VANTAGGI DELL’USO DELL’OMEOPATIA IN ZOOTECNIA

VANTAGGI DELL’USO DELL’OMEOPATIA IN ZOOTECNIA

bovini paganico (27)
1. la facilità di somministrazione dell’omeopatia unicista, permette di curare un grande numero di animali utilizzando l’acqua da bere
2. Gli animali trattati omeopaticamente non subiscono terapie individuali ripetute ed oltremodo stressanti (cattura, iniezioni, reazioni nel punto di inoculo, effetti secondari)
3. l’uso dell’omeopatia limita l’inquinamento ambientale diminuendo il tasso di antibiotico residuo nelle deiezioni. Questo porta alla sopravvivenza dei fanghi attivi nei depuratori e dunque una qualità delle acque di scarico che risultano meno inquinanti.
4. In base alle normative CEE sono sono controlli a campione per evidenziare la persistenza di residui di molecole di antibiotici ed antiparassitari nelle carni. Con l’uso dell’omeopatia si riduce il rischio alimentare, ricordandoci il motto from stable to table, “dal forcone alla forchetta”.
5. Il costo ridotto dei rimedi omeopatici
6. risparmio economico sui farmaci: è un vantaggio per l’allevatore e consente al Veterinario di gestire in prima persona le terapie.
7. riduzione di lavoro per il personale che effettua le terapie quotidiane con grande spreco di energia e di tempo sottratto alla manutenzione dell’azienda
8. salubrità e integrità delle carni
9. stato di salute alla macellazione superiore alla media.

L’OMEOPATIA NELLE PECORE E NELLE CAPRE

L’OMEOPATIA NELLE PECORE E NELLE CAPRE

capre Pantelleria (3)L’OMEOPATIA NELLE PECORE E NELLE CAPRE

Con l’avvento dei prodotti biologici e del regolamento CEE che suggerisce come prima scelta, nel caso di patologie, i trattamenti omeopatici e fitoterapici negli animali da allevamento, l’omeopatia applicata a grandi numeri di animali è uscita finalmente alla ribalta.
Padre dell’applicazione dell’omeopatia sulle pecore in Italia è il dott. Franco del Francia che effettuò sin dagli anni ’90 trattamenti su greggi di pecore in Toscana.
In genere viene trattato tutto il gregge che si considera come un unico individuo. Per fare ciò bisogna considerare nella scelta di un rimedio, la specie, la morfologia della razza, il suo carattere, la sua costituzione, il sistema di allevamento usato (brado, semi-intensivo), l’alimentazione, il terreno di pascolo, le condizioni ambientali di temperatura e di zona (pianura, collina, montagna) le persone da cui vengono accudite, munte e portate al pascolo.
Si considera anche il tipo di patologie che il gregge presenta, come le manifesta, i trattamenti tradizionali effettuati (es vaccinazioni e antiparassitari) e altri parametri importanti.
Si sceglie in questo modo un rimedio “di Gruppo” che verrà somministrato o in acqua da bere o nel mangime.
Nel corso del tempo si fanno poi le valutazioni dell’andamento della terapia (follow up).
Le pecore rispondono molto bene ai trattamenti omeopatici che le rendono meno sensibili all’attacco di parassiti interni e alle malattie.

LE MALATTIE PIU’ COMUNEMENTE CURATE CON L’OMEOPATIA

ABORTI INFETTIVI
AGALASSIA CONTAGIOSA ( asciuttarella)
BRUCELLOSI
COLICHE INTESTINALI
CLOSTRIDIOSI
TETANO
ENTEROTOSSIEMIE negli agnelli e negli adulti
DISSENTERIA
DICROCELIOSI
ECHINOCOCCOSI
ECTIMA CONTAGIOSO
EPILESSIA
DISTOMATOSI
MASTITI SEMPLICI
MASTITE GANGRENOSA
MASTITE CONTAGIOSA
MASTITE STREPTOCOCCICA
MASTITE DA CORYNEBATTERI
MASTITE DA COLIBACILLI
METEORISMO ADDOMINALE
PEDAINA
MALATTIE DELL’OCCHIO
RAFFREDDAMENTI ANGINA
ROGNA
STRONGILOSI BRONCO POLMONARE
STRONGILOSI GASTROINTESTINALE

* alcune di queste malattie se diagnosticate, devono essere denunciate alla ASL di competenza

L’ OMEOPATIA NELLE VALLI DI ZERI

L’ OMEOPATIA NELLE VALLI DI ZERI

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 L’ OMEOPATIA NELLE VALLI DI ZERI, UNA COLLABORAZIONE TUTTA AL FEMMINILE

Dott.ssa  Francesca Passeri

Medico Veterinario

Scuola CIMI-Koinè

 

info@francescapisseri.it

 

 In Alta Lunigiana (provincia di Massa-Carrara), da alcuni anni nel comprensorio di Zeri sono attivi progetti di ricerca sull’applicazione della medicina omeopatica nell’allevamento ovino. Zeri è un comune di montagna: comprende tanti piccoli borghi, con una popolazione in continua decrescita poiché il territorio offre scarsi sbocchi lavorativi ai giovani. Tipica di questa zona è la pecora di razza Zerasca, di taglia medio-grande, cornuta, magnifica pascolatrice nelle zone impervie. Inoltre, l’agnello pesante di Zeri la cui produzione è un agnello pesante. L’ agnello di Zeri, per le sue pregiate caratteristiche organolettiche, è divenuto da alcuni anni presidio slow-food. Un gruppo di giovani donne, istruite e sensibili, riprendendo in mano recuperando il mestiere che era stato dei loro nonni,  ha deciso di dedicarsi a questa pastorizia di qualità e, insieme agli altri allevatori, ha istituito un Consorzio per la valorizzazione del loro prodotto. Si tratta di Patrizia Figaroli, Valentina Merletti, Cinzia Angiolini, che hanno deciso di investire le loro energie nella loro terra, e con grande amore si dedicano a un mestiere duro e faticoso.

Le allevatrici di Zeri sono molto attente alla salute e al benessere delle loro pecore e cercano di capire e approfondire i problemi che si verificano nei loro allevamenti.

 Hanno quindi accolto con entusiasmo la proposta di sperimentare la medicina omeopatica per il controllo delle parassitosi, in particolare le strongilosi gastro-intestinali; quindi, dal 2002 in poi, sono stati intrapresi diversi progetti di ricerca in collaborazione con l’Università di Pisa , Dipartimento di produzioni Animali e Dipartimento di Clinica Veterinaria della Facoltà di Medicina Veterinaria della Università di Pisa, Istituto Zooprofilattico Sperimentale Regioni Lazio e Toscana, Sezione di Pisa.Anche il gruppo di ricerca è costituito da donne: Novella Benvenuti , Giuliana Terracciano, Lorella Giuliotti, e la sottoscritta, si tratta di un gruppo interdisciplinare costituito da zootecnici, clinici, omeopati, esperti di analisi di laboratorio.

Insieme alle allevatrici è stato analizzato il problema delle parassitosi valutandone le relazioni con l’ambiente, la genetica, l’alimentazione degli animali, la gestione dei pascoli.

 Si è messo in luce, ragionando insieme, come la pratica diffusa di somministrare il vermifugo agli animali senza aver compiuto alcuna analisi preliminare non sia corretta in quanto i vermifughi hanno un forte impatto sull’ ambiente: basti pensare che il più utilizzato, l’Ivermectina, rimane per 50 anni nel terreno, può inquinare falde acquifere e produzioni vegetali, può risultare tossico per il terreno perché uccide molti utili microrganismi del terreno. Si è, inoltre, evidenziato come gli animali possano vivere in equilibrio con i parassiti che  sono utili, se in quantità non eccessiva, a potenziare la immunità dell’ animale stesso. Si è, quindi, stabilito di sottoporre i greggi a un monitoraggio parassitologico per  misurare la carica parassitaria (Uova per Grammo di Feci) nelle varie stagioni dell’anno, e tentare il trattamento omeopatico in una parte delle pecore. Sono state monitorate tutte le specie parassitarie che colpiscono gli ovini: i distomi, le tenie, i coccidi, gli strongili bronco-polmonari e gli strongili gastro-intestinali.

Il  medicinale omeopatico di fondo è stato prescritto in base alle caratteristiche del singolo gruppo: ogni gregge ha così avuto il suo medicinale .

La visita omeopatica comprende un’accurata osservazione del territorio e del clima,  delle strutture, dell’alimentazione, dei rapporti uomo-animale e delle dinamiche all’interno del gregge; si prosegue con  una indagine patologica recente e remota del gruppo, un’analisi dei comportamenti riferiti alla etologia della specie e delle modalità con cui i singoli animali del gregge si rapportano all’ambiente. Si effettua la visita clinica tradizionale dei soggetti ammalati con eventuali esami di laboratorio. I protocolli di ricerca comprendevano analisi parassitologiche, del sangue, rilievi clinici e produttivi:  sono stati sempre rispettosi del benessere animale dimostrando come si possa fare ricerca su modelli animali senza ricorrere ad animali da laboratorio. Tali ricerche, grazie all’utilizzo della omeopatia negli allevamenti, hanno anzi accresciuto il benessere delle pecore perché l’ approccio omeopatico ha reso più consapevoli le allevatrici rispetto alla gestione e alle esigenze dei loro animali. I risultati scaturiti dalle ricerche hanno indicato come spesso nelle razze ovine rustiche non vi siano relazioni significative tra carica parassitaria, analisi del sangue e fertilità degli animali facendo riflettere circa l’opportunità di effettuare i trattamenti farmacologici convenzionali antiparassitari rischiosi, come sopra indicato, quando vi sia una situazione di buon equilibrio tra ospite, ambiente e parassita.

Il  medicinale omeopatico ha indotto, nei vari esperimenti, un contenimento della carica parassitaria al di sotto della soglia di rischio, buoni livelli produttivi e un soddisfacente stato di salute degli animali in prova, stimolando positivamente la resistenza degli animali.

foto zeri

foto zeri 3

 La metodologia omeopatica è apparsa di pratica utilità grazie alla sua facilità d’uso, ai costi di gestione contenuti, all’assenza di tossicità.

Alcune allevatrici hanno deciso di estendere l’ utilizzo dell’ omeopatia a tutte  le malattie del gregge. Altre di continuare ad utilizzare l’omeopatia anche dopo la fine delle sperimentazioni, e di utilizzare i vermifughi convenzionali solo in caso di effettiva necessità e solo dopo diagnosi corretta. In questo modo hanno ottenuto più di un risultato: mantenuto più pulito il loro ambiente, abbattuto i costi di gestione dell’allevamento, valorizzato ulteriormente il loro prodotto agli occhi dei consumatori.

Nell’allevamento che voglia perseguire modelli di sostenibilità ambientale e di etica del rapporto uomo-animale, la medicina omeopatica si inserisce come approccio sanitario di prima scelta per la assenza di residui, l’approccio globale alla salute e l’approfondimento delle interazioni  animale-ambiente-uomo.

 

 

 

 

 

RIQUADRO

Come si fa a trovare un  solo medicinale per un gregge? Qui  la metodologia seguita

 

RICERCA DEL MEDICINALE utile a tutto il  GREGGE PER IL TRATTAMENTO DELLE PARASSITOSI in uno degli allevamenti considerati nel progetto di ricerca: dell’allevamento di Cinzia, consistenza: 200 pecore.

Si considerano gli aspetti ambientali e di gestione.Gli ovini  sono ricoverati in un ovile nelle ore notturne tutto l’anno per la presenza  di predatori (lupo), pascolano nelle ore diurne, integrazione alimentare a base di fieno e cereali.

Storia (Anamnesi) patologica: frequenti episodi di bronchiti e polmoniti sia nei soggetti giovani che negli adulti; nei giovani mortalità e disturbi gastro-enterici con meteorismo; negli adulti tosse secca,  rare mastiti; sono annualmente effettuati due trattamenti antiparassitari con farmaci tradizionali.

 Si valuta poi il COMPORTAMENTO DEL GREGGE come se fosse un solo individuo.

Le pecore sono comunicative, molto vivaci e giocherellone; in alcuni momenti c’è competizione fra loro; l’allevatrice riferisce che questo gregge tende a non seguirla, manifestando una certa autonomia, anche l’operazione di far rientrare le pecore nell’ovile, pur se con l’aiuto del cane, è difficoltosa.

Gli animali, appena  vedono da lontano il nostro gruppo che si avvicina, richiamano l’attenzione belando insistentemente .

 

Caratteristiche del gregge considerate importanti  per la scelta del medicinale omeopatico

Relativa autonomia e una certa fierezza (dato comportamentale molto particolare trattandosi di pecore), vivacità e comunicatività, problemi respiratori

 

PRESCRIZIONE – In questo gregge è stato prescritto un medicinale omeopatico  della famiglia dei serpenti, alla decimillesima diluizione Korsakoviana. La somministrazione è stata fatta alle singole pecore  per via orale con erogatore a spruzzo, una volta ogni 15 giorni per due mesi.

 

 

BOX  PARASSITOSI

 

 Gli ovini sono una delle specie domestiche maggiormente colpite dalle parassitosi, i parassiti interni (endoparassiti) degli ovini appartengono a diverse specie e generi di protozoi, come i coccidi, ai platelminti, come le tenie, ai nematelminti, come gli strongili.

 Gli animali convivono, senza subirne danni, con quantità limitate di parassiti, mentre se i parassiti aumentano oltre una certa soglia si possono avere disturbi quali dimagramento, anemia, diarrea e tosse se si tratta di parassiti che colpiscono l’albero respiratorio.

L’ organismo animale è dotato di capacità di resistenza ai parassiti, cioè di limitare la carica parassitaria tramite i propri meccanismi di difesa organica, e la capacità di resilienza, cioè di tollerare senza ammalarsi la presenza dei parassiti stessi. Si suppone che la terapia omeopatica possa agire stimolando entrambe tali capacità dell’ organismo animale. I progetti di monitoraggio svoltisi negli ultimi 8 anni nelle valli di Zeri hanno riguardato il controllo di tutte le specie parassitarie presenti, sono stati inoltre tenuti sotto controllo i valori  del sangue, la fertilità e i sintomi clinici. Nell’ ultimo progetto è stato inoltre valutato lo stato immunitario.

foto zeri 2

Un Caso Di Mastite Nella Pecora

Un Caso Di  Mastite Nella Pecora

BATTISTI (1)

BATTISTI (42)

Vengo chiamata una mattina da un piccolo allevatore  a causa di una pecora che a suo parere aveva l’indigestione.  Vuole sapere per telefono cosa può darle e io gli rispondo che non faccio visite telefoniche, le bestie le devo vedere.  “Sono già tre giorni che sta male, venga subito allora! “ dice con tono perentorio. Devo dire che in tanti anni di professione ho affinato le tecniche del self control e gli dò un appuntamento dopo 2 ore.

E’ una grossa pecora di razza comisana, con due abbacchi bellissimi. Dato che aveva finito il mangime, il proprietario le ha dato un bel po’ di schiacciato per cavalli provocando acidosi ruminale e un blocco del rumine; le era già stato somministrato, come si fa un questi casi, bicarbonato di sodio e lievito di birra con risultati nulli. E’ sdraiata per terra occhio fisso,non va di corpo da tre giorni, è molto sofferente e non è gonfia. La temperatura è di 41°C non è difficile diagnosticare oltre all’acidosi ruminale, una mastite provocata da errore alimentare. Nelle pecore è quasi sempre mortale e iniziare il lunedì con un sicuro insuccesso, mi deprime un po’. Mentre sono lì inizia a evacuare feci molli, mucose e scure. Scelgo di non farle subito l’antibiotico, perché le condizioni di tossicosi e disidratazione erano gravi e nella mia esperienza organismi con poca energia vitale non reggono l’aggressione dell’antibiotico.  E’ una scelta rischiosa e criticabile, ma molte sono le pecore e le capre che mi sono morte in seguito a ciò, nonostante infusioni in vena di liquidi.

  Il rimedio da me scelto è Arsenicum album 30 Ch in gocce sciolte in acqua e somministrato ogni ora con la bottiglietta del Gatorade, che ho trovato molto utile anche nei maiali. La mattina dopo, presto, il proprietario mi chiama che la bestia sta male e la vuole sopprimere. Vado, la rivisito: sta cominciando a reagire, il rumine si muove un pochino, ha diarrea, è molto sofferente, la mammella è dura gonfia, rossa, dolente, esce un essudato giallino scuro, la febbre è a 40°.  Mentre il proprietario sbraita perché pretende che io la sopprima, preparo l’antibiotico e somministro Belladonna 200ch  intervallata da  Pyrogenium 5ch (avevo solo quella potenza a disposizione)  ogni mezz’ora. Vado via con un cancello che mi si chiude alle spalle rumorosamente, e lui che grida “ Che si crede, io ho esperienza delle bestie, questa muore, perché farla soffrire? “  Solo dopo scoprirò il motivo di tale arrabbiatura…

La mattina dopo sul tardi ricevo una telefonata: “Dottoressa buongiorno, sono il padre della pecora!”   Da lì intuisco che è ancora viva  “  Allora come va?   E’ in piedi e mangia ! Mi precipito sul posto e sembra un miracolo vederla in quelle condizioni. Benedico l’omeopatia, Samuel e la mia fede… La febbre è scesa a 38° e mezzo,la bestia si corica sul lato più colpito, la mammella  è un ammasso duro,dolente rischia di andare in necrosi. Impongo ai proprietari di mungerla più volte al giorno e cambio terapia somministrando  Phytolacca 30 ch e Bryonia 30 ch ogni ora, naturalmente con antibiotico e lievito di birra per affrettare la ricostituzione della flora microbica ruminale danneggiata dall’acidosi. Dico al proprietario di fare tutto con scrupolo,perché se va bene scrivo un articolo sul giornale. Questa cosa lo gratifica  molto e sarà un grosso incentivo per il seguito della storia.

Dopo 2 giorni ritorno, la bestia sta bene ma la mammella è malandata, ancora dolente anche perché gli abbacchi cercano comunque di alimentarsi, non amando molto il latte artificiale che gli era stato somministrato fino a quel momento.

Aggiusto  la terapia  Bryonia 1000 ch e Phytolacca 200ch mattino e sera per 4 giorni
Durante questa terapia la mammella ha ripreso la sua funzionalità completa nel quarto destro e per metà nel quarto sinistro. Dopo 9 giorni somministro Bryonia XMK una volta al giorno per 7 giorni.

Dopo altri 9 giorni la ricontrollo e sta veramente meglio e il proprietario dice che comunque la vuole macellare perché la mammella è rimasta un po’ dura. Lo capisco, ad una successiva gravidanza la percentuale di sviluppare un’altra mastite è molto alta. Gli abbacchi, ormai cresciuti sono bellissimi e ancora ciucciano .Lei pascola al prato insieme a resto del gregge ed è una madre premurosa.  Mi dispiace, vorrei allungarle la vita e gli chiedo di aspettare somministrandole  Conium maculatum 200 ch una volta al giorno per 10 giorni.
Vado a rivederla e l’ammasso duro si è ridotto alle dimensioni di un grosso  pugno.

Insisto e gli prescrivo Conium Maculatum 1000 ch la dose unica sciolta dentro la bottiglietta per 7 giorni..  Alla visita successiva (ormai è un piacere intrattenermi con il sg. Antonio )  l’ammasso si è ridotto della metà, ma certo non è sparito.  E’ durante la conversazione che il proprietario mi  racconta l’esperienza orrenda che ha vissuto durante  la colica del suo cavallo, che a quanto pare si è presentata subito chirurgica e che per incompetenza nel formulare una diagnosi certa, è morto con atroci dolori.

Sono contenta che abbia riacquistato la fiducia nella nostra categoria e mi permetto di dirgli
“ dica la verità, ha pensato che fossi matta quando le dicevo che quelle palline  avrebbero salvato la vita alla sua pecora? Risposta “ Dottorè il mondo l’hanno fatto i matti, mica quelli normali!”

Ringrazio il sg.Antonio  perché senza i proprietari collaborativi, l’omeopatia sugli animali non potrebbe essere realizzata con successo.

Criterio Per La Scelta Dei Rimedi Durante Il Caso Esposto

Ho deciso di usare due rimedi contemporaneamente, metodo incorretto dal punto di vista unicista,  seguendo il mio istinto  davanti a  un caso acutissimo in una specie in cui questo tipo di patologia porta nella maggior parte dei casi alla morte del soggetto. L’uso dell’antibiotico, che di per sé non è risolutivo, è un mio dovere e un diritto da parte di chi mi chiama di avere a disposizione tutti i metodi di terapia disponibili per salvare la vita a un animale.

ARSENICUM ALBUM  per intossicazioni di origine alimentare

BELLADONNA  per i segni classici dell’infiammazione e per la violenza dei sintomi

PYROGENIUM  per la febbre di origine settica

PHYTOLACCA  per il dolore iperacuto, gonfiori ghiandolari con calore e infiammazione, mammelle dure e dolenti

BRYONIA   perché si corica sul lato malato e la temperatura è scesa  e ha  grande sete

CONIUM   per indurimenti e ingrossamenti ghiandolari  mammelle lasse dure e dolenti

Dott.ssa Carla De Benedictis
Medico Veterinario
Velletri   Roma