in appartamento: alcuni si abituano altri meno, sviluppando diverse patologie quali sindrome da leccamento, obesità, eliminazioni inappropriate .. ma il gatto è per sua costituzione un randagio, un esploratore, un cacciatore, un sornione che sta al sole, ma capace di scatti improvvisi per acchiappare una preda. In casa con cibo a disposizione e nulla da fare tutto il giorno, la noia prende il sopravvento e si trasforma in frustrazione per mancanza di libertà.

Una situazione simile la vive il cavallo, che è un animale che vive  in un branco e che per sua natura di animale predato si serve del branco per difendersi. Anche il cavallo, solo, chiuso per giorni dentro un box o tirato fuori solo per lavorare, senza poter interagire con i suoi simili, sviluppa problemi del comportamento. Queste patologie hanno una scala di gravità, e spesso rendono l’animale inservibile facendogli perdere il suo valore economico e sportivo.

E che dire dei cani aggressivi? Sono milioni nel mondo i cani soppressi ogni anno per problemi comportamentali,in particolar modo aggressività e automutilazioni, e ogni tanto la cronaca ci porta alla ribalta, in modo poi distorto, qualche episodio drammatico.

Penso che ognuno di noi proprietario di animali dovrebbe informarsi sull’etologia della specie che possiede: l’etologia studia l’animale nel proprio ambiente e ci dice come si comporta in natura. Siamo noi umani che dobbiamo fare uno sforzo per garantire una vita dignitosa ai nostri animali, non umanizzandoli, ma “animalizzandoli”.

Come si inserisce il trattamento omeopatico in questo contesto? 

La visita omeopatica è un approccio “olistico”, cioè non tralascia nessun aspetto della vita dell’animale, dal cibo, dove vive, come si comporta con le persone e con i suoi simili, le patologie che presenta, i trattamenti ricevuti  ecc ecc.   

Si individua durante il colloquio il rimedio più simile, che comprende anche il disagio che l’animale vive in quel momento, ma è importante per la riuscita del trattamento che alcune situazioni vengano modificate per permettere all’animale di uscire dal suo stato di noia e di frustrazione.  Chiedere di cambiare alcune abitudini non è semplice e incontra grandi resistenze e scetticismo.  Bisogna mettere d’accordo tutta la famiglia, a volte un coniuge si impunta e non collabora, o i figli giovani   per la loro natura ribelle di quel momento,  infrangono sistematicamente alcune piccole regole .

Ma è come se una persona soprappeso andasse dall’omeopata con la voglia di dimagrire senza seguire una dieta o fare del moto …

L’alternativa è imbottire di farmaci il proprio animale, spesso dati con leggerezza e senza aver proposto una visita comportamentale,  ma nel momento in cui si smettono, e dopo aver speso molti soldi, il problema si ripropone.

L’omeopatia è veramente indicata perché ristabilisce un equilibrio “da dentro”, stimola l’energia vitale, permette all’animale di relazionarsi con lo stress e a superarlo.

Per cui niente psicologo per le bestie, piuttosto è l’umano che deve comprendere perché riversa un amore distorto sull’animale, restituendogli la sua vera natura !