Articolo: Omeopatia Unicista Come Metodo Di Prevenzione E Terapia In Un Allevamento Intensivo Di Suini Da Ingrasso

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Dott.Ssa Carla De Benedictis    Medico Veterinario Libero Professionista

Si è svolto a Roma il 10-11-12 Ottobre  2003 il 5° Congresso Nazionale di Medicina Omeopatica.
Come ogni anno, la sezione dedicata alla veterinaria è stata ricca di nuovi e originali lavori, tra cui anche la mia comunicazione.
Da anni pratico sempre con maggior frequenza l’omeopatia sui suini.
I risultati sono eclatanti e incoraggianti per gli allevatori.. Tanto più che nell’allevamento suino da ingrasso, come nelle scrofaie, l’atteggiamento olistico è vincente.

Per olistico si intende considerare l’individuo o un gruppo molto cospicuo di individui, non come malati che presentano una patologia (più o meno infettiva), ma soggetti che interagiscono con l’ambiente che li ospita, col cibo che mangiano, con l’aria che respirano e con la cura che il proprietario ha di loro.

Sappiamo l’importanza che riveste l’ambiente in cui si vive! L’umidità, la scarsa qualità dell’aria, l’igiene scadente, lo spazio ristretto, le condizioni di noia e frustrazione che portano all’aggressività, hanno un peso molto rilevante sullo stato  immunitario dei maiali, che sono così sensibili agli agenti stressanti.

Altro fattore chiave è l’alimentazione: l’appetibilità di un alimento, le materie prime in esso contenute, la digeribilità, l’assenza di tossine, un equilibrato apporto di sali minerali e vitamine, sono tutti fattori essenziali per sviluppare, oltre alle masse muscolari, anche un buono stato di salute che è il primo ed insostituibile baluardo contro tutte le malattie.  Risparmiare sull’alimentazione non è un buon investimento.

 Non ci sono vaccinazioni o terapie antibiotiche che possano compensare la mancanza di questi presupposti.

Il lavoro da me effettuato, la cui bibliografia è a disposizione per chi fosse interessato, si è svolto in un grosso allevamento di suini da ingrasso di cui sono veterinario aziendale. I soggetti appena giunti in allevamento presentavano marcata patologia respiratoria e il loro stato fisico era scadente. Ho iniziato subito una terapia omeopatica affiancata e potenziata da scarsi quantitativi di antibiotico. La terapia si è protratta fino a scomparsa totale dei sintomi. I suini sono stati seguiti alla macellazione per evidenziare eventuali reperti anatomo-patologici.

I riscontri clinici ed economici sono stati incoraggianti e positivi.

  • Gli animali trattati con l’omeopatia sono risultati più resistenti alle malattie
  • Diminuisce drasticamente l’uso di antibiotici, di oltre l’80%
  • Diminuiscono le terapie individuali, di oltre il 90%
  • Il costo dell’omeopatia è ridotto, oltre il 90% rispetto ai farmaci di uso comune
  • L’impatto ambientale è nullo
  • I residui nelle carni sono assenti
  • Il lavoro per il personale è nettamente diminuito
  • Economicamente vantaggioso per le rese e per il minor consumo di farmaci

Ciò che mi preme sottolineare è che questa non è una sperimentazione, ma è pratica clinica quotidiana.
L’omeopatia non ha più bisogno di venire sperimentata, il così detto “Proviamo, tanto peggio di così …” non ha più ragione di essere.
Certo, funziona bene quando a praticarla sono professionisti seri e qualificati da lunghi anni di corsi in Scuole qualificate, quando seguono gli allevamenti nelle loro problematiche e quando sono lasciati liberi di applicare le terapie più appropriate.

Un’ultima cosa: l’omeopatia è una sola, quella classica hannemaniana (da Samuel Hanneman, che per primo l’ha codificata) e non deve essere confusa con altre forme terapeutiche, come avviene ancora oggi, rispettabili ma diverse, come i complessi (un insieme di più prodotti), la fitoterapia, e l’omotossicologia.