Esperienza Argentina

Prima di partire per questo viaggio, conversando con alcuni colleghi , mi sono sentita dire una frase che ho considerato al momento ( e pure dopo) molto stupida. “Cosa ci veniamo a fare al congresso, tanto ci sono solo sud-americani, a che ci serve  confrontarci con il loro mercato ”

Dopo queste affermazioni la domanda che mi ha accompagnato durante questo viaggio è stata cosa spinge una persona a partecipare ai congressi sia da spettatore che da relatore, e se è vero che i congressi sono fatti sempre “dalle solite persone”.

 Il primo aspetto che mi ha colpito, partecipando anche al pre-congresso, svoltosi nei 4 giorni precedenti all’evento è stata la facilità nelle relazioni umane. Non ho trovato la superiorità, la diffidenza, la poca o nulla comunicazione che riscontro ai nostri congressi   vedere per giorni le stesse facce senza farsi mai un sorriso o un accenno di saluto o mi spingo troppo oltre, scambiare due chiacchiere con uno sconosciuto o anche con una persona che non la pensa come te.

Il pre congresso aveva l’intento di riunire in un confronto tra metodologie le varie scuole argentine, e ha raccolto molti osservatori esterni e colleghi che per motivi economici non potevano partecipare al congresso vero, essendo il costo di partecipazione solo $100.

E’ stata un’esperienza molto bella, neanche a dirlo il giorno dopo già conoscevo la maggior parte delle persone, mi salutavano, uscivamo a mangiare insieme ed erano tutti pronti ad aiutarmi quando non capivo termini o concetti.

Ogni scuola ha presentato un rimedio e la metodologia usata e ci sono stati due dibattiti comuni sull’approccio metodologico ai casi cronici e acuti.

A questo clima di dimensione umana, si è aggiunta l’offerta di aiuto da parte di una collega argentina per rivedere insieme la mia relazione che avrei dovuto leggere in spagnolo in 15 minuti strettissimi. Le ho telefonato mi è passata a prendere e siamo andate alla sede della scuola omeopatica Argentina, nella quale sono stata presentata a tutti.  Quella è la scuola che ho sempre sognato: una sede in cui si visita, si tengono corsi, si vendono libri, si scrive la rivista, dove ci si può riunire liberamente, e dove gli insegnanti, pur oberati di lavoro hanno sempre tempo per ascoltarti .

Così ho saputo che il G.E.HO. VET dell’ AMHA  è un gruppo di veterinari che si riunisce mensilmente confrontando casi metodologie, collaborando insieme  solo da 15 anni! E che alcuni di loro sono membri della scuola e docenti nella stessa e che il 10 giugno del 1995 hanno organizzato la prima giornata di omeopatia veterinaria  pan americana invitando colleghi di Brasile Uruguay e Cile.

Sono stata invitata a partecipare a una lezione del corso di aggiornamento di medici e veterinari tenuta dal dott Roberto Campos un dermatologo della scuola sul capitolo cute del repertorio in particolare le verruche ,corredato di immagini di casi clinici e metodologia nella scelta del rimedio veramente bella.

Questo corso di formazione continua  si tiene ogni settimana presso la scuola per  tutto l’anno a soli 30 pesos al mese (meno di 10 Euro). (Ma i nostri corsi di aggiornamento valgono veramente i soldi che costano?)

Non contenta, ho chiesto alla collega Monica Perinot di seguirla nelle sue visite quotidiane. La fortuna ha voluto che seguissi tre prime visite di cani  con  problemi comportamentali  presso un ambulatorio veterinario che aveva chiesto questa consulenza ( senza richiedere il pizzo) e il follow up di due casi geriatrici gravi.

La preparazione, l’accuratezza nella visita, la logica nella scelta del rimedio e della potenza, la semplicità e l’umiltà che ho visto, mi ha riempito il cuore. Anche Monica era contenta di sapere che dall’altra parte del mondo si parla lo stesso linguaggio .

Il giorno del congresso, il fatidico giovedì,  la sala dedicata ai veterinari, era stracolma, quasi un centinaio, da ogni parte dell’America Latina. Gli esponenti europei solo 3, il Dott. A.Brancalion e un collega tedesco ed io.

argentina tavolo relatori

Le relazioni sono state penalizzate da un tempo molto stretto  e spesso troppi tagli le hanno  fatte  sembrare superficiali.

La mia empatia è andata alla collega Anahi Zlotnik che lavora sui cavalli che ha presentato un caso di Aurum in una fattrice araba e il suo modo di lavorare, di osservare, di massaggiare i cavalli è straordinario.

Un’altra relazione che mi ha colpito particolarmente è stata quella della collega colombiana Liliana Martinez su un caso di emospermia bovina , su un toro di alta genealogia in un centro di fecondazione artificiale da sballo, che improvvisamente ha presentato questa patologia in assenza di sintomi fisici e che doveva essere abbattuto. Un solo sintomo mentale riscontrato con l’osservazione ha permesso la scelta del rimedio e l’immediata risoluzione del caso senza recidive.

Il collega tedesco ha presentato un caso di Arsenicum Album in un serpente, e la scelta del rimedio in base alla teoria di Sankaran ha fatto arricciare qualche naso… anche se il risultato è stato positivo .

I colleghi dall’AMHA hanno presentato due casi uno di penfigo nel cane e uno sul trattamento dei cani malati terminali e del felice connubio tra allopatia e omeopatia in queste situazioni limite.

Si è parlato anche molto dell’uso dei nosodi come terapia di base in casi cronici; all’inizio anch’io ho avuto una chiusura,  ma sapete perché da loro funziona? Perché in 24 ore qualsiasi farmacia omeopatica riesce a farti un nosode con le secrezione patologiche del paziente stesso. Altro aspetto straordinario dell’omeopatia argentina è che  le farmacie hanno al loro interno laboratori seri ed efficienti  per la preparazione di omeopatici a prezzi bassi. L’uso del nosode proprio del soggetto dà l’opportunità  di  stimolare le difese immunitarie e spesso nei casi irrisolvibili (che ce ne sono) è  l’unica terapia che dà qualche risultato.

 Se le nostre case farmaceutiche facessero il loro lavoro invece di fare politica spesso scorretta, i risultati si vedrebbero.

I “pasticcioni” sono stati i brasiliani, anche al congresso umano non mi sono piaciuti, superficiali, senza un metodo, tendenzialmente complessisti, passano da un rimedio a un altro senza criterio.

Molto ben fatto il lavoro del dott. Brancalion e del dott. Zanetti su ben 42 casi di sarcoma equino, e sulla difficoltà di gestire con il cliente una patologia così devastante e sul notevole numero di casi guariti.

Anche il lavoro dei colleghi di Cordoba sull’uso del nosode in casi di micoplasmosi bovina è stato interessante: in quella sede ho scoperto che in Argentina sono permessi gli estrogeni, (aaaah la famosa carne argentina, mi è caduto un mito!), ma che nei bovini da esportazione sono vietati….

Interessantimo il lavoro di colleghi di Buenos Aires su 40 casi di cimurro nel cane nell’area della capitale,  usando il nosode preparato dalle secrezioni dei pazienti ( e sull’uso di Ketamina cloridrato diluita per difficoltà di risveglio dall’anestesia) creando il nosode Carreinum Buenos Aires ( da malattia del Carrè, per chi non è veterinario).

 E poi la sottoscritta , che caparbiamente ho letto il mio lavoro in spagnolo sull’allevamento intensivo di suini, in 16 minuti, creando momenti di ilarità per la pronuncia.

 Abbiamo avuto il piacere di avere il sostegno dei nostri colleghi medici Galassi, Ronchi, Lo schiavo,  e altri coinvolti nella mia ansia da anticipazione che hanno sostenuto il già caloroso applauso della sala.

E poi la sera tutti a festeggiare in un locale tipico  con tango e musica e c’eravamo quasi tutti.
La nostra giornata veterinaria è stata bella e intensa e rispetto al congresso un fiore all’occhiello.

Il congresso ha avuto momenti belli, il mattatore è stato  sicuramente il dott. Mintoti dell’AMHA che ha un modo di lavorare pratico e risolutivo e il repertorio informatico da lui fatto è di una chiarezza incredibile. Ha presentato la sperimentazione del virus AIDS ribattezzato  immunostim, e il trattamento di una polmonite in una bambina refrattaria agli antibiotici, corredata com’è suo stile da cartelle cliniche, analisi, ecografie . Il suo stile di lavoro è repertorizzare tutti i sintomi presentati dal paziente (anche 13-14 sintomi) per trovare il più simile e lavorare con potenze basse ripetute anche per mesi. Lo cito perché il suo modo di lavorare per noi veterinari può essere molto interessante.

Altre parti sicuramente noiose, la sensazione è che a  un congresso non si può accettare tutto e deve essere un momento di confronto pratico, perché a parte le teoria, le filosofie e i voli pindarici lo scopo è curare il paziente.
Per me è stata un’esperienza bellissima, si concretizza l’idea  di fare un’associazione mondiale di omeopatia veterinaria e che dovremmo considerare nei prossimi congressi di invitare queste persone che sono un arricchimento per tutti.

Il rientro è stato tragico, non tanto per quello che ho lasciato, ma per il vuoto che ho ritrovato.
Rispetto alla domanda iniziale ognuno ha la sua risposta.

            “QUANDO IN UN CASO CLINICO L’ALLOPATA NON SA PIU’ CHE FARE, L’OMEOPATA COMINCIA A SAPERE COSA FARE” (Dott. Mintoti)

argentina sala veterin