Omeopatia nei polli e nelle galline

Omeopatia nei polli e nelle galline

oche fango 003IMG00142-20120218-1512L’OMEOPATIA NEI POLLI

I polli e le galline, specie ruspanti rispondono molto bene ai trattamenti omeopatici. L’allevamento intensivo predispone all’insorgenza di malattie infettive e parassitarie che sarebbero semplici da curare, ma che avendo a disposizione un grande numero di animali stressati dalla convivenza forzata e da ambienti piccoli e poco stimolanti, diventano molto aggressive e mortali.
I polli bevono un grande quantità di acqua e dunque possono assumere il medicinale omeopatico in continuazione.
Tutti gli animali hanno necessità di esprimere il loro comportamento naturale: i polli hanno bisogno di movimento, di razzolare, di farsi bagni di sabbia o di terra per difendersi dai parassiti e di spiegare le ali. Sono molto utili per arieggiare il terreno negli uliveti o sotto gli alberi da frutta, mangiano parassiti ed erbacce. E non è vero che sono stupidi, anzi se presi da piccoli riconoscono la voce del proprietario e tendono a stare vicino alla sua abitazione. Le chiocce sono delle madri straordinarie ed è impressionante come i pulcini imparino immediatamente dalla madre come beccare e come dormire sotto le ali protettrici.

Cosa può essere CURATO CON L’OMEOPATIA

Rachitismo
Corizza raffreddore
Guscio fragile nelle ovaiole
Stress da trasporto
Diarrea di origine batterica e virale
Prevenzione per la coccidiosi

Cavalli mucche maiali pecore e…polli

 Il Granulo – anno I numero 1  estate 2006

 

“Dai non posso credere che curi con l’omeopatia questi animali, e come fai, non lo ritenevo possibile !!!” questa è una frase che mi sento dire spesso, quando aggiungo al titolo veterinario anche quello di omeopata…

Perché cavalli mucche maiali pecore e polli non potrebbero usufruire di questa fantastica terapia?

Certo non è facile a volte interpretare un dolore, un trauma, un disagio, specialmente se parliamo di animali di allevamento, costretti a vivere in condizioni non naturali. Grande importanza per una riuscita della terapia omeopatica è il miglioramento delle condizioni di vita degli animali sia che vengano usati per  uso zootecnico, sportivo o ludico. 

Quando vengo chiamata per visitare un cavallo prima ancora di avvicinarmi lo osservo attentamente , il cavallo parla con gli occhi, con l’espressione che assume, con la postura, e ci dice col suo linguaggio  se  è triste e depresso, o vivace, o pauroso, o schivo o poco socievole.

Chiedendo informazioni sul suo passato, sulle sue abitudini, sulle patologie che ha avuto, valutando l’ambiente in cui vive, se sta all’aperto qualche ora al giorno o sempre chiuso in box, se mangia anche cibo fresco e non solo secco,  si delinea un quadro sintomatologico che ci porta alla scelta del rimedio giusto!

Anche le mucche hanno il loro carattere e l’allevatore le conosce una per una e ci sa dire  abitudini e  preferenze che sono determinanti, insieme ai sintomi presentati, per la scelta del rimedio.

Quando i numeri si fanno più grossi come per un gregge o per suini da allevamento  l’approccio omeopatico cambia un po’, prevalgono i sintomi “di gruppo” su quelli individuali. E il rimedio come si da?  Sciolto nell’acqua di bevanda o nei pastoni liquidi e i risultati sono sorprendenti!

In questo modo si evita di stressare le bestie con trattamenti individuali, non si inquina con liquami contenenti molecole sintetiche come antibiotici e antiparassitari, il risparmio sui farmaci tradizionali è notevolissimo, le carni sono più sane per chi le mangia, non avendo all’interno residui dannosi alla salute e gli animali si sentono meglio anche in situazioni di costrizione, perché allontanando la patologia diventano  più forti.

Come si può capire da queste poche righe, la visita omeopatica dura un po’ di più di quella normale perché vanno raccolti tutti i sintomi che ci permettono di individuare il rimedio che più si avvicina al famoso simillimum. 

E un buon veterinario omeopata non può prescindere da una visione “olistica” del problema, cioè va valutato l’animale nel suo complesso, come vive ,cosa mangia, in che ambiente sta, come viene trattato. Quando ad esempio mi chiedono :  “ il mio cane si gratta, ha qualcosa di omeopatico per fargli passare il prurito ?”  io rispondo che l’omeopatia non lavora sul sintomo dimenticandosi in quale contesto viviamo, come spesso succede quando si va dal dottore, ma che il prurito è solo una manifestazione esterna di un disagio che va indagato profondamente.  Se non si migliorano le condizioni di vita,la guarigione sarà spesso solo parziale, perché l’omeopatia non può risolvere, come spesso si pretende, problemi che non le appartengono.

 

 

Dr Carla De Benedictis
Medico Veterinario