Pippo ringrazia

Pippo ringrazia

……per il resto ti dico che Pippo ti ringrazia con 1000 inchini perché quando gli ho dato la carne è impazzito…. Non lo vedevo mangiare così avidamente da tempo memore…. L’unico problema è che avrebbe voluto mangiare tutto il pezzo intero di muscolo!!! Dopo a dormito come un ghiro e quando si è svegliato guardando le ciotoline piangeva perché voleva ancora la carne e non la bustina di sensitivity difatti non ha mangiato molto…..
F.A.

Pippo

Pippo

Applicazione dell’omeopatia a un allevamento di scrofe per mortalità neonatale

2004 BROCHURE FIAMO

2004 congresso fiamo

Titolo: un caso aziendale di mortalità neonatale suina. Dal superamento della crisi all’eugenetica. Applicazioni pratiche di omeopatia unicista in un allevamento tradizionale di scrofe.

Riassunto: si tratta di un lavoro svolto in un allevamento tradizionale di scrofe che per due anni ha avuto ingenti perdite economiche dovute alla elevatissima mortalità neonatale. E’ stata utilizzata l’omeopatia come supporto nella fase critica come prevenzione in una fase successiva.
Stabilizzata la situazione si è applicato su un gruppo di scrofe l’eugenetica per osservare il consolidamento dell’immunità: risultati e benefici ottenuti

Introduzione: La mortalità neonatale suina è uno dei problemi più grossi che affliggono gli allevamenti intensivi di scrofe. E’ dovuta principalmente a due cause fondamentali
1. a schiacciamento e ipotermia per mancata assistenza al parto
2. ad agenti patogeni virali e batterici contratti durante l’accoppiamento e la gestazione.
Dal punto di vista economico il danno è notevole in quanto la resa economica per l’allevatore inizia quando la nidiata supera i 10 elementi svezzati con la minor spesa possibile.

Obiettivi
1. interrompere la mortalità neonatale
2. stabilire interventi correttivi
3. sperimentare attraverso l’eugenetica il consolidamento dell’immunità

Come uso fare da tempo nell’applicazione dell’omeopatia negli allevamenti per poter far conoscere,accettare e consolidare un metodo terapeutico diverso e nuovo, non escludo mai l’utilizzo di antibiotici, ma enfatizzo il miglioramento delle condizioni ambientali, l’alimentazione corretta, il benessere animale. Poi propongo anche l’uso dell’omeopatia che viene sempre accettata bene perché inserita in un contesto di miglioramento globale.
Non mi e’ possibile prescindere dall’uso di antibiotici quando le situazioni sono critiche, anche se questi spesso e volentieri non hanno l’effetto sperato, e questo dato gioca sempre a mio favore perché è qui che inserisco con successo il farmaco omeopatico.
Quando saranno a disposizione fondi per la sperimentazione si potrà applicare correttamente il metodo omeopatico puro, ma che a mio avviso non avrà mai una totale applicazione nelle aziende zootecniche, pensiamo solo all’uso delle vaccinazioni obbligatorie e alla movimentazione degli animali.
Lo scopo di questo lavoro dunque è quello di dimostrare che l’omeopatia in veterinaria si può usare con successo anche in fasi molto critiche e con risultati veloci e duraturi, che il farmaco omeopatico sinergizza con la terapia antibiotica che può essere drasticamente ridotta con abbassamento di costi, di interventi sull’animale e con aumento delle resistenze alle malattie promuovendo così il benessere animale

Materiali e metodi
Si tratta di un piccolo allevamento di circa 50 scrofe situato a Velletri in provincia di Roma nato nel 1984 e che ha dato al proprietario sempre una buona resa economica vendendo il prodotto ai privati e non essendo vincolato ai prezzi di mercato. Le cose iniziano ad andare male da circa due anni per una costante lenta e progressiva mortalità neonatale che continua in fase di svezzamento e messa a terra per i suinetti sopravvissuti.
Il risultato e’ una perdita economica stimata di circa 600 milioni delle vecchie lire, debiti con i fornitori, scoperto in banca, scontento dei clienti sul venduto che cresce male e si ammala, perdita della clientela e completa sfiducia nella capacità dei veterinari e della loro professionalità.
Agisco contemporaneamente su tre livelli
 attenta analisi delle condizioni igienico sanitarie
 identificare attraverso analisi del sangue e reperti anatomo-patologici l’agente eziologico prevalente responsabile della mortalità.
 iniziare una terapia che blocchi in qualche modo la mortalità altrimenti senza questo risultato l’allevatore non collabora .
Inizio a fare prelievi di sangue alle scrofe e li porto insieme ai maialini morti all’Istituto Zooprofilattico di Perugia nonostante le resistenze dell’allevatore che ha già proceduto in questo modo
Da un’attenta anamnesi della malattia e della sua evoluzione vengo dunque a sapere che dopo un anno di mortalità neonatale l’allevatore decise di sostituire tutto il parco scrofe comprandone delle nuove (senza sapere che le precedenti si stavano progressivamente immunizzando)
Ha così ricominciato l’anno successivo,dopo aver speso una ingente somma di denaro,
con gli stessi risultati disastrosi avuti l’anno precedente sia perché le scrofe avevano portato in allevamento malattie varie e sia perché avevano contratto lì i ceppi esistenti .
Questa tabella riassume gli errori più frequenti dei piccoli allevatori di scrofe

Errore
Intervento correttivo
Introduzione di nuovi soggetti senza essere sottoposti a quarantena

Divieto assoluto di introdurre nuovi soggetti

Piano vaccinale scorretto troppe vaccinazioni e scarsa precisione di intervento nel caso della parvovirosi
Corretto piano vaccinale

Si fa il mangime da solo questo comporta specialmente al momento del parto uno squilibrio tra fibra grezza e proteine essenziali per una corretta lattazione Uso di specifico mangime lattazione

Non lava le scrofe prima della messa in gabbia in questo modo le scrofe portano batteri in sala parto e alla nascita i suinetti attaccandosi alle mammelle ingeriscono una cospicua carica batterica alla quale non sono in grado di fare fronte
Lavaggio delle scrofe con acqua calda , clorexidina spugna e spazzola

Pulisce ma non sanifica la sala parto
Sanificazione delle gabbie parto pavimento ed elementi delle gabbie

Continuo alternarsi di scrofe in sala parto Tutto pieno-tutto vuoto mediante sincronizzazione dei parti
La derattizzazione e’ insufficiente i topi che razzolano nelle mangiatoie per cui deve fare anche il vaccino contro la leptospirosi il topo è anche portatore di malattie batteriche virali e parassiti.
Derattizzazione massiccia con esche protette.

Le scrofe in gravidanza sono alloggiate in box in cui si trovano in soprannumero e si creano tensioni sociali stress cattive condizioni al parto
Diradamento delle scrofe gravide

Il caldo eccezionale dell’anno scorso necessitava di raffreddare le bestie con acqua e come ho ricordato nel lavoro precedente il maiale non suda elevate temperature possono essere causa di sofferenza fetale.
Uso di spruzzini per raffreddare le scrofe.

Scarsa igiene nelle operazioni di taglio coda e castrazione
Uso di strumenti disinfettati per la castrazione precoce , disinfezione alla nascita del cordone ombelicale e cauterizzatore per code.

Diarree post svezzamento Controllo della temperatura in sala ,disinfezione delle gabbie svezzamento e uso di mangime specializzato per quella fase

Come intervenire omeopaticamente?
Mi trovo davanti a una situazione di grave emergenza sia economica che sanitaria che si presenta a decorso asintomatico nelle scrofe. Devo considerare l’entrata di nuovi agenti patogeni da altri allevamenti, l’ immunodepressione per le scarse condizioni igieniche, per le vaccinazioni e terapie a tappeto che hanno indebolito il sistema immunitario e la capacita’ di detossificazione del fegato.

Inizio dunque la terapia omeopatica mirando a neutralizzare gli effetti negativi delle vaccinazioni

THUYA 1000K nell’acqua da bere a tutte le scrofe
Arrivano intanto i risultati dell’Istituto Zooprofilattico che non sono significativi. Decido di andare avanti senza ripetere le prove.
Raccolgo dati sui sintomi della mortalità alla nascita è altissima a volte il 90% se va bene il 50%
I maialini muoiono dopo 2 o 3 giorni con sintomi nervosi di pedalamento febbre elevata 40° c ipotermia successiva senza diarrea
Se riescono a sopravvivere sono sottopeso,
Allo svezzamento sopraggiunge la diarrea e muoiono sui 12-13 kg
Quelli che rimangono vivi sono poco vitali, ipotermici non crescono
Intervengo con Echinacea in gocce per bocca due volte al di’ e un prodotto omotissologico iniettabile ai suinetti che iniziano a mostrare segni nervosi , più per una tranquillità psicologica dell’allevatore che sente così di poter fare qualcosa di utile. Questo è possibile perché i nati sono pochi; su grandi numeri il trattamento individuale del suinetto è impraticabile.
Il mio scopo é invece trattare le scrofe che hanno partorito e in prima battuta scelgo SULPHUR per i seguenti motivi

Funzione tiopessica dello zolfo sul fegato
Entra nel metabolismo degli amminoacidi solforati come il glutatione, usato in medicina come disintossicante
Funzione di eliminazione e accelerazione dei processi di disintossicazione dell’organismo
In un individuo intossicato le ossidazioni sono rallentate in particolare quelle del fegato
Congestione venosa digestiva epatica gastrica e intestinale
Aggrava col calore
La via di eliminazione delle tossine è la cute
Se viene disturbata o o si arresta una via di eliminazione l’organismo reagisce canalizzando le scorie verso un altro organo perché provveda ad eliminare.
Se la cute è soppressa con farmaci antiparassitari, il fegato è ingorgato, intossicato e congestionato, se l’intestino è bloccato e stitico, l’organo bersaglio delle tossine a mio avviso, in una specie pluripara è l’utero. I feti assorbono tutte le scorie materne e alla nascita non ce la fanno a sopravvivere e soccombono nel giro di poche ore all’agente eziologico più aggressivo nell’ambiente.
SULPHUR 1000K
per 3 giorni consecutivi nell’acqua da bere
Tratto anche le scrofe gravide
Viene effettuata alle scrofe al momento del parto la terapia antibiotica.
La fortuna mi assiste nel trovare l’agente eziologico più significativo e responsabile della sintomatologia nervosa: mentre giro l’allevamento vedo che un suino a terra dell’eta’ di circa 3 mesi di quelli sopravvissuti sta male e ha una tumescenza ghiandolare sotto la gola. E’ un classico sintomo di streptococco.
Successivamente alla terapia con Sulphur la situazione improvvisamente si stabilizza.
Non muore più nessun suinetto
Quelli trattati hanno remissione dei sintomi nervosi
Sono trascorse solo 3 settimane
Per me questo vuol dire che le bestie hanno reagito positivamente all’introduzione del farmaco omeopatico e al lento cambiamento della situazione igienico sanitaria.( nonostante il caldo dell’anno scorso)
Ora si può intervenire per bloccare lo streptococco in quanto grazie alla cura omeopatica le scrofe riescono a sopportare meglio lo stress antibiotico.
Per prevenzione faccio fare ai nuovi nati due trattamenti antibiotici distanziati
Non posso permettermi di avere anche un singolo caso di morte
C’e’ di nuovo un caso un maialino giallo rosso che presenta sintomi nervosi lo tratto singolarmente e si riprende diventerà il testimonial di quel nefasto periodo
Settembre 2003
L’allevatore ha ripreso a sorridere ancora non ci crede.
Ora bisogna iniziare a fare prevenzione
Come?
Devo trovare un rimedio che copra sia l’infezione uterina che i sintomi nervosi e successive sequele dei suinetti. E mi ricordo dalla materia medica di aver letto di

ECHINACEA Sintomi di avvelenamento del sangue condizioni settiche generali
Infezioni puerpuerali
setticemia puerpuerale
Diarrea tifoide
Gozzo
Tendenza alla malignità di patologie acute e subacute
Meningite cerebrospinale

Inizio la terapia
Scrofe gravide ECHINACEA 1000 K
Dosi due tappi di ognuno sciolti in due litri di acqua versati nel vascone da 10 quintali due volte a settimana.
Decido anche di usare il nosode STREPTOCOCCINUM 1000K
Su tutte le scrofe 2 tappi sciolti in acqua nel vascone dell’acqua da bere una volta sola.

Sono arrivata a questo rimedio utilizzando i sintomi che presentavano i suinetti che morivano il cui agente eziologico ricordo è lo Streptococco. La similitudine del nosode come “vaccino omeopatico” corrisponde alla sintomatologia presentata dai suinetti.
Da un documento di WILHELM LUX MEDICO VETERINARIO 1833 “Isopatia del contagio” [Tutte le malattie portano nella loro stessa sostanza il mezzo per guarirle…..
Molto spesso si può constatare che l’omeopatia si realizza a perfezione nell’Isopatia, visto che guariscono le malattie contagiose di uomini ed animali con la loro stessa sostanza infettante.”] Alcuni tra i sintomi di Streptococcinum riscontrati in questa situazione sono:
Adenopatie del collo
Artrite e poliartrite delle piccole articolazioni
Stati infettivi con leucopenia e proteinuria
Endocarditi
Movimenti coreiformi

Scrofe in gabbia parto
2 tappi sciolti in due litri di acqua e versati nella cisterna dell’acqua da bere
Sei giorni prima del parto trattamento antibiotico per via orale .
Suinetti al 2° giorno di vita trattamento preventivo alla nascita da ripetere al 7°
Svezzamento a 20 giorni con mangime medicato contro coliformi
Lo streptococco e’ resistentissimo nell’ambiente e l’equilibrio immunitario delle scrofe e’ ancora precario
La terapia continua così tutto ottobre e novembre
A dicembre l’allevatore smette di trattare con antibiotico le scrofe prima e dopo il parto
In quattro mesi con sinergismo di allopatia e omeopatia e corretta gestione ambientale la mortalità neonatale è scesa drasticamente e streptococchi e coliformi sotto controllo.
Gli strascichi della malattia e dei trattamenti ora si fanno sentire sui suinetti svezzati e sui magroncelli che ai primi di novembre sono affetti da una patologia respiratoria con tosse secca e scarso incremento ponderale. Faccio aprire una via di ventilazione sul soffitto del capannone e tratto con BRYONIA 200 CH soggetti dai venti giorni di età in su, verri compresi.
A gennaio 2004
Si interrompono tutte le terapie preventive e rimangono quelle routinarie

La prova eugenetica
Decido di sperimentare su quelle stesse scrofe che davano prodotti morti o ipovitali l’eugenetica.
Si è visto dalla sperimentazione di diversi autori che l’uso di rimedi così detti di fondo, somministrati a intervalli regolari durante la gravidanza possono influenzare la formazione dei foglietti embrionali .Gli esperimenti sono stati effettuati sia sulle donne che su animali con risultati positivi e omogenei. L’eugenetica influenza
 le fasi del parto che ha caratteristiche di essere naturale e veloce
 la fase del secondamento riducendo le ritenzioni placentari
 la fase di involuzione uterina che è più rapida
 la fase dei ritorni in calore regolando la funzionalità ovarica
 il numero e la vitalità dei nati
 la resistenza dei nati dall’eugenetica alle malattie

HANNEMAN nel paragrafo 284 dell’Organon sesta edizione ci dice :
“L’azione benefica dei rimedi sul lattante , mediante il latte della madre o di una nutrice,( allattamento sostitutivo), è veramente meravigliosa. Tutte le affezioni del lattante cedono al rimedio omeopatico, se quest’ultimo è stato selezionato accuratamente, e preso in dosi assai moderate, da colei che allatta il bambino.
Se il rimedio viene somministrato in tal modo, queste affezioni vengono eliminate molto più facilmente e sicuramente, in queste creature innocenti, di quanto non sia possibile più tardi.
….. in ogni caso è indispensabile una cura antipsorica moderata della madre, nel corso della gravidanza…specialmente mediante SULPHUR, …se si vuole distruggere nella madre stessa e nel feto la psora – fonte della maggior parte delle malattie croniche – quasi sempre trasmessa per via ereditaria. I discendenti ne saranno così salvaguardati. Questo è così vero che i bambini, grazie a questo trattamento prenatale, nascono solitamente più sani e robusti, lasciando tutti stupiti; un’ulteriore conferma, questa, della grande verità della mia teoria sulla psora.”

Predispongo un gruppo di 6 scrofe e un gruppo di controllo. Permetto solo la vaccinazione obbligatoria contro la malattia di Aujeszky . Una muore subito per stress da raggruppamento inizio il protocollo eugenetico con 5 scrofe
Data di discesa dalle gabbie 27 gennaio 20004
Calore 3 febbraio 2004 coperte regolarmente dal verro C. Durata della gravidanza 115 giorni (3 mesi 3 settimane 3 giorni)

Primo mese THUJA 1000K dose unica

Secondo mese SULPHUR XMK dose unica

Terzo mese CALCAREA CARBONICA 1000K dose unica

10 giorni prima del parto SEPIA 200K dose unica

THUJA
La scelgo per neutralizzare l’effetto sicotico delle vaccinazioni e per l’effetto che questo rimedio ha nelle forme catarrali e infiammatorie dell’apparato genitale femminile che se permangono dopo il parto provocano infertilità e ritorni in calore.

SULPHUR
Lo abbiamo visto in precedenza

CALCAREA CARBONICA
L’importanza ossea del calcio gli conferisce l’importanza che ha in tutti i processi di crescita, di riparazioni dell’osso, nelle malattie ossee, demineralizzanti, e l’importanza nel tono muscolare, cardiaco e circolatorio e nelle malattie genitali della donna in quanto l’utero è il muscolo che contiene più calcio.
Le cellule nervose per funzionare correttamente hanno bisogno di calcio,in quanto lo ione è necessario al mantenimento dell’eccitabilità del parasimpatico, del vago
nella diuresi e nel metabolismo dell’acqua in quanto antagonista e regolatore dello ione sodio,
nella digestione del latte intervenendo nella coagulazione del latte trasformando la caseina .interviene nella coagulazione del sangue.
Tiroide ovaie e paratiroide hanno bisogno di un buon equilibrio calcico per funzionare regolarmente
Una turba del metabolismo del calcio provoca un rallentamento generale della circolazione linfatica che avrà come conseguenza di gravi modifiche nel funzionamento e nella nutrizione delle mucose e della pelle
Calcarea carbonica agisce su tutte le mucose e in particolare sulla mucosa uterina , via di eliminazione delle tossine.

SEPIA
L’idea di somministrare Sepia 10 giorni prima del parto è partita da frequenti casi di abbattimento pre e post partum e addirittura allo svezzamento. Le scrofe si presentano apatiche, anoressiche, depresse, in assenza di sintomi fisici. Alcune scese dalle gabbie hanno difficoltà ad accoppiarsi, non mostrano interesse per il verro e ci sono diversi ritorni in calore.
La parola chiave di Sepia è ATONIA.
L’intossicazione dell’organismo è lenta , profonda, insidiosa e progressiva.
Tendenza all’aborto per atonia
Anche lo stato psichico delle scrofe in gabbia parto riassume il comportamento Sepia prima nella fase stenica si ha eccitamento e irritabilità. Il giorno prima e qualche giorno dopo il parto astenia e depressione
La costrizione delle gabbie i frequenti parti,l’ allattamento e la riunificazione in gruppi diversi dal precedente sono situazioni stressanti che incidono sulla psiche della scrofa, definita stress da parto, che a mio avviso è invece stress da sfruttamento.
Quella che viene selezionata come attitudine materna io la definirei invece la capacità di adattamento a situazioni costrittive; nelle mie osservazioni ci sono soggetti che poco si adattano e sviluppano patologie di vario tipo.
Il gruppo di controllo continua regolarmente ad assumere le terapie classiche.
Data prevista del parto fine maggio e inizi giugno Una ritorna in calore e partoririrà il 9 di Luglio
I parti sono anticipati di qualche giorno

PROVA CONTROLLO
VIVI MORTI VIVI MORTI
11 3 11 2
2 – 12 2
15 3 10 2
12 – 9 2
16 6 12 2
TOTALE

56 TOTALE
12 TOTALE
54 TOTALE
10
In ambedue i gruppi il risultato è di 44 maialini vivi, in media 8,8 maialini per scrofa
Risultati
MORTALITA’ NEONATALE

L’approccio nei riguardi di un allevamento sia esso intensivo o biologico non deve mai prescindere dall’attenta valutazione delle condizioni ambientali, climatiche, igienico-sanitarie, alimentari, vaccinali, di specie e di razza, di produzioni richieste.

Il veterinario aziendale che a mio avviso vuole fare omeopatia con successo, deve essere informato anche di tutte le innovazioni in campo tecnologico e terapeutico per poter dialogare alla pari con i colleghi allopati

La mortalità neonatale è scesa nel giro di 15 giorni dall’85% al 5%
Le scrofe hanno successivamente partorito senza presentare problemi
Non è stato rilevato fino ad oggi nessun caso di mastite post partum
Agalassia ed endometriti nell’ordine del 2% delle scrofe partorite
Stress pre e post partum si è verificato nell’ordine del 10% e i casi trattati omeopaticamente sono guariti più velocemente

Il consumo di antibiotici è sceso drasticamente del 75% in 6 mesi

Sono stati eliminati 3 vaccini
E’ stato possibile effettuare una rimonta con le scrofette nate in azienda, attualmente tutte gravide
Il peso dei suinetti allo svezzamento è notevolmente superiore ai primi 6 mesi del 2003
E’ stato possibile attraverso una gestione scritta rilevare i ritorni in calore
I topi sono scomparsi

COSTI

EUGENETICA
DATI POSITIVI
I suinetti nati nel gruppo di prova non sono stati mai trattati con antibiotico e pur trovandosi in ambiente promiscuo hanno rivelato una resistenza alle malattie. Alcuni hanno avuto la diarrea che è dipesa però da un cambio di alimentazione delle madri e da una marcata umidità ambientale dovuta alle forti piogge.
Nessun consumo di antibiotici iniettabili
Buona crescita e incremento ponderale
Conferma di una immunità acquisita nel tempo
Minor manodopera

DATI NEGATIVI
La prova eugenetica non ha dato risultati buoni per quanto riguarda il numero dei nati che per un allevamento suino è la cosa più importante. Penso che l’errore sia nella scelta dei rimedi troppo “psorizzanti” e va rivisto il protocollo.
L’errore forse è proprio istituire un protocollo fisso , senza aver valutato con attenzione la situazione aziendale. In linea di massima si può dire che l’eugenetica è possibile dopo aver valutato il livello energetico dei soggetti, la specie trattata, unipara o multipara, le condizioni ambientali, all’aperto o intensivo, la durata della gravidanza,i numeri di parti l’anno e i trattamenti vaccinali e antiparassitari subiti. Le malattie intercorse o possibili e fare una valutazione miasmatica del miasma predisponente.
Che in questo caso è psorico sifilitico 1-3

CONCLUSIONI
Non si puo’ passare drasticamente da animali fortemente trattati e vaccinati al metodo omeopatico puro senza rischiare di avere perdite significative in allevamento.

Per conquistare la fiducia nell’allevatore dobbiamo mostrarci all’avanguardia sulla medicina allopatica, sui prezzi di mercato e sulle nuove tecnologie. Isolarsi in un mondo a parte non ci permette né di confrontarci né di farci conoscere.
Scendendo a compromessi l’uso dell’omeopatia unicista negli animali da reddito è possibile, praticabile e vincente.
Sono le situazioni di emergenza che per quanto drammatiche, ci danno l’opportunità di usare e sperimentare con successo l’omeopatia.
Io auspico che questo lavoro, per quanto imperfetto, apra lo spazio per raccogliere quanta più casistica possibile in modo da fornire al veterinario omeopata di animali da reddito , dati ai quali attingere e sperimentare,senza compromettere la sua immagine professionale e i benessere animale.

Bibliografia
Hanneman S.F.C. OMOEPATIA VI Edizione Ed Dimensione umana Srl Milano 1975
Bertacchini F., Campani I. – Manuale dell’allevamento suino – Ed agricole, Bologna, 2001
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Canello S. – Teoria e metodologia omeopatica in Medicina Veterinaria – IPSA, Palermo, 1995
Del Francia F. – Omeopatia per la cura degli animali – RED, Como, 1990
Hodiamont G. – Trattato di farmacologia omeopatica I “Omeopatia e fisiologia”
Julien O.A. – “La materia medica dei nosodi “ Ipsa editore 1997
Kent J.T. – Repertory of Homeopathic materia medica – Jain Publishers PVT. LTD, New Dheli, 1996 Voll 1e 2
Mac Leod G. – PIGS :The Homoeopathic approach to the treatment and prevention of diseases – C.W. Daniel Company LTD, London, 1994
Nash E.B. – Fondamenti di Terapia Omeopatica – Ed. Salus Infirmorum 2000
Nigrelli, Gatti, Guizzardi – Le malattie del suino – Ed. Informatore Agrario, Bologna, 1989
Syllabus :10Th International Symposium on Pig Reproduction and Artificial Insemination Rome 5-7 May 2003
Proceedings :4th International Symposium on Emerging and Re-emerging Pig Diseases – Roma Palazzo dei Congressi 29 Giugno / 2 Luglio 2003- P. Martelli ,S. Cavirani, A. Lavazza EDITORS

COMPORTAMENTO DEI SUINI (ETOLOGIA)

COMPORTAMENTO DEI SUINI (ETOLOGIA)

Introduzione
L’etologia è una moderna scienza che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale. Ha origini antichissime, ma il fondatore è riconosciuto essere Konrad Lorenz .
Conoscere il comportamento naturale degli animali, ci aiuta:
1. a uscire dall’empirismo, cioè la pratica senza una conoscenza scientifica, che porta al verificarsi di problemi sia tra uomo-animale sia nella gestione dell’ allevamento
2. a mettere in atto tutte le strategie possibili per creare agli animali situazioni di benessere, rispettando i bisogni di specie.
3. a riconoscere gli stati patologici sia fisici che mentali

Tutti noi siamo abituati a vedere i maiali o chiusi in stallette buie col cemento per terra o nei grandi allevamenti, dove le scrofe stanno in gabbia e i suinetti nei box.
Gli svezzamenti sono precoci, le scrofe vengono inseminate artificialmente, gli spazi sono ristretti e le mutilazioni dunque necessarie.

Il gruppo dei suini viene chiamato ORDA
.
Si usa dire .”sporco come un maiale, sudi come un maiale,mangi come un maiale, ti comporti come un maiale”. Per non parlare di altri epiteti al femminile riferiti al sesso.
Al maiale si addebita tutto ciò che è negativo dal punto di vista comportamentale e sociale. Niente di più sbagliato. Sono luoghi comuni venuti da una tradizione popolare che a volte emette giudizi deresponsabilizzando l’Uomo dall’aver creato malessere .
Foto presa da http://www.marinacepedafuentes.com
Dunque se si abbandonano i luoghi comuni e si guarda l’animale maiale oggi nel XXI secolo in un’ottica più allargata e naturale anche alla luce delle conoscenze che la scienza dell’etologia ci propone, possiamo scoprire che le condizioni in cui è stato allevato intensivamente fino ad ora, sono lontane anni luce dalla sua natura.
Vivere in modo innaturale e brutalizzante, pensiamo a chi lavora ancora in miniera o a certe condizioni di lavoro nero extracomunitario, sviluppa malessere e malattie.
I costi che gli animali in termini di sofferenza e dolore e la società in termini ambientali ,di farmacoresistenza, di inquinamento pagano per tenere in piedi allevamenti intensivi sono talmente alti che le produzioni biologiche diventano una vera alternativa di tipo sostenibile.
E’ dunque essenziale conoscere chi è e che esigenze ha questo essere che pare avere un Q.I. Quoziente intellettivo. secondo solo all’Uomo. Infatti Gorge Orwell, nel suo famoso libro “la fattoria degli animali” li fa diventare, per la loro intelligenza, leader della fattoria.

CHI E’
Animale socievole, intelligente,curioso e con forte personalità. Ha un apprendimento molto veloce e si adatta facilmente alle situazioni. E’ molto sensibile alle maniere rudi, alle violenze gratuite delle quali, se può si vendica, riconoscendo con precisione l’autore.
Se l’uomo è tranquillo, l’orda è tranquilla anche con gli sconosciuti.
Il maiale ha un grande nemico: lo stress. Questo può influire sulla qualità delle carni e dei prodotti di trasformazione.
COSA MANGIA
Il suino è un animale onnivoro ,si ciba infatti di una gran varietà di alimenti sia di origine
animale che vegetale, ama cacciare e grufolare, estirpando erbe e radici, ma si ciba anche di piccoli mammiferi.

SOCIALITA’
E’ un animale gregario che vive in piccoli gruppi familiari matriarcali ,da 2 a 6 scrofe + relaziomolto stabili
I verri invece, ad esclusione del periodo dell’accoppiamento, tendono a vivere in modo solitario o in gruppetti di “scapoli”.
TERRITORIO
Non sono animali territoriali e vivono in “home-range”, cioè territori di gruppo, di grandezza variabile (fino a molti ettari) a seconda della disponibilità di cibo: gli “home-range” comprendono aree di riposo, di pascolo, di defecazione, pozze di fango e sentieri che collegano le diverse zone.
DIURNI O NOTTURNI?
I suini sono animali sostanzialmente a vita diurna, perciò consumano i loro pasti soprattutto di giorno e dedicano all’attività della ricerca del cibo circa 7 ore al giorno: durante questi periodi di attività possono percorrere tragitti molto lunghi, anche 50 Km. Bevono molto spesso, sia durante il giorno che la notte. Per il resto del tempo amano rimanere coricati e sonnecchiare, attività a cui dedicano anche 19 ore al giorno; per riposare scelgono posti asciutti e riparati, soprattutto alle spalle, con una buona possibilità di visione e controllo di ciò che c’è intorno.
MA SONO VERAMENTE ANIMALI SPORCHI?
I suini evitano di sporcare, in genere, con urina e feci, l’area di riposo del gruppo: durante
la notte si alzano infatti una o due volte e si allontanano per urinare o bere, poi ritornano nel gruppo.
Per questo motivo l’area di riposo, in un box di gruppo, dovrebbe permettere ai suini di sdraiarsi allineati in fila, così che gli animali, durante la notte, possano alzarsi, allontanarsi e ritornare nel gruppo senza dover scavalcare e calpestare gli altri suini.
Solitamente, inoltre, i suini scelgono un’area per defecare ad una certa distanza dall’area di riposo, dai 5 ai 15 metri, e defecano anche sui sentieri che collegano le varie zone delle aree in cui vivono; le scrofe in genere evitano di sporcare il nido in cui partoriscono e se non possono allontanarsi, come nel caso delle gabbie parto, alcuni soggetti potrebbero smettere di defecare per più giorni.
TERRITORIO PIU’ ADATTO PER VIVERE
I suini possono vivere tranquillamente in zone paludose (sono eccellenti nuotatori) o adattarsi altrettanto bene a cacciare e procurarsi cibo nella boscaglia più fitta: proprio per questo, cioè per potersi mantenere in contatto con il resto del gruppo, nel corso dell’evoluzione hanno sviluppato un sistema di richiami vocali molto complesso.

E’ IMPORTANTE LA PRESENZA DI VEGETAZIONE?
I suini usano gli alberi per grattarsi, poiché non possono raggiungere gran parte della
superficie del loro corpo: questa attività può avere anche una funzione di marcatura con l’odore. I suini subordinati toelettano i dominanti che giacciono sdraiati su un fianco, mentre i primi li mordicchiano sul ventre. Dunque è importante che i paddock o i pascoli abbiano vegetazione a sufficienza anche per il controllo dei parassiti .

CALORI ACCOPPIAMENTI
Quando le femmine entrano in calore cercano attivamente i verri; il verro produce un odore e un suono che serve come stimolo per la femmina. La gravidanza dura circa 115 giorni e
uno o due giorni prima del parto le scrofe lasciano il gruppo e si allontanano per costruire un nido che di solito viene terminato 2-4 ore prima dell’inizio del parto.
GRAVIDANZA
Le scrofe domestiche danno alla luce grandi nidiate, spesso fino a 10 suinetti e più. La madre annusa il piccolo ma non lo lecca e comunque non lo aiuta a liberarsi dagli invogli fetali. Appena nati i suinetti cercano immediatamente il contatto con la madre sia per assumere il colostro che per scaldarsi: il grande rapporto superficie/volume infatti rende difficile nel suinetto la possibilità di termoregolazione.
PERCHE’ IL SUINETTO HA FREDDO?
La capacità di termoregolazione fisiologica rimane comunque difficile, anche se per motivi diversi, nel suino adulto: i suini hanno infatti una scarsa copertura di pelo, una possibilità di sudorazione limitata e quindi scarse capacità di dispersione del calore.
Per questo nei climi più caldi si rotolano in pozze di fango, mentre nei climi freddi si coricano in luoghi riparati uno a ridosso dell’altro.
ALLATTAMENTO
Circa 10 ore dopo la nascita del primo suinetto, l’allattamento assume un andamento
ciclico e viene effettuato circa ogni 40 minuti; normalmente la scrofa chiama i suinetti alla
poppata con un grugnito profondo e ritmato. I suinetti della stessa nidiata assumono il latte
materno contemporaneamente e subito dopo la nascita viene stabilita una gerarchia.
SI STABILISCE LA GERARCHIA
Questa è una fase importantissima che l’allevatore deve conoscere bene. Il suinetto stabilisce subito una gerarchia sociale chiamata in inglese Teat Order , in italiano ordine di poppata e questa non viene stabilita attraverso azioni scoordinate di spinta per raggiungere il capezzolo, come nel cane, ma tramite accesi combattimenti con l’uso dei denti appropriatamente chiamati “a spillo”. I suinetti lottano per appropriarsi delle mammelle poste più anteriormente. L’ordine gerarchico si forma entro i primi due giorni dalla nascita e i suinetti nati prima sono solitamente quelli dominanti; la gerarchia, una volta formata, rimane stabile, soprattutto nelle posizioni al vertice ed in quelle più basse.
Le mammelle anteriori sono quelle che producono più latte e quasi mai interessate da mastiti.
DOPO QUANTO LA SCROFA PUO’ TORNARE NEL GRUPPO?
In natura la scrofa ritorna nel gruppo con la nidiata 10-14 giorni dopo il parto: le aggressioni che si verificano in questa occasione di solito sono limitate, anche se le scrofe, protettive nei confronti della nidiata, potrebbero dimostrarsi abbastanza aggressive.
Se l’alimento solido è disponibile, di solito i suinetti iniziano a consumarne una quantità
significativa dalle 4-5 settimane in avanti. Lo svezzamento naturale avviene tra le 13 e le 19 settimane. Nell’allevamento biologico intorno alle 8-9 settimane. Nell’allevamento tradizionale intorno ai 14-18 giorni.

BENESSERE DEL CAVALLO tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006

BENESSERE DEL CAVALLO tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006

animali_7Tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006 vedere le slides in power point

Benessere del cavallo
Think like a horse

Questo non ha la pretesa di essere un trattato specialistico, ma auspichimo possa essere un contributo ai veterinari e agli esperti del settore, che non si sono ancora avvicinati a questa materia controversa, a prendere in considerazione il punto di vista del cavallo .
Il termine etologia significa “ lo studio degli animali nel loro ambiente naturale”. Una distinzione deve essere fatta tra etologia ed etologia veterinaria perché riguarda il processo di addomesticamento.
L’addomesticamento è un processo nel quale l’uomo assume il controllo dell’allevamento, della riproduzione e della cura dell’animale, e dunque al contrario della definizione di etologia, un modo innaturale sotto il controllo umano.
Questo processo iniziato nel passato non è ancora finito. Il processo di controllo della riproduzione e della cura degli animali e dunque anche l’interazione uomo- animale diventa sempre più intenso.
Il controllo che l’uomo vuole avere sugli animali, nel secolo scorso è cresciuto enormemente. A questo proposito è rilevante l’atteggiamento di responsabilità che l’uomo ha assunto per il controllo degli animali, tanto di quelli selvatici e in via di estinzione, quanto per quelli addomesticati.
Probabilmente se mettessimo uno dei nostri cavalli altamente selezionati libero in natura, questo non sarebbe in grado di sopravvivere, primo perché l’uomo è diventato il solo selettore del materiale genetico e secondo perché la selezione naturale non agisce da tempo su di loro.
Gli animali domestici ,definiti da un famoso etologo gli “animali di plastica” e da un famoso veterinario docente universitario “Animale tecnologico” , possono sopravvivere solo in “ambienti di plastica” o “innaturali”. L’uomo ha dunque manipolato gli animali tradizionalmente domestici nel loro patrimonio genetico spingendoli ad adattarsi a un ambiente modificato che è poi diventato “ambiente naturale” per loro.
Lo sfruttamento degli animali da parte della società industriale per il perseguimento di fini materiali ha finalmente prodotto negli ultimi decenni un’attenzione sempre più grande sui pericoli derivati da una visione meccanicistica della vita. Sono sorte organizzazioni per la protezione della salute e del rispetto animale. Paradossalmente le ostilità più grosse rispetto a queste organizzazioni e anche a questa nuova scienza della Medicina Veterinaria, il comportamento animale, viene proprio da parte della scienza veterinaria e dal codice deontologico . Gli argomenti emotivi e sentimentali della gente comune non toccano i veterinari, specie quelli che si occupano di animali da allevamento, occupati a medicalizzare a numeri rilevanti di capi per far fronte a patologie sempre più difficili da eradicare e considerando l’animale una macchina produttiva, spesso sono visti come una seccatura. Questo atteggiamento non necessariamente soddisfa caratteri di economia aziendale nel rispetto della tutela animale. Cosa può interessarci se le galline sono chiuse in una gabbia in sovrannumero o la scrofa dentro una gabbia a vita o i vitelloni legati a una catena?
C’è da dire che solo da poco vi è una normativa e delle penalizzazioni per chi non osserva le regole del benessere animale, e che dunque lasciava soli quei veterinari che, pur indignandosi per le sofferenze che vedevano, non avevano appoggio dalle istituzioni.
L’atteggiamento profondamente meccanicistico dello sfruttamento animale è alla base dell’appellativo con cui vengono identificati i veterinari ovvero le “belle addormentate del benessere animale” . Attualmente in veterinaria sono alquanto lacunosi lo studio e l’applicazione del comportamento degli animali, sia per quanto riguarda i piccoli animali sia per quelli da reddito poiché considerati argomenti marginali, futili, di scarsa utilità pratica rispetto all’applicazione di terapie farmacologiche che soddisfano richieste utilitaristiche ed economiche.
Lo stato di sofferenza, come le patologie comportamentali acquistano valore nel concetto di benessere animale esclusivamente per ripercussioni di tipo economico. Esempio pratico di ciò è il cannibalismo all’interno di allevamenti intensivi di suini,di polli, di galline ovaiole.
Aspetto etologico e comportamentale
Esaminiamo in che modo è strutturato un branco di cavalli e da dove nascono i disagi degli animali domestici, allevati in modo innaturale.
I cavalli in natura sono animali sociali e vivono in gruppo. Non troviamo cavalli soli ad eccezione che siano malati, traumatizzati o vicini alla morte. Il branco comprende due tipi di gruppi sociali: il gruppo dell’Harem in cui lo stallone dominante è accompagnato da diverse fattrici e la loro progenie fino a tre anni di età, e il gruppo degli scapoli che consiste in maschi giovani e stalloni dai tre anni in su. Come un vero gruppo che funziona tutti lavorano per esso secondo uno schema in cui ognuno ha un suo ruolo e un suo rango sociale. Questo schema permette l’armonia sociale, sessuale, parentale, l’exogamia e strategie difensive all’interno del gruppo .
La fattrice capo ha il suo posto al centro del gruppo, ed è protetta da un cerchio di fattrici di rango inferiore, è il membro più importante , ed è colei che prende le decisioni, eletta alla sua posizione dal gruppo con consenso generale. La posizione non è tenuta con l’aggressività né mantenuta con la tirannia.
Lo stallone ha un ruolo difensivo e riproduttivo: non usa la forza per mantenere la disciplina all’interno del branco, ma solo l’autorità, e trascorre parte del suo tempo all’interno del branco per relazionarsi con gli altri membri del gruppo.
Solo in un caso usa la forza, quando giovani femmine e giovani stalloni devono lasciare il gruppo natale e vengono espulsi o per ristabilire la gerarchia dello stallone capo branco. Chi pensa che lo stallone agisca esclusivamente per competizione ha una visione molto riduttiva, lo scopo è l’outbreeding o exogamia, evitare cioè che si instaurino gruppi in consanguineità .
Quando i giovani sono costretti a lasciare il gruppo natale formano il gruppo degli scapoli e cercheranno un altro branco in cui inserirsi. I nuovi arrivi sono oggetto di grande interesse e eccitazione da parte del nuovo gruppo, e due individui dei ranghi più alti affiancheranno essi per la maggior parte del primo giorno, come delle guide, annunciando l’ingresso dei membri al resto del gruppo.

Il branco di cavalli selvatici occupa circa il 75% del suo tempo a mangiare e a ricercare pascoli di buona qualità, mantenendo uno stato di allerta continua e la preparazione a una fuga precipitosa. Ogni individuo può condurre il gruppo verso un nuovo pascolo, al di là del suo stato sociale e età, costituendo un inconscio esempio di democrazia e individualità.
Quando un branco pascola, tutti gli elementi sono dislocati strategicamente in base al loro stato sociale, in cui i due elementi più importanti lo stallone e la fattrice capo sono nel centro, difesi dagli altri, e gli elementi con un basso stato sociale alla periferia. Nel caso di allerta le sentinelle che stanno alla periferia avvertono il gruppo, e la fattrice capo deciderà se scappare e in quale direzione, mentre lo stallone si allontanerà dal gruppo fronteggiando il nemico e dando il tempo anche ai più deboli di scappare.
È praticamente impossibile avvicinare il branco senza essere notati, perfino sottovento.
Un altro fattore, oltre l’organizzazione sociale ,influenza il comportamento dei cavalli selvatici ed è il home range, cioè il raggio d’azione nella zona di appartenenza o pascolo familiare.
Il raggio di azione è l’area che il cavallo copre alla ricerca di cibo , comprende anche le pozze di acqua, l’ombra, i frangivento (zone riparate dal vento) e i rifugi contro gli insetti e può variare da 0,9 a 48 km², impiegando circa 16 ore per pascolo, ingerendo anche 60 kg di erba e percorrendo fino ad 80 km in un giorno. Da questo breve cenno, è possibile mettere in relazione condizioni relative alla vita selvatica rispetto alla realtà dell’addomesticamento
STATO SELVATICO ADDOMESTICAMENTO
• Struttura sociale gerarchica di gruppo Carceramento Confinamento Scuderizzazione
• Un gran camminatore Uso lavoro e sportivo in momenti determinati
• Un gran mangiatore Dieta antifisiologica
• Forte interazione con l’ambiente vs Interazione di scuderia ,antifisiologica, lavoro stressante
• Istinto di fuga animale preda vs Istinto strumentalizzato dall’uomo per l’apprendimento

LE BASI DI UNA STEREOTIPIA
Il cavallo di plastica

Ogni situazione che si allontana dal sistema di home range e di concetto di gruppo, può avere ripercussioni sul comportamento e pone le basi per l’instaurarsi di una stereotipia.
Nel processo di addomesticamento il cavallo ha dovuto apprendere degli atteggiamenti e l’esperienza che esso ne fa, sia in positivo che in negativo, condizionerà per sempre il suo comportamento.
Per esempio se il cavallo fa un’esperienza di dolore associata a coercizione fisica per un intervento sanitario o di mascalcia con uso del torcinaso, quando si ripresenterà una condizione analoga , reagirà con la paura e con la fuga, e se questa non gli è consentita , con l’aggressione. La spiegazione sta nel processo di condizionamento classico di Pavlov, in cui uno stimolo che inizialmente non dava luogo a nessuna reazione, la ferratura, associato ad una situazione di dolore o di paura che il cavallo fronteggia con la contrarietà e con l’aggressività, perché è stato immobilizzato, esita in un processo di condizionamento tale per cui al ripetersi di quella situazione la reazione che ne seguirà sarà coerente con l’esperienza e con lo stimolo dato.
Stati emozionali riconducibili all’impotenza e alla paura possono ingenerarsi assai precocemente nel cavallo e due sono i momenti critici che potranno segnare l’atteggiamento psico- somatico e mettere le basi per una stereotipia: lo svezzamento e la doma.
Separare precocemente un puledro dalla madre e metterlo in totale isolamento per giorni a piangere cercando un solido riferimento del branco, è purtroppo una cosa assai diffusa. Come una doma violenta a base di maltrattamenti e punizioni, incomprensibili per il cavallo, generano stati di frustrazione e di “distress” cui spesso il cavallo non sa fronteggiare con un adattamento.
Nel cavallo allevato e scuderizzato l’acqua è a disposizione e il cibo non deve essere cercato. Una razione concentrata e fieno può essere consumata in 2 o 3 ore .
I nostri cavalli spendono solo il 15% del tempo nel mangiare e vivono anche isolati dai propri simili.
L’isolamento è uno dei motivi di frustrazione più frequente , toglie al cavallo per es. l’atteggiamento all’allogrooming cioè il pulirsi l’uno con l’altro , che è dimostrato ridurre la frequenza cardiaca e conseguente riduzione dello stress, o camminare in libertà e mangiare in continuazione. E’ stato studiato che maggiore è la distanza che in natura gli animali percorrono a piedi, maggiore è la possibilità che insorgano stereotipie in quella specie.
Esempio classico è il camminare avanti e indietro dei leoni e delle tigri dentro una gabbia di uno zoo.
I cavalli scuderizzati molto spesso vivono in box con grate di ferro che impediscono qualsiasi tipo di socializzazione e spesso vengono tirati fuori solo per essere lavorati. Ma anche mettendo il cavallo da solo al paddock durante la giornata, ha lo stesso effetto, se non può relazionarsi con i suoi simili.
Siamo sicuri che tenendo un animale confinato dentro a un box, noi soddisfiamo il concetto di welfare cioè di benessere?. Il prof. Roger Brambell definì welfare: “ un termine generale che comprende il benessere sia fisico che mentale dell’animale. Ogni tentativo di valutarlo, quindi, deve considerare l’evidenza scientifica disponibile relativa alle sensazioni degli animali, derivabile dalla loro struttura, dalle loro funzioni e dal loro comportamento.” Elencò anche le 5 libertà :

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione
Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole
Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie
Libertà di attuare modelli comportamentali normali
Libertà dalla paura e dal distress

(British Farm Animal Welfare Council, 1979)

COMMENTO

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione L’uso di complessi vitaminici e integratori cercano di supplire a una malnutrizione di tipo qualitativo
Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole Il riparo confortevole è finalizzato al management e dunque un box che per quanto confortevo, crea isolamento
Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie Vengono curate le patologie al fine di rendere abile l’animale per l’uso stabilito. Se non è economicamente vantaggioso si ricorre all’eutanasia o mattatoio
Libertà di attuare modelli comportamentali normali Per attuare questa libertà tutti i cavalli dovrebbero essere lasciati liberi in paddock a socializzare con i propri simili con un pascolo a disposizione
Libertà dalla paura e dal distress Dipende dalla relazione uomo-animale, quali modelli l’uomo mette in atto per lo svezzamento, doma e allenamento

Esistono diversi livelli di adattamento allo stress che possono essere più o meno rapidi e/o reversibili tenendo in considerazione gli aspetti genetici, fisiologici e comportamentali. Se lo stressore per l’organismo impatta in modo eccessivo i suoi sistemi di controllo, riduce le capacità di adattamento dell’animale provocando modificazioni a livello fisico e comportamentale.

STIMOLO —-STRESS —— ADATTAMENTO
STIMOLO —STRESS ——-NON ADATTAMENTO —— DISTRESS

I cavalli possono diventare anche molto fobici, aggressivi e pericolosi, perdendo di valore economico fino a contemplare eliminazione del soggetto con l’eutanasia o il mattatoio. Da ciò si ricava che l’equilibrio bioetico del benessere animale è fortemente condizionato dal criterio economico.
I comportamenti abnormi nei cavalli stabulati vengono chiamati vizi come se il cavallo fosse colpevole di questo, scaricando sul cavallo inoltre la responsabilità del suo comportamento.
L’approccio omeopatico è multifattoriale perché prende in considerazione tutti gli aspetti della vita
del cavallo storia remota, stato emozionale,ambiente in cui vive, alimentazione concentrata e fieno, patologie in atto, dolori sub clinici, tempo trascorso all’aria aperta, interazioni sociali . L’approccio omeopatico in ippiatria ha dunque gli strumenti per affrontare un caso complesso in quanto possiede nei suoi fondamenti una visione psico -emozionale e somatica integrata .
Possiamo ipotizzare una piramide di comportamenti e di mal adattamento che portano fino alle stereotipie.

TAVOLA N 1
BREVE DESCRIZIONE DI ALCUNE STEREOTIPIE E COMPORTAMENTI ANOMALI NEL CAVALLO

TICCHIO D’APPOGGIO
Crib biting
Il cavallo afferra con gli incisivi superiori un supporto solido e fisso, flette il collo ed emette un rumore caratteristico con la glottide.
AEROFAGIA
Wind sucking Può essere un atteggiamento in sequenza al ticchio di appoggio o si può manifestare isolatamente emettendo il caratteristico rumore senza afferrare nessuna superficie
BALLO DELL’ORSO
weaving Azione motoria coordinata e volontaria di tutto il corpo in cui il cavallo sposta il peso prima su un arto poi sull’altro facendo dondolare la testa e il collo
CAMMINARE NEL BOX
Stall-circling fence-pacing Il cavallo gira senza sosta nel box formando un cerchio e nel paddock in andata e ritorno sempre sulla solita traiettoria
LIGNOFAGIA mangiare la lettiera
Rosicchiare il legno porte staccionate
LINGUA SERPENTINA varianti: sbattimento delle labbra, movimenti protusioni della lingua,digrignamento dei denti, masticamento nel vuoto, masticamento delle redini e delle coperte Comportamento motorio ripetitivo della lingua prodotto durante il lavoro, ma sotto questo tic sono compresi tutti i movimenti ripetitivi prodotti dalla cavità orale
INCENSAMENTO
Head-shaking Movimenti imprevedibili della testa che rendono difficile montare il cavallo
MORDERSI I FIANCHI Il cavallo si morde i fianchi fino a procurarsi lesioni gravi

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 Le sindromi G. Brambilla R.Benini
 Le entrate e le uscite Dott J.M. Kespi
 I punti dei visceri Dott J.M. Kespi
 Dimenticare il sintomo Dott J.M. Kespi
 L’uomo tra cielo e terra Dott J.M. Kespi
 La schiena e i due nord Dr. C. Rempp
 Terapia F. Cracolici M. Selmi
 Studio dei punti Parte cefalica della Vescica Dott M. Selmi
 Studio dei punti Parte cefalica del Vaso Governatore Dott M. Selmi
 Studio dei punti Parte cefalica della Vescica Biliare Dott M. Selmi
 Studio dei punti Parte cefalica del Triplice Riscaldatore Dott M. Selmi
 La cupola del cielo Dott M. Selmi
 La farmaco terapia e la dietetica tradizionale cinese Dott D. Petri
 Patogenesi e patologia energetica in Med Cinese Dott. N. Van Ghi
 Hoang ti nei king so ouenn libro 1 Dott. N. Van Ghi
 Hoang ti nei king so ouenn libro 2 Dott. N. Van Ghi
 Patogenesi e patologie energetiche in medicina cinese Dott. N. Van Ghi
 Le energie Dott S. Tosini
 Patogenesi e semeiotica Dott S. Tosini
 Le otto regole terapeutiche Dott S. Tosini
 Fisiologia dei 5 Organi e 6 Visceri Dott S. Tosini
 Il sistema degli 8 meridiani curiosi Dott F. Cracolici
 Dietologia cinese Dott F. Cracolici Dott M. Postiglione

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