L’OMEOPATIA NEI GATTI

L’OMEOPATIA NEI GATTI

L’OMEOPATIA NEI GATTI a cura della Drssa Carla De Benedictis
benjy dietro la tenda
Sempre più proprietari di gatti si rivolgono all’omeopatia per molteplici motivi
– trovare una cura alternativa ai medicinali tradizionali
– difficoltà di somministrare farmaci ai gatti
– intolleranza ai farmaci da parte dei gatti
– espansione di malattie auto immuni ( ) per le quali non c’è cura
– problemi comportamentali che non rispondono a terapie farmacologiche.
L’ approccio migliore sarebbe quello di iniziare a trattare il gatto quando è cucciolo. La scelta di vaccinare o no il proprio animale è individuale e va anche valutata in base alla vita che l’animale conduce. Ci sono i pro e i contro in ogni scelta che si fa e non esiste la scelta giusta in assoluto.
– Durante la visita omeopatica il proprietario riceve informazioni sull’alimentazione che deve essere naturale. Alcuni gatti, assuefatti ai croccantini, non torneranno più indietro, ma la maggior parte aderisce con entusiasmo alle nuove proposte culinarie.

– Se i gatti stanno in appartamento, si provvederà anche ad arricchimento ambientale, per limitare la noia e la frustrazione, spesso causa di malattia.

Le malattie più frequentemente curate con l’Omeopatia sono:
– Ulcere eosinofiliche in bocca
– Dermatiti eosinofiliche
– Dermatiti da leccamento
– FIP Peritonite infettiva
– FeLV Leucemia infettiva felina
– FIV Immuno deficienza felina
– Diarrea cronica
– Insufficienza renale acuta e cronica
– Ipertiroidismo
– Riniti croniche
– Malattia dei gattini: rino-laringo-tracheite infettiva (FVR)
– Asma felino
– Polmoniti
– Otiti
– Malattie neurologiche
– Pancreatici
– Calcoli urinari per evitare l’intervento di uretrostomia
– Problemi comportamentali

I rimedi omeopatici vengono somministrati in granuli da sciogliere in acqua o in gocce, direttamente in bocca con una siringa senza ago, o in un po’ di cibo umido. La frequenza e la durata del trattamento è in base al tipo di patologia da trattare.

gatti di piazza vittorio a Roma

gatti di piazza vittorio a Roma

FIP INCURABILE MA CON OMEOPATIA SI PUO’ ALLUNGARE LA VITA

FIP INCURABILE MA CON OMEOPATIA SI PUO’ ALLUNGARE LA VITA

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La Peritonite Infettiva Felina(FIP) è una malattia sostenuta da coronavirus felini (FCoV). Nella gran parte dei gatti, i FCoV non causano patologia: vivono nell’intestino e vengono trasportati nell’organismo dai normali monociti del sangue.

La trasmissione dei virus da gatto a gatto avviene attraverso le feci e per contaminazione fecale dell’ ambiente, ed è quindi più probabile negli ambienti dove sono presenti numerosi animali (allevamenti, colonie,ecc…).

I virus mutati inducono una risposta infiammatoria che può portare a lesioni della rete capillare che riveste le cavità corporee oppure all’intervento di altre cellule infiammatorie.

Nel primo caso si sviluppa la forma “umida” o “effusiva” di FIP, caratterizzata dall’accumulo di liquidi nell’addome o nel torace, mentre nel secondo caso compaiono lesioni nodulari in uno o più organi e la forma viene definita “secca” o “non effusiva”.

In entrambe le forme sono poi presenti altri sintomi non specifici come febbre, dimagramento, crescita stentata, e, frequentemente, sintomi neurologici e/o oculari.

A parte l’esame istologico degli organi colpiti, non esistono test in grado di confermare un sospetto clinico di FIP. In caso di sintomi sospetti è opportuno esaminare il segnalamento (la FIP si sviluppa di solito in gatti di età tra inferiore a 18 mesi o superiore ai 10 anni) e la storia clinica (età, ambiente di provenienza, fenomeni stressanti, sintomi e decorso compatibili  con FIP) nonché utilizzare un pannello di esami composto dall’esame emocromocitometrico, che evidenzia modica anemia e diminuzione dei linfociti, l’elettroforesi delle proteine, che evidenzia aumento di proteine totali, alfa e gamma globuline ed il dosaggio della alfa1-glicoproteina acida (AGP), che aumenta.

Nella forma umida si può anche esaminare il versamento, che appare giallo e denso, ha un elevato peso specifico ed è ricco di proteine e g-globuline.

Nessuna terapia a tutt’oggi è ritenuta efficace in corso di FIP. Cortisonici, interferone e/o altri immunomodulatori hanno fornito risultati contrastanti. E’ buona pratica effettuare terapie di supporto scelte in base alle condizioni generali dei soggetti ed optare per l’eutanasia quando anche le terapie palliative non riescono più ad alleviare i sintomi.

By :Saverio Paltrinieri,DVM, PhD, dipl ECVCP
Dipartimento di Patologia Animale, Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria Sezione di Patologia Generale Veterinaria e Parassitologia Università di Milano

Casi

Gatta di due anni addome gonfio, non mangia, ha febbre molto alta a 41°C.

Esami del sangue  ed aspirazione del liquido di versamento confermano il sospetto di fip.

Ecografia in addome rivela presenza di linfonodi mesenterici ingranditi di volume.

Si procede con terapie convenzionali fino a che la proprietaria per salvare la sua adorata gatta cerca anche  un omeopata.

La gatta inizia a marzo 2009 il trattamento omeopatico senza smettere quello convenzionale a base di antibiotici e monitoraggio continuo del versamento in addome con ecografia. Si somministra echinacea 5 ch per 15 giorni tre volte al giorno e poi bryonia 6 ch tre volte al giorno per un mese.

Passa poi ad apis 6 ch per un mese tre volte al giorno.  Riprende poi echinacea fino ad arrivare a ottobre 2009 in cui all’ultima ecografia non c’è più traccia di fluido in addome.

Attualmente la gatta è viva e sta bene.