Vaccinare o no i nostri animali domestici?

 

Le vaccinazioni sono da sempre la prima profilassi che si esegue quando si prende un animale.

I cani i gatti i cavalli e tutti gli animali domestici soffrono di malattie proprie della specie, che specialmente  se contratte in età giovanile sono mortali.

Pensiamo al temutissimo cimurro del cane, malattia virale che non perdona, e nel caso che  qualche soggetto si salvi, porterà per sempre i segni neurologici del suo passaggio.

O il tetano per il cavallo e la gastroenterite infettiva del gatto.

 Sappiamo che i vaccini hanno degli effetti collaterali a volte imponenti, febbre, abbattimento, comparsa di eruzioni purulente, asma ecc, ma il fantasma delle malattie infettive è talmente grande, che preferiamo correre questo rischio.

Chi inizia a curarsi con l’Omeopatia si chiede se anche il loro animale  possa usufruire di questo metodo di terapia e cercano un veterinario che sappia affrontare il problema vaccinazione come loro lo hanno affrontato per i figli o per sé stessi.

Quando mi arriva un cane adulto, non ricorrere ai richiami annuali e iniziare il trattamento omeopatico è forse più semplice che affrontare la questione in un cucciolo.

E’ una bella responsabilità decidere se  vaccinare o no il loro animale, dato che sia l’una che l’altra decisione comporta dei rischi per la salute del paziente.

Bisogna sempre valutare molti fattori, che adesso andremo a vedere.

Prima di tutto da dove proviene l’animale. Se proviene da un canile o gattile, se trovato per strada abbandonato il discorso si fa estremamente serio rispetto a un soggetto nato in casa in ambiente famigliare.

Si ha purtroppo la pessima abitudine a vaccinare immediatamente soggetti trovati o abbandonati , per evitare che contraggano qualche malattia, atteggiamento che io ritengo molto a rischio  per la salute  del paziente.

Un animale in quelle condizioni è già sottoposto a notevole stress, è denutrito, spaventato, non si sa se ha assunto il primo latte della madre.  Nella mia pratica clinica consiglio a coloro che si rivolgono a me per la vaccinazione una immediata sverminazione e l’assunzione di farmaci immunostimolanti prodotti col metodo omeopatico della diluizione e dinamizzazione per almeno due settimane e di tenere l’animale in ambiente tranquillo, senza sottoporlo a stress fisici e al caldo se d’inverno.

Solo dopo che l’animale si è ambientato e dunque ha prodotto nuovi anticorpi propri del luogo  in cui vive, dopo che il suo sistema immunitario ha reagito,è in grado di sopportare la prima vaccinazione.

Sembrano questi i vaneggiamenti di un  omeopata, ma se leggete il bugiardino annesso alle confezioni di vaccini per cani e gatti c’è scritto:

1-      Vaccinare solo animali in perfetto stato di salute e correttamente sverminati da almeno 10 giorni.

2-     E’ raccomandato non sottoporre gli animali a sforzi fisici importanti durante il periodo d’instaurazione dell’immunità. (circa due mesi)

 

 

Purtroppo questo non avviene sempre e i vaccini vengono fatti anche da personale non addetto, lavacani, addestratori, operatori del canile senza avere alcuna cognizione di cosa vanno a fare e a smuovere nell’organismo animale.

 

Dunque la decisione di non vaccinare un cucciolo, viste le premesse, non è più rischiosa di vaccinare un animale immunodeficiente.

Quando i clienti mi chiedono consiglio io dico che è una decisione che fa parte di un  percorso. Non vaccinare l’animale e lasciarlo così in balia degli eventi è scellerato, mentre scegliere di non vaccinarlo e seguirlo in un percorso omeopatico con il rimedio più simile, è una scelta che fino ad ora, nella mia esperienza, ha avuto successi positivi.

Anche la scelta “ mista “ di vaccinare in un secondo momento, dopo che l’animale si è assestato e somministragli l’”antidoto” omeopatico alle avverse reazioni vaccinali è un buon compromesso.

Non c’è una regola stabilita, dipende dalle situazioni e dalla storia patologica del paziente.