Il fibrosarcoma felino

 Dott.ssa Carla De Benedictis

Il fibrosarcoma è un tumore maligno proprio del gatto ad andamento infiltrativo, che si espande in profondità e che spesso dopo rimozione chirurgica, va incontro a recidive.

Nei paesi anglosassoni lo chiamano sarcoma post vaccinale,in Italia si ipotizza che possa essere indotto da vaccino, ma si mormora piano, per evitare che una delle maggiori entrate di uno studio veterinario, le vaccinazioni, ne possa soffrire.

 

Non esistono dati scientifici che provano che la causa sia il vaccino, ma studi epidemiologici che hanno rilevato un’alta incidenza di sarcoma in regioni che hanno reso obbligatoria la vaccinazione antirabbica per i gatti.

Con questo studio si è constatato che anni fa l’incidenza di questa malattia era bassa, i tumori erano rari e i siti preferenziali di crescita diversi dall’attuale. Prima questi tumori localizzavano sulla testa e arti, ora le localizzazioni tipiche coincidono con il sito di inoculazione del vaccino, che è preferibilmente la zona tra le scapole e sul collo.

 

Ci si chiede come una vaccinazione possa provocare un tumore: il vaccino inoculato richiama cellule infiammatorie che a loro volta rilasciano radicali liberi. Questi hanno un’azione diretta sul Dna, alterandolo, il processo diventa cronico e l’organismo non riesce più a riparare il danno, danno luogo al tumore.

 

Il chirurgo per rimuovere un sarcoma, dato che come abbiamo detto si infiltra nei tessuti, a volte è costretto addirittura a togliere la scapola della povera bestia. Questo intervento è molto devastante e doloroso per il gatto, con rischio altissimo di recidiva.

Per questo motivo i siti di inoculazione dei vaccini per i gatti sono cambiati, non più fra le scapole, ma , si vaccina per via sottocutanea a livello di estremità (fianchi e arti) dove è possibile un’asportazione più ampia di tessuto e l’amputazione dell’arto se necessario.

 

Dunque di nuovo sorge spontanea la domanda: è giusto vaccinare o no?

Anche qui dipende dalle circostanze.

Le malattie per le quali il gatto viene vaccinato sono mortali e in genere i cuccioli entrano nelle nostre case verso l’ottava nona settimana di vita, quando la protezione anticorpale materna inizia a diminuire.

E’ anche vero che non tutti i gatti conducono lo stesso tenore di vita e dunque le esigenze vaccinali sono diverse. Un gatto che vive all’aperto e che ha contatto con altri gatti potenzialmente malati o portatori di malattie, è sicuramente più esposto di un gatto di appartamento che non esce mai.

Vale ciò che ho detto nell’articolo precedente come protocollo percorribile.


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Voglio invece rendervi noto ciò che c’è scritto sul bugiardino di un vaccino trivalente per gatto:

“Speciali precauzioni per la sicurezza degli operatori che somministrano il prodotto:

Questo prodotto contiene oli minerali (mercuriotiolato ndr).

L’autoinoculazione accidentale di questo prodotto può determinare intenso dolore e tumefazione, soprattutto se inoculato nelle articolazioni o nelle dita, e in rari casi può provocare la PERDITA DELLE DITA COLPITE se non si ricorre alle cure mediche.

Si richiede esperta ed immediata valutazione di tipo chirurgico e potrebbe essere necessaria una tempestiva incisione e irrigazione del sito di inoculo,soprattutto se c’è interessamento dei tessuti molli delle dita e dei tendini”.

 

Io mi chiedo, se il vaccino provoca tutto questo a noi, in virtù di quale meccanismo non deve provocarlo anche nei tessuti del gatto?

 

Breve storia: Orangina, trovata nel piazzale di un supermercato, circa due mesi di vita, ci è venuta incontro miagolando, della serie .”portatemi via da qui”.

Era magrissima, denutrita. Dopo pochi giorni ha iniziato a manifestare segni di gastroenterite emorragica che ha subito attaccato a un’altra gatta anch’essa trovata da poco.

La malattia è durata ben 15 giorni, refrattaria a qualsiasi cura convenzionale, abbiamo deciso di continuare solo con omeopatia. Le gatte,  hanno mantenuto appetito e sono uscite fuori da questo tunnel abbastanza bene. Dopo 6 mesi la gatta ha manifestato una malattia autoimmune, una          placca  eosinofilica che si è estesa da sotto la gola fino sul petto. Curata omeopaticamente con  il rimedio più simile, è guarita in pochi giorni, da una malattia che medicina convenzionale dichiara incurabile e tiene sotto controllo col cortisone.

Per ben due volte ne è uscita a testa alta. Non è vaccinata.

FOTO N 1

 

 

Principessa: presa in uno studio veterinario, regolarmente vaccinata.

Sviluppa una polmonite gravissima che necessita il ricovero e lo svuotamento del polmone di pus anche di 80-100cc a volta.

Data per spacciata, refrattaria ai trattamenti antibiotici, ha continuato la cura omeopatica ed è guarita. Non è stata più rivaccinata.

 

FOTO N 2