LA RICERCA IN OMEOPATIA VETERINARIA di Francesca Pisseri

LA RICERCA IN OMEOPATIA VETERINARIA

Francesca Pisseri
Scuola CIMI-Koinè

E’ importante fare una distinzione tra aspetti etici e metodologici, anche se sono comunque interconnessi.
L’etica è patrimonio di tutti, che come cittadini ed esseri umani, abbiamo il diritto e il dovere, di farne oggetto di discussione.
Per trattare invece di metodologia della ricerca è necessaria una preparazione specifica.

RICERCA IN OMEOPATIA-ASPETTI METODOLOGICI

Una prima distinzione va fatta in (definizioni di Pindaro Mattoli):

RICERCA ENDO-OMEOPATICA: provings, conferma clinica di rimedi, ecc

RICERCA ESO-OMEOPATICA:
1- su modelli vegetali
2- su colture cellulari
3- su embrioni
sono molto importanti perché le condizioni di laboratorio e i grandi numeri di cui si può disporre con questi tipi di ricerca consentono di arrivare a risultati statisticamente molto forti, si tratta a mio parere più che di ricerca sulla omeopatia, di ricerca sugli effetti delle alte diluizioni. I due concetti sono molto diversi: la omeopatia si basa sull’ applicazione del principio di similitudine, mentre per questi esperimenti le sostanze ad alte diluizioni da utilizzare sono scelte in base a criteri diversi.

4- su modelli animali
– di laboratorio
– allevamenti
– pets

Gli animali di laboratorio non sono, a mio avviso, un valido modello di studio per le condizioni di vita artificiose che non consentono una buona applicazione del principio di similitudine.

Sono percorribili le strade della ricerca su pets e su allevamenti.
Accenno ad alcune problematiche metodologiche, che necessitano comunque di ulteriore approfondimento.

Per dimostrare l’efficacia della omeopatia per una certa patologia, è necessario effettuare un trial controllato e randomizzato, altrimenti non si può parlare di studio di efficacia, ma solo di studio osservazionale. Tale ricerca è molto costosa e difficile da realizzare sui pets, mentre è più agevole negli allevamenti. Inoltre le analoghe condizioni ambientali degli animali di uno stesso allevamento consentono di limitare la distorsione dei risultati dovuta al fatto che animali di uno stesso protocollo, in diverse condizioni ambientali, sono soggetti a fattori che possono influire sui risultati.

Per motivi etici, per alcune patologie, può essere sconsigliato avere un gruppo di animali non trattato ( non verrebbero curati), si può comunque impostare lo studio con un gruppo trattato omeopaticamente e un gruppo trattato col farmaco convenzionale, anche tale modello di studio ha un alto valore dimostrativo di efficacia, in base alle linee della Evidente Based Medicine.

Per quanto concerne gli allevamenti, i risultati della omeopatia sono tanto più evidenti quanto più problemi sono presenti nell’ allevamento. Se un gruppo di animali ha condizioni di vita, alimentazione, ecc ottimali, i risultati dell’ azione del rimedio saranno meno apprezzabili (siamo più vicini alle condizioni di equilibrio).

Un singolo caso clinico, o una raccolta di casi clinici ben corredata da analisi, possono essere validi studi osservazionali, e hanno lo scopo di diffondere le osservazioni su un certo argomento, ma non hanno valore dimostrativo di efficacia. Il loro valore scientifico è tanto più alto quanto meno studiato è l’argomento di cui si occupano.

E’ molto importante stabilire la durata dei follow-up riferita alle varie patologie perché sia significativa la osservazione.

La statistica si può applicare sia ai TCC che agli studi osservazionali ( statistica descrittiva).

Costruzione del protocollo di uno studio:
– scopo del lavoro
– disegno dello studio
– risultati attesi

E’ consigliabile consultare tutta la letteratura già pubblicata sull’ argomento, anche riguardante lo studio di approcci diversi da quello omeopatico, ma impieganti analoghi modelli di studio.
Trovare i fondi per la ricerca!!!! È un lavoro faticosissimo!

Formazione del gruppo di lavoro:
– uno statistico
– un omeopata
– un esperto della branca clinica che si va ad indagare
– infettivologo se mal. infettive
– altre figure….. ( più il gruppo è interdisciplinare, e meglio è)

Lo statistico va coinvolto dall’inizio, per costruire insieme il disegno dello studio.
Lo scopo del lavoro non potrà comprendere lo studio di troppe variabili, perché si complica e si rischia che non sia attuabile.

E’ bene che l’omeopata si occupi solo della parte riguardante la omeopatia durante la costruzione del disegno dello studio, la parte omeopatica del lavoro, la discussione finale dei dati, per non influenzare i dati stessi.

Ci vuole una persona che segua tutte le fasi della ricerca e raccolga i dati, questo è un lavoro che richiede un certo impegno ( min. ½ giornata a settimana per un anno per un lavoro di media entità).

Raccolte di casi clinici: prospettiva o retrospettiva, i controlli, sia clinici che di laboratorio, dovrebbero avere tutti gli stessi intervalli e essere effettuati con gli stessi criteri e nello stesso laboratorio.

Pubblicazione dell’articolo: fare un lavoro di cernita fra le varie riviste, considerando l’ impact factor, il taglio della rivista, ecc. E’ consigliabile leggere diversi articoli pubblicati sulle riviste cui si è interessati, per impostare al meglio l’ articolo.
Far leggere l’articolo a diversi esperti che non abbiano partecipato al lavoro, perché possono evidenziare aspetti e punti critici che agli autori possono essere sfuggiti.

IL CONSENSO DEL COMITATO ETICO VA CHIESTO IN TUTTI I CASI, MANDANDO IL PROTOCOLLO PER L’ APPROVAZIONE ( anche se il paziente, curato, fa solo un prelievo in più di sangue a scopo di ricerca)

AI PROPRIETARI VA CHIESTO IL CONSENSO INFORMATO

RICERCA IN OMEOPATIA VETERINARIA-ASPETTI ETICI

Per quanto riguarda gli aspetti etici, vi riporto la mia personale opinione.
LAVORO DELL’ OMEOPATA NEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI
Personalmente non condivido tale sistema produttivo, per le gravi ripercussioni ambientali, le tragiche condizioni di vita degli animali, ed un modello di tipo industriale che forza e scompensa gli ecosistemi agricoli privilegiando la quantità a scapito della qualità delle produzioni, ma non trovo eticamente inaccettabile che un omeopata contribuisca a migliorare, anche se di poco, la salute e il benessere di questi animali.
Va ricordato, inoltre, che gravi maltrattamenti vengono perpetrati a danno di molti animali “da compagnia”, costretti in condizioni di infelicità per gravi difficoltà nel mettere in atto attività sociali, sessuali, predatorie, di gioco,ecc. la cui esistenza è destinata a soddisfare esigenze relazionali dell’ uomo impostate su modalità comunicative ed affettive umane; e non vanno dimenticati gli equini, che sono forse gli animali più maltrattati, sia a livello fisico che etologico, sappiamo bene come le più diffuse attività a cavallo e le condizioni in cui i cavalli vengono fatti vivere (isolamento, carenza di relazioni sociali ed affettive, ecc.) siano gravi forme di maltrattamento. Pensiamo sia giusto rifiutarsi di aiutare questi animali con la medicina omeopatica?
Io credo sia auspicabile che gli omeopati veterinari contribuiscano al miglioramento del benessere animale e del rapporto uomo-animale tramite una comunicazione costruttiva con chi gli animali li gestisce, soprattutto nelle situazioni che presentano dolorosi punti critici!

RICERCA SU MODELLI ANIMALI
In merito agli aspetti etici della sperimentazione animale, sono contraria a qualunque disegno di ricerca (anche riguardante la medicina convenzionale) che provochi sofferenze agli animali, e che li costringa a condizioni di vita da laboratorio, ma non vedo che problema ci sia nello studiare l’omeopatia su modelli animali. Ricerche effettuate in campo su allevamenti, per esempio, possono contribuire alla salute e al benessere animale e ambientale

UTILITA’ DELLA RICERCA IN OMEOPATIA
I lavori dimostrativi di efficacia possono essere molto utili a far diffondere l’ utilizzo della omeopatia sul territorio.
Sono inoltre utili a far diffondere le conoscenze sulla omeopatia in ambito scientifico.
Rifiuto fortemente il concetto che due paradigmi non possano confrontarsi e dialogare. Credo che ciò sia possibile, nel reciproco rispetto delle proprie peculiarità teoriche e metodologiche.
E’ ovvio che la ricerca effettuata col metodo scientifico giunge necessariamente a risultati espressi in forma riduzionista, ma l’essenziale è che nella metodologia dello studio il metodo di applicazione della omeopatia sia basato sui principi fondamentali della nostra disciplina.
Un lavoro scientifico non sarà necessariamente esaustivo dal punto di vista omeopatico, ma non è quello lo scopo. La letteratura scientifica serve a diffondere i risultati sull’efficacia della nostra medicina nell’affrontare vari tipi di patologie, nel gestire la sanità animale negli allevamenti, nell’ essere un utile mezzo di cura e prevenzione.
Se i dati risultanti dalle ricerche sono diffusibili alla classe medica, ai cittadini, e al mondo accademico, penso si possa pervenire, un giorno, ad una scelta terapeutica libera da pregiudizi e basata solo su ciò che è meglio per il paziente.
Se si vuole dialogare con un mondo diverso dal nostro, è necessario utilizzare un linguaggio che con esso si possa interfacciare.
Non scandalizziamoci se nei risultati delle ricerche si parla di malattia e non di malato! Una ricerca scientifica deve, per forza, darsi un ambito limitato di indagine; ma è ovvio, e nel lavoro va specificato, che la modalità prescrittiva e gli effetti della nostra terapia riguardano l’intero individuo.
Alla letteratura omeopatica il compito di approfondire aspetti clinici, metodologici e teorici indispensabili ad accrescere le nostre conoscenze in materia.

Documento prodotto per SIOV in data 10-07-2010