Omeopatia applicata a un allevamento di suini da ingrasso

Dr.ssa Carla De Benedictis
Medico Veterinario
Velletri (Roma)
info@lospiritodeglianimali.com

V CONGRESSO NAZIONALE FIAMO 2004 Roma 10-11-12 ottobre

OMEOPATIA UNICISTA COME METODO DI PREVENZIONE E TERAPIA IN UN ALLEVAMENTO DI SUINI DA INGRASSO: RISULTATI PRATICI E CONSIDERAZIONI ETICHE

THE USE OF HOMEOPATHY IN AN INTESIVE PIG MEAT BREEDING: PRACTICAL RESULTS AND ETHICAL CONSIDERATIONS

Riassunto – Viene riportato il risultato di un ciclo di terapie omeopatiche uniciste effettuate in un allevamento intensivo di suini da carne il cui scopo è stato di arginare il diffondersi di patologie respiramtorie e stabilizzare la situazione di morbilità entro limiti tali da non dover richiedere l’intervento massivo di antibiotici, contestualmente a un miglioramento delle condizioni ambientali e di vita.

Summary – It has described the results of a homeopathic therapy carried out in an intensive pig meat breeding with the purpose of limit the outspread of respiratory infectious diseases and the use of antibiotic therapy, at the same time to put under control environmental and animal welfare.

Introduzione – Le Patologie respiratorie del Suino
Le patologie respiratorie sono uno dei problemi più grossi nella moderna produzione suinicola.
Nei climi temperati come il nostro durante le fasi di ingrasso e finissaggio raggiungono la massima incidenza durante l’inverno.
Un fattore chiave è dato dalla scadente qualità dell’aria, dovuta a un inadeguato ricambio della stessa.
Tale qualità è determinata dai livelli dei contaminanti da essa trasportati e che possono essere rappresentati da polveri, ammoniaca, CO2, batteri, funghi ed endotossine.
Un alto livello di CO2 indica scarsa ventilazione nell’unità produttiva con conseguente aumento della concentrazione di polveri ed ammoniaca nello spazio comune.

Eziologia
L’agente eziologico più frequentemente chiamato in causa è Mycoplasma hyopneumonie, che colpisce l’apparato respiratorio, con decorso lento e privo di mortalità se non si inseriscono batteri di irruzione secondaria.
Il micoplasma può associarsi a PRRSV (Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome Virus), al virus dell’Influenza Suina ceppo H3N2, al Morbo di Aujeszky, all’Actinobacillus pleuropneumoniae, allo Streptococcus suis, alla Pasteurella multocida ed alla Bordetella brochiseptica formando il Complesso della Malattia Respiratoria del Suino (PRDC).
Può associarsi anche con agenti patogeni nuovi e emergenti come Circovirus, Coronavirus respiratorio del suino, virus della Gastroenterite Trasmissibile (TGE).
Il micoplasma che causa la polmonite enzootica è di dimensioni ridotte, cresce molto lentamente nell’ospite e si attacca alla mucosa tracheo-bronchiale.

Patogenesi
Il Mycoplasma hyopneumoniae è molto lento nella sua colonizzazione, nel formare anticorpi serici e nell’indurre lesioni macroscopiche visibili; dato che è un agente patogeno mucosale sfugge al sistema immunitario.

Sintomatologia
La malattia presenta decorso lento con tosse secca, deperimento, pelo ispido, tendenza del soggetto ad isolarsi dal gruppo, febbre e peggioramento dell’indice di conversione alimentare. Se complicata con germi di irruzione secondaria, la sintomatologia diventa più imponente, con difficoltà respiratoria e mortalità fino al 5-7 %.

Lesioni anatomo-patologiche
Le lesioni in genere sono localizzate ai lobi polmonari apicali, con aree carnificate che vanno da un colore rosso-violaceo al rosa-grigiastro. Se complicato da Corinebacterium pyogenes, al taglio esce un essudato sieroso o mucopurulento. Si riscontrano anche pericarditi secche.

Obiettivi
Da tempo noi veterinari, cerchiamo di dimostrare che, là dove non è possibile abolire i trattamenti con molecole di sintesi inquinanti e pericolose per la salute umana, vuoi per scetticismo dell’allevatore, vuoi per effettivo rischio di perdite economiche ingenti, vuoi per l’impossibilità di ottimizzare le strutture d’allevamento, ecc., sia almeno possibile una drastica riduzione di tali molecole, per lo più antibiotici.
Abbiamo anche notato empiricamente che l’uso dei rimedi omeopatici sui singoli animali rende più efficace la terapia antibiotica, quando questa si renda necessaria. Il passo successivo e logico, è stato quello di osservare che aumentando l’efficacia delle molecole di sintesi in animali trattati omeopaticamente, era possibile forse diminuire le dosi dei farmaci.
Da qui l’idea di verificare anche sui grandi numeri tali possibilità.
Ci rendiamo perfettamente conto che tale tipo di approccio omeopatico non si può definire ortodosso, ma è pur vero che nemmeno i metodi di allevamento a cui ci si riferisce si possono considerare corretti.
Sappiamo molto bene che cosa significa “trattamento omeopatico corretto”, ma sappiamo altrettanto bene che il benessere animale in un allevamento intensivo con grandi numeri di animali presenti e le esigenze del costo/beneficio, necessitano il più delle volte di compromessi di valenza economica ed etica, che voler rifiutare a priori rappresenta solo un segno di poca avvedutezza.
Le contingenze di allevamento e di rapporto con la proprietà, inoltre, hanno impedito una corretta impostazione dei gruppi di prova e di controllo, ciò nonostante crediamo che il nostro contributo abbia valore in quanto segnalazione per successive prove e più corrette dimostrazioni, che non potranno prescindere da stanziamento di fondi per la garanzia dell’allevatore in caso di eventuali perdite economiche e del gruppo di studio omeopatico in caso di risultati negativi.
E’ comunque gratificante ottenere i vantaggi concessi dalle contingenze, ripetiamo, di non semplice risoluzione e rischiose per la propria immagine professionale.
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Materiali e metodi
Tipologia aziendale
Si tratta di un allevamento intensivo di suini da carne, situato nel Lazio costituito da 16 capannoni che ospitano circa 1000 suini ciascuno divisi in box che contengono circa 42 suini l’uno per un totale di 15.000 suini presenti.
Gli animali, di provenienza nazionale, arrivano in allevamento al peso di circa 60 kg e ne escono dopo 6 mesi intorno ai 160 kg per la macellazione.
Spesso succede che, per esigenze di mercato e di costi, i suini arrivino in partite successive e da allevamenti diversi, provocando all’interno del capannone una promiscuità tra animali già stanziali e nuovi arrivi.
Una volta formati i gruppi si formano subito le gerarchie tra dominanti e sottomessi e non è più possibile introdurre nuovi elementi nel rispettivo box in quanto non verrebbero accettati.
Nei mesi precedenti alla fase di ingrasso, i maschi sono castrati e ad ambo i sessi vengono estratti i denti canini per evitare danni al capezzolo durante l’allattamento e mutilazioni tra di loro durante l’ingrasso.
Subiscono diversi interventi vaccinali e cicli di terapia antibiotica per prevenire le diarree neonatali e le infezioni conseguenti alla castrazione.
L’alimentazione è a base di sfarinati di cereali mischiati a siero di latte, sottoprodotto dei caseifici, il che rende, secondo l’opinione più diffusa, non necessari gli abbeveratoi.
I ricoveri sono di mattonato, che rende l’ambiente particolarmente umido anche per la presenza delle deiezioni, per i lavaggi quotidiani con acqua, per la presenza del cibo liquido e per le caratteristiche della zona geografica.
La ventilazione è solo naturale, dalle finestre in quanto la ASL per contenere diffusione degli odori sgraditi nell’area circostante ha pensato bene di chiudere e sigillare gli aspiratori (!).
Sarà utile ricordare che il suino non suda attraverso la pelle e sebbene cerchi di evaporare con la polipnea, ciò non è sempre sufficiente per una ottimale termoregolazione nelle strutture intensive di tale tipologia.
Sempre per la termoregolazione, sarebbe molto utile al suino potersi rotolare nel fango, in quanto l’evaporazione risulterebbe più efficace di quella ottenuta solo con acqua.

La prova
I capannoni trattati sono stati tre per un totale di circa 2800 suini, arrivati a novembre 2001 da Modena ad un peso tra i 56.5 e 59 kg e macellati a maggio 2002. Tre capannoni adiacenti sono stati presi come controllo ed ospitavano animali in pari numero e analoghe situazioni.
Una partita del gruppo di prova, in particolare, presentava una patologia respiratoria diffusa ed i suinetti erano magri e debilitati.
Decidendo di trattare l’effettivo con il rimedio omeopatico corrispondente alla sindrome, sono state attentamente osservate le manifestazioni patologiche e le rispettive modalità per la diagnosi omeopatica. Non è stato facile trovare dei sintomi mentali in quell’occasione, comunque è stata ottenuta una discreta scelta:
 Tosse secca insistente che peggiora col movimento
 Immobilità assoluta, restano sdraiati
 Lesioni agli arti e si coricano sull’arto malato
 Non vogliono esser toccati
 Messi in un box a parte con alimentazione asciutta migliorano

Con questa sindrome, Bryonia si imponeva come prima scelta e viene prescritta alla 1000CH sciolta prima in acqua e aggiunta nel vascone della broda e fatte girare per circa mezz’ora, unica somministrazione, insieme a tilosina in polvere (macrolide efficace contro il micoplasma) A METÀ DELLA DOSE consigliata (il trattamento convenzionale consiste in una miscela di ossitetraciclina, spiramicina e tiamulina in polvere sciolta nel vascone della broda con mangime e siero di latte per tre giorni consecutivi).
Secondo trattamento dopo una settimana: Bryonia 1000CH insieme ad Antimonium crudum, perchè in un capannone in particolare gli animali facevano fatica ad adattarsi, il siero di latte è molto acido e stanno passando a una alimentazione molto spinta che può creare indigestioni, sempre con antibiotico a metà dose.
Terzo trattamento dopo una settimana: è Sulphur 1000CH per sostenere l’aumento esponenziale delle masse muscolari dei suinetti in questa fase di accrescimento.
Quarto trattamento dopo una settimana: Bryonia XMK
Quinto trattamento dopo una settimana: Bryonia XMK
Sesto trattamento dopo una settimana: Sulphur 1000CH

Risultati e discussione
Nei tre capannoni trattati anche omeopaticamente il numero dei soggetti affetti da tosse è diminuito nell’arco una settimana subito dopo la prima somministrazione di Bryonia.
Il consumo degli antibiotici in polvere nel mangime è stato solo di tre sacchi da 1 kg di tilosina.
Per i tre capannoni sono stati impiegati 9 flaconi di tilosina iniettabile e 12 di penicillina per i casi singoli più gravi.
L’incremento ponderale non è stato rilevante, ma è migliorato lo stato generale, dato che nel capannone più malandato, i morti sono stati solo 2 e quelli inviati al macello per lesioni agli arti solo 11.
L’aggressività non si è ridotta, di contro vi era una certa eccitazione, forse dovuta al buono stato di salute.
Nei capannoni di controllo le medicazioni hanno seguito l’iter tradizionale con mangime medicato a base di ossitetraciclina, tiamulina e spiramicina per tre giorni consecutivi. Il consumo è stato di 50 kg per principio attivo. Le terapie individuali sono state effettuate consumando 72 flaconi tra penicillina e tiamulina.
La mortalità è stata di 15 soggetti e l’invio al macello per lesioni agli arti sono stati 20.
In sintesi, considerando l’andamento e la risposta di questi tre capannoni alla terapia, si possono riassumere i risultati nella seguente tabella che, per quanto abbiamo premesso, non può avere rigore scientifico, ma solo indicativo:

Gruppo di prova Gruppo di controllo Vantaggio %
Antibiotico polvere 3 Kg 150 Kg – 98
Antibiotico flaconi 21 72 – 70,83
Mortalità 2 15 – 86,6
Riforme per arti 11 20 – 45

E’ chiaro che migliorando le condizioni ambientali queste percentuali possono migliorare ulteriormente, ma spesso, e questo è il nostro caso, non è possibile effettuare migliorie per la poco lungimirante politica della nostra zootecnia locale, che tende più a far chiudere e ad eliminare completamente realtà produttive piuttosto che sostenerle e incrementarle.
I reperti anatomo-patologici rilevabili alla catena di macellazione hanno confermato la tendenza espressa dai valori della mortalità e delle lesioni agli arti: negli animali di prova le lesioni erano localizzate e senza interessamento linfonodale; il fegato, di solito steatosico in animali da ingrasso, era privo di lesioni apprezzabili; pericarditi secche e polmoniti apicali erano sporadiche e circoscritte.
Nei suini dei capannoni di controllo le lesioni erano più estese, organizzate e frequenti per soggetto esaminato.
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Conclusioni
E’ possibile utilizzare con successo l’omeopatia unicista anche in allevamenti intensivi tradizionali ed anche parzialmente nello stesso allevamento.
Non si può prescindere, in queste realtà, dall’uso di mangimi medicati in fasi critiche, e l’omeopatia è un valido sostegno, perché sinergizza e limita l’uso di antibiotici.
Considerando la notevole incidenza e interazione delle malattie respiratorie che colpiscono il suino, che vaccinazioni a tappeto e terapie antibiotiche non hanno avuto il potere di arginare, l’omeopatia unicista è uno strumento in più per indurre resistenza alle malattie.
L’uso dell’omeopatia unicista rispetto ai complessi rende possibile intervenire in fasi acute e critiche adeguando le potenze e i dosaggi alla patologia, pregio inestimabile che i complessi non hanno ingabbiati nelle loro formule fisse.
Il costo ridotto dell’omeopatia unicista rispetto ai complessi, permette di introdurre cambiamenti in allevamento senza troppe resistenze da parte degli allevatori.
Gli animali trattati omeopaticamente non subiscono terapie individuali ripetute ed oltremodo stressanti.
Si sa, ma è bene ripeterlo, che l’uso dell’omeopatia limita l’inquinamento ambientale diminuendo il tasso di antibiotico residuo nelle deiezioni. Questo porta alla sopravvivenza dei fanghi attivi nei depuratori e dunque una qualità delle acque di scarico che risultano meno inquinanti.
In base alle nuove normative CEE sono iniziati controlli a campione per evidenziare la persistenza di residui di molecole di antibiotici ed antiparassitari nelle carni. Con l’uso dell’omeopatia si riduce il rischio alimentare, ricordandoci il motto from stable to table, “dal forcone alla forchetta”.
Il rischio alimentare per l’Uomo deve essere controllato in stalla fin alla nascita degli animali (Hazard Analysys Critical Control Point – H.A.C.C.P. – D.L. 155/97) e l’omeopatia è una grande risorsa per tale scopo.
Ancora, da considerare il risparmio economico sui farmaci: è un vantaggio per l’allevatore e consente al Veterinario di gestire in prima persona le terapie.
Il calo del consumo di antibiotici viene avvertito dai fornitori, che dimostrano una certa apprensione, e questo è un aspetto che non va trascurato e che può essere di grosso ostacolo all’espandersi dell’omeopatia unicista.
Infine, meno lavoro per il personale che effettua le terapie quotidiane con grande spreco di energia e di tempo sottratto ad altri lavori.

Considerazioni di tipo etico
Mi sono chiesta più volte se la mia impostazione di veterinario omeopata e agopuntore fosse in contraddizione con il concetto di allevamenti intensivi. Probabilmente si, ma ciò che io posso fare è rendere la breve permanenza nel mondo dei rispettivi animali il meno disagevole possibile. Le condizioni in cui vivono sono difficili e frustranti, completamente al di fuori della loro natura e la malattia è sicuramente un disagio che li rende più vulnerabili dal punto di vista sociale e dunque più sottomessi e più frustrati.
Un ultimo punto: il nostro pianeta sta andando incontro a desertificazione anche a causa degli allevamenti intensivi e l’80% circa dei cereali prodotti nel mondo serve ad alimentare animali da allevamento.
Penso che ognuno di noi potrebbe contribuire prendendo coscienza di ciò e promuovendo un’evoluzione dell’allevamento intensivo che punti più sul benessere animale e sulla qualità, piuttosto che sulla quantità, anche se questo può voler dire mangiare meno carne, che è comunque ciò che si faceva una volta, in cui ci pare l’Uomo fosse più sano e gli animali pure.

Bibliografia
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Canello S. – Teoria e metodologia omeopatica in Medicina Veterinaria – IPSA, Palermo, 1995
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Nigrelli, Gatti, Guizzardi – Le malattie del suino – Ed. Informatore Agrario, Bologna, 1989
Ortega P.S. – Introduzione alla medicina omeopatica – IPSA. Palermo, 2001
Rifkin J. – Ecocidio – Mondatori, Milano, 2001
Schering-Plough Animal Health – Il Complesso della Malattia Respiratoria del Suino – CD Room divulgativo, Prima Edizione.

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