Per una ricerca omeopatica efficace Le Medicine Non Convenzionali di quale ricerca hanno bisogno?

Per una ricerca omeopatica efficace
Le Medicine Non Convenzionali di quale ricerca hanno bisogno?

La recente pubblicazione del lavoro del Prof. Paolo Bellavite e del suo Gruppo di ricerca, Studio dell’effetto di alte diluizioni di Gelsemium sempervirens su modelli murini di ansia, pubblicato su Psycofarmacology, ci offre l’opportunità di esplicitare una riflessione più generale, di per sé complessa e non definitiva, sul nostro rapporto con gli animali e del relativo paradigma omeopatico ad essi applicato.

Sebbene la Società Italiana Omeopatia Veterinaria (SIOV) esprima apprezzamento per il lavoro e l’impegno svolto dai ricercatori come Paolo Bellavite nel corso di questi anni a sostegno dell’omeopatia, evidenzia nel contempo forti perplessità sulle ricerche condotte con l’utilizzo di rimedi omeopatici e di animali “in” laboratorio. Per inciso approfittiamo anche per specificare che è preferibile non definire quelle specie animali, che maggiormente purtroppo si utilizzano nei laboratori, “animali da laboratorio” ma “animali utilizzati in laboratorio”. Le classificazioni funzionali dei non umani (per esempio animali da reddito, da compagnia, ecc.) relegano questi viventi in categorie fuorvianti, quasi sempre per finalità economiche e di potere, che non aiutano a stabilire un corretto rapporto con essi.

Le nostre società industrializzate (i paesi cd. del nord del mondo) vivono una condizione di abbondanza, spreco e inutilità. Questa condizione grava soprattutto sulle fasce deboli dei nostri ecosistemi ambientali e sociali. Un peso molto grande lo portano sulle spalle gli animali, di tutte le specie e condizioni di vita, che spesso rappresentano gli ultimi destinatari di un processo di sfruttamento e reificazione che ci vede, in qualche modo, tutti responsabili.
In virtù di sovrastrutture socio-culturali, intellettuali ed economiche, gli animali domestici (e per altre strade anche quelli selvatici) pagano un prezzo enorme e poco noto sia in termini di sofferenze che di uccisioni di massa (cibo, pellicce, ricerca, ecc.). Alcuni hanno parlato di un olocausto per gli animali e questa similitudine, per quanto forte e profondamente evocatrice, non si discosta tanto da quello che ogni giorno, e per tutto l’anno, avviene nei confronti di miliardi di esseri viventi non umani.
La nostra visione del mondo antropocentrica e specista ci consente e giustifica un “uso” degli animali che, da esseri viventi dotati di sensazioni e quindi della capacità di gioire e soffrire, sono stati trasformati in “oggetti” da manipolare per il nostro interesse personale.
Non crediamo che il miglioramento dell’umanità possa derivare dalla sofferenza dei più deboli, sia essi umani che non umani.
Ci rendiamo conto che l’argomento della relazione con gli animali (paradigma fondamentale del nostro rapporto con l’alterità e la diversità) sia complesso e spesso contraddittorio. Nessuno è escluso dalla difficoltà di tradurre in pratica queste nobili intenzioni. Ma almeno manifestiamo il dovere di tentare una riconciliazione con il mondo animale e di promuoverne ad ogni livello la salute e la felicità. Le stesse cose che ognuno vorrebbe per se stesso e, si spera, per il resto delle forme viventi con le quali condividiamo il Pianeta.
I vari comitati etici e altre istituzioni simili non sono gli unici detentori del giudizio etico nei confronti della relazione, sebbene finalizzata alla ricerca, con gli animali. Come uomini, come compagni di vita degli animali, come veterinari e come omeopati, desideriamo esprimere una valutazione critica nei confronti di pratiche che sostengono e riproducono modelli di mercificazione e sofferenza animale (sia essa in laboratorio che in altre condizioni come negli allevamenti lager o industrializzati).

Nell’ambito del nostro gruppo di lavoro ci interroghiamo da tempo su quali applicazioni siano coerenti con il paradigma omeopatico. Una di esse riguarda l’uso clinico e il confronto con concetti come il benessere animale, la salute e relativi ostacoli, la cura e la malattia specie in contesti come quelli degli allevamenti intensivi e di certe produzioni zootecniche dove le condizioni di vita sono al limite non solo del condivisibile ma soprattutto del sopportabile da parte degli animali.
Un’altra riflessione rispetto alla coerenza dei fondamenti omeopatici riguarda l’ambito della ricerca.

Diversi lavori tentano di sostenere una produttività zootecnica attraverso l’uso dell’omeopatia quantificabile in termini di costo-beneficio o che ci dimostra alcuni percorsi fisio-patologici come ad esempio un sostegno immunitario nelle condizioni di stress degli animali. Ma oltre ad esprimere solo in parte le potenzialità terapeutiche dell’omeopatia, questo approccio non coincide con i fondamenti e gli scopi del paradigma omeopatico e del nostro lavoro di medici finalizzato alla cura e alla promozione della salute e non riducibile all’utilizzo dell’omeopatia per sostenere pratiche di allevamento eticamente improponibili sia per gli animali che per la salute umana e ambientale.

L’omeopatia come antesignana della ricerca sperimentale introduce il modello dei proving ben prima della moderna sperimentazione animale. Oggi per validare una sorta di efficacia omeopatica agli occhi di un scienza dominante, che continua ad ostinarsi nel non prendere atto delle evidenze prodotte, alcuni ricercatori devono ricorrere al modello sperimentale più critico sul piano etico (uso degli animali) per dimostrare e quantificare un effetto biologico delle soluzioni diluite e dinamizzate.
Crediamo che pur nel rispetto del lavoro di questi ricercatori, sia altrettanto importante procedere nel confronto al fine di indirizzare e sostenere la ricerca nel pieno interesse della conoscenza e dell’omeopatia.

Invitiamo quindi tutti i ricercatori che desiderano indagare sugli effetti dei rimedi omeopatici a non utilizzare gli animali (modelli animali) e ricercare innanzitutto forma alternative di studio che non implichino sofferenza, danno, sfruttamento e morte
Confidiamo in un impegno per una ricerca omeopatica sempre più in linea con le esigenze proprie del paradigma epistemologico di riferimento e nello stesso tempo che tenga conto dei diritti fondamentali di ogni essere vivente.

Dott. Marco Verdone
Dott. Alessandro Battigelli
Dott. David Bettio
Dott. Roberto Orsi
Dott.ssa Barbara Rigamonti
Dott.ssa Carla De Benedictis