STORIE DI VETERINARIA OMEOPATICA DEL 1800

STORIE DI VETERINARIA OMEOPATICA DEL 1800
Tratte da articoli di Mario Buttignol apparsi sui numeri 33 e 39 del “Il medico Omeopata”

GIOACCHINO POMPILI

Direttore della mitica Rivista Omiopatica, la scopriamo sfogliando le pagine di un suo articolo stilato con precisione oggettiva e pubblicato a p. 80 del 7° vol. (1861), della stessa rivista.Lasciamo pertanto la parola allo
stesso Pompili che ricorda così l’episodio:
Nell’Aprile del 1848, trovandomi a Giano nella provincia di Spoleto fui interessatodal signor Martino Mass visitare un suo bove infermo. Lo rinvenni affetto da glossite. La lingua era grossissima da non capire in bocca, infiammata e rossa inferiormente,
secca e ruvida come legno scabroso
nella sua parte superiore: vi era
impossibilità a deglutire e a sorbire
liquidi; non ruminazione, febbre, dimagrimento.
Era questa la prima applicazione dell’Omeopatia
alla veterinaria, alla quale
venivo invitato.
Amministrai subito Aconit. 30, a più
riprese; successivamente Bell. Merc. e
Sulph. Acid. L’animale venne gradatamente
migliorando, in specie sotto il
primo e sotto l’ultimo dei rimedi. Nel
quinto giorno cominciò a mangiare da se;
e nel settimo, persistendo sempre un’emissione
di spuma salivale dalla bocca
ripetei Merc. 30. Dopo sei altri giorni,
vista non intera la facoltà a mangiare
poiché la lingua, sebbene tornata umida
rimaneva ancora alquanto grossa, ripetei
Aconit. 18: vi fu peggioramento; onde
nell’indomani propinai di nuovo Merc.
Passati due giorni si era in stato quasi
stazionario; ed avuto anche riguardo alla
gonfiezza sotto-mascellare, di natura
ghiandolare, detti Dulc. Trascorsi altri
otto giorni fra alternative di meglio e di
peggio, e tardando ancora una completa
risoluzione, ricorsi a Sulph.; dal quale
poco o nessuno vantaggio essendosi visto,
tentai nuovamente Merc. 4. Il bove peggiorò,
la lingua con mia sorpresa si fece
più arida e dura, ed il mangiare impossibile.
Mi confidai a Carb. an. che produsse
il bellissimo effetto di rammollire la lingua
per modo che l’animale tornò a mangiare
da se. Ma dopo tre giorni di questo
miglioramento, non so per quale accidente,
vi fu ancora nuova esacerbazione
alla quale opposi Bell. 30. Neppur da
questo si ebbero i vantaggi desiderati;
cosicché dopo qualche altro giorno mi
rivolsi a Nux vom. , unica dose.
Questo rimedio, con stupore di parecchi
increduli, mutò interamente scena; poiché
la lingua si sgonfiò e si rifece naturale, il
bove tornò a mangiare, a ruminare e a
riprender carne, e nel dì 24 maggio fu venduto
come sano alla fiera di Castel Ritaldi.

Una figura storica, Sesto Mattoli,
in Rivista Omiopatica, dice
in sei paragrafi dei vantaggi del trattamento
omeopatico nella cura di animali:
Facilità d’amministrazione, Risparmio
nel costo delle medicine, Risparmio della
forza vitale, Risparmio di vita, Semplicità
di cura, e infine, La pratica omiopatica è
la più perfetta.

JAMES TYLER KENT

casi clinici di animali da compagnia:
Jennie L., cagna inglese setter era affetta da
placche di scabbia qua e là sui fianchi e
nella pancia. Essa aveva bisogno di giacere
accanto al fuoco temendo il freddo e l’aria
aperta e piagnucolava quando veniva
lavata. Dato Hepar-sulp. Guarì subito.
Max, cane inglese setter prese la scabbia.
Incominciò sotto le mascelle e si stese
fino al collo con qualche placca sulla
pancia. Era sensibile al calore, voleva
giacere accanto ad una finestra aperta ed
aveva bisogno di star fuori della porta.
Sarebbe voluto andare sotto l’acqua corrente.
Prese Pulsatilla e guarì rapidamente
continuando bene per qualche
tempo. La scabbia venne fuori nuovamente
e Pulsatilla di nuovo lo guarì permanentemente.
Belva, bracco irlandese da acqua fu preso
improvvisamente da dissenteria. Feccie
vischiose sanguigne, frequenti, scarse. Si
premeva come se non avesse potuto finire
il bisogno e passava solamente un piccolo
pezzo di muco misto a sangue. Gli fu dato
Mercurio e guarì completamente.
Ned k., cane setter inglese era molto
offensivo e non cresceva. Il suo pelo si
arruffava e non si sarebbe allisciato malgrado
qualunque spazzolamento. Gli fu
dato Psorinum e divenne affamato e
subito ebbe un lustro mantello.
Large gatto maltese. Sembrava molto
contento nel farsi lisciare il collo e la
parte inferiore della spina, ma allorché la
mano tornava indietro andava contro la
radice della coda, l’espressioni del gatto
erano quelle di un grande dolore. Il gatto
urlava, graffiava e mordeva tutte le volte
che si esercitava una pressione sulla
radice della coda. Questo stato che esisteva
da lungo tempo mise capo ad un
grande soffrire e minacciava delle convulsioni.
Hypericum cm lo guarì prontamente
rimuovendo ogni sensibilità dalla
radice della coda. Non c’era né si sapeva
che vi fosse stata lesione localmente, e la
prescrizione fu fatta sul sintomo bene
accertato: sensibilità del coccige.
Se andate a far qualche visita in campagna
vi sarà detto da un fattore che
nella decorsa notte, una delle sue vacche
andò in un campo di trifoglio e
mangiò del trifoglio in eccesso ed ora
egli teme di perdere la vacca in causa
delle enorme distensione dell’addome
Dott. Bernhardt
Fincke (1821-1906), che aggiungono
anche l’incredulità delle
galline e dei cavalli guariti con i granuli
omeopatici.
Una gallina di sei anni che faceva tre o
quattro uova alla settimana, in seguito
iniziò a farne senza guscio duro e pure
se le mangiava. Si somministrò una
dose di Calcarea carbonica 9CH, ma
dopo una settimana la situazione non
migliorò. Gli fu data un’altra dose di
Calcarea carbonica cm ed il secondo
giorno la gallina fece un uovo con il
guscio duro e continuò a produrre per
lungo tempo.
Essa una volta fu presa da stitichezza e
si temette di perderla. Una dose di
Nux vomica 9CH che le recò sollievo
in un’ora.
Nel racconto, inoltre, si evidenzia che
quando le galline prendono il colera
del pollame, si mettono nell’acqua da bere
(tre quarti di litro) circa dieci globuli diVeratrum
album 9CH, ed in poche ore esse
stanno benissimo.
Fincke, coordinatore di queste storie
veterinarie, probabilmente ha inteso
offrire al lettore una guida allo studio
dellaMateriaMedica, piuttosto che una
sinossi per la prassi terapeutica. Questa
tendenza, in letteratura ottocentesca,
è un fenomeno quasi uniforme.
Una gallina color argento un giorno si
spaventò e si mise a correre su se
stessa. Una dose di Belladonna 9CH la
migliorò dopo un’ora, e continuò a
star bene a tal punto che divenne una
brava chioccia per altri quattro anni.
L’autore scrisse che quando le galline
prendono il crup sono salvate da una
dose di Spongia tosta 9CH, e sono
spesso migliorate in breve tempo. Inoltre
si legge la modalità di somministrazione
del rimedio: “Una persona
prende la gallina, un’altra gli apre il becco
con la mano sinistra, e con la destra si versano
alcuni globuli nella gola.”
Dalla descrizione dell’articolo si
evince che queste storie veterinarie
erano frutto di una riunione di Omeopati.
Un nome di spicco per le sue insigni
qualità di caposcuola presente alla
riunione, era il Dott. JamesTyler Kent
(1849-1916), che disse di avere una
storia di un cane guarito con i granuli.
Racconta Kent che un giorno il cane
guardava con insistenza una vacca che
stava partorendo, essa gli molò un calcio
con la gamba posteriore e lo ferì
per puntura. Dopo la guarigione il cane
conseguì un intirizzimento, cosicché il
suo valore scese da diecimila dollari a
pochi centesimi. Kent spedì al proprietario
una dose di Ledum che guarì
il cane, e pertanto migliorò anche il
suo valore commerciale.
Intervenne il Dott. Erastus Eli Case
(1847-1918), che raccontò di cinque
casi di scarlattina in famiglia. In quei
tempi, sottolineò, si usava bruciare la
biancheria che fosse venuta in contatto
con ilmalato.Difatti lamise su un carro
trainato da un cavallo e la portò lontano
da casa. Dopo circa nove giorni l’animale
ebbe tutti i sintomi di febbre scarlattina.
Durante la sua malattia “il pelo
dell’animale cadde e la cute si spelò come
nella desquamazione della scarlattina.I chirurghi
veterinari dichiararono che i cavalli
non prendono la scarlattina perché non si
trovano bacilli nei loro corpi.
Storie omeopatiche
20

Un altro medico presente al convegno,
il Dott. BushrodW. James, disse che il
cavallo di un suo paziente finché il proprietario
era in vita, fu sempre guarito
da un Veterinario Omeopata. Poco
dopo la morte del proprietario il cavallo
si ammalò e fu chiamato un celebre
Veterinario del luogo il quale
decise che, se un cavallo pesa dieci
volte una persona, la dose del farmaco
allopatico deve pesare dieci volte di
più. Infatti, si rileva, al cavallo si somministrò
250 grani di Chinino, ed alla
terza dose il cavallo morì.
In questi scambi amichevoli di esperienze
veterinarie qualcuno domandò
ai presenti se c’erano stati casi di spavento
(!) guariti con l’Omeopatia. Il
Dott.Charles E. Sawyer (1860-1924),
rispose che nella sua esperienza conosceva
diversi casi guariti. Infatti, confermò
che un uomo, del quale curava
la moglie per cancro al seno, pensava
che i rimedi fossero acqua fresca, ma
che la sola fede guariva. Sawyer gli fece
notare che il suo cavallo aveva alcune
fistole, e chiese al proprietario se il cavallo
avesse la fede, tosto gli disse che
poteva curare quelle aperture fistolose
e consegnò al proprietario tre dosi di
Silicea. Poco dopo il cavallo guarì e
l’Omeopata guarì anche la moglie del
proprietario.
Prese la parola il Dott. John Henry
Allen (1836-1909), un eccellente hahnemanniano
che pubblicò un famoso
trattato sulle malattie della pelle, essendo
un rinomato dermatologo. Egli
dichiarò che nello Stato dell’Indiana
esistevano diversi allevamenti di cavalli
puro sangue e che la maggioranza dei
proprietari li curavano con l’Omeopatia
e raramente perdevano un cavallo.
Il Dott. F. Powel riferì il caso di un suo
paziente che possedeva un cavallo, il
quale fu messo a lavorare troppo presto.
L’orina scomparve e l’animale manifestava
una grande angoscia. Questa
condizione, secondo Power, era considerata
fatale. Il medico decise che
Hyosciamus 200 era il rimedio adatto
ed in sei ore l’orina ritornò e il cavallo
guarì.
Intervenne di nuovo il Dott. James,
che possedeva una cavalla di buona
salute e fece un contratto con la scuderia
della città – leggere queste storie
è interessante perché ci
raccontano anche la vita di tutti i
giorni nell’America di quel periodo:
alcuni proprietari di cavalli non possedevano
una propria stalla,ma tenevano
gli animali parcheggiati in una
scuderia collettiva che li accudiva;
inoltre, avevano anche un cocchiere
personale che veniva a prenderli a
casa, un autista privato –, si legge,
inoltre, che l’animale, secondo il
contratto proposto dal proprietario,
non doveva mai essere curato con farmaci
allopatici. Una mattina, però, si
presentò presso lo studio del medico
uno degli stallieri e gli riferì che la
cavalla era molto ammalata, probabilmente
una colica. James corse subito
alla scuderia e trovò l’animale
che gemeva con grande angoscia e tirava
calci. Il medico le parlò e la cavalla
cercò di alzarsi, barcollava
mentre si avvicinava al suo padrone e
immediatamente cadde. James descrisse
che i suoi zoccoli erano tutti e
quattro insieme. Colocynthis in cinque
minuti mise a tacere i suoi gemiti,
dopo dieci l’animale si tranquillizzò
ed infine, dopo quindici minuti, la cavalla
si alzò tra la meraviglia degli
stallieri presenti all’evento.
Il Dott. Bell racconta che quando i cavalli
dalla campagna vengono in città
(Boston), si ammalano di tosse e catarro
con gonfiezza delle ghiandole del
collo. Si legge che il rimedio che guarisce
questo stato di solito è Silicea.
Infine dopo diversi racconti di animali
guariti con l’Omeopatia, in cui la discussione
avrà sicuramente sollevato
questioni interessanti e che l’articolista
ha ben riassunto nel testo pubblicato,
intervenne di nuovo il Dott.Kent
dicendo che non si potevano contraddire
queste prove in quanto l’azione
delle potenze minime effettivamente
guariscono gli animali, muti e non pensanti.
Kent riferì all’assemblea che vi
era un disturbo nei cavalli non molto
raro. I maniscalchi del luogo lo chiamavano
barcollamento cieco. Sembrava
“una forma di vertigini. Quando il cavallo
che io curavo si riscaldava un poco, tremava
e barcollava e sembrava perfettamente cieco.
Io – proseguì Kent – somministrai una
dose di Sulfur, che recò sollievo soltanto per
un tempo limitato.Gli fu data un’altra dose
e il male ritornò. Il cavallo sviluppò una
crepatura ai quarti, che è segno di nutrizione
difettosa. Questo mi condusse a dare
una dose di Graphites,che guarì ambedue le
condizioni.”
Kent descrisse diversi casi di cavalli curati
con l’Omeopatia. Fra l’altro si
legge: “Non molto tempo fa ho curato un
cavallo con brividi. Il brivido sopravveniva
ad intervalli irregolari, vagando dall’una
alle cinque del pomeriggio. Per questi brividi
irregolari diedi Arsenicum 8m.Dovetti
lasciare che il cavallo avesse parecchi brividi
prima di accertarmi che Arsenicum era
il rimedio.Naturalmente noi siamo costretti
a prescrivere su magrissima informazione in
questi casi”.
Proseguendo nella lettura,Kent riferisce
di aver visto un tumore grosso come
un pugno, scomparire in quattro settimane
dopo una sola dose di Thuja
73m. Racconta anche di un sintomo
particolare osservato nei cavalli:
“Quando il cavallo si ferma, sembra che
debba esservi qualche sorta di indurimento
nella spalla ed il piede verrà poggiato all’infuori.
Io ho guarito questa condizione
con Ferrum, quando la spalla sinistra è
quella affetta.
Da Il medico omeopata
anno XIII numero 39 novembre 2008 21
Mario Buttignol