PROBLEMI COMPORTAMENTALI DEL CAVALLO E OMEOPATIA

sI ILLUSTRA IL LAVORO CONGRESSUALE IN PPT DELLA DOTT.SSA CARLA DE BENEDICTIS SU PROBLEMI COMPORTAMENTALI DEL CAVALLO E METODOLOGIA OMEOPATICA CONGRESSO FIAMO ROMA 2006
LA BROCHURE DEL CONVEGNO
brochure 7°Congresso FIAMO

IL POWER POINT DEL CONVEGNO

 

BENESSERE DEL CAVALLO tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006

BENESSERE DEL CAVALLO tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006

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Benessere del cavallo
Think like a horse

Questo non ha la pretesa di essere un trattato specialistico, ma auspichimo possa essere un contributo ai veterinari e agli esperti del settore, che non si sono ancora avvicinati a questa materia controversa, a prendere in considerazione il punto di vista del cavallo .
Il termine etologia significa “ lo studio degli animali nel loro ambiente naturale”. Una distinzione deve essere fatta tra etologia ed etologia veterinaria perché riguarda il processo di addomesticamento.
L’addomesticamento è un processo nel quale l’uomo assume il controllo dell’allevamento, della riproduzione e della cura dell’animale, e dunque al contrario della definizione di etologia, un modo innaturale sotto il controllo umano.
Questo processo iniziato nel passato non è ancora finito. Il processo di controllo della riproduzione e della cura degli animali e dunque anche l’interazione uomo- animale diventa sempre più intenso.
Il controllo che l’uomo vuole avere sugli animali, nel secolo scorso è cresciuto enormemente. A questo proposito è rilevante l’atteggiamento di responsabilità che l’uomo ha assunto per il controllo degli animali, tanto di quelli selvatici e in via di estinzione, quanto per quelli addomesticati.
Probabilmente se mettessimo uno dei nostri cavalli altamente selezionati libero in natura, questo non sarebbe in grado di sopravvivere, primo perché l’uomo è diventato il solo selettore del materiale genetico e secondo perché la selezione naturale non agisce da tempo su di loro.
Gli animali domestici ,definiti da un famoso etologo gli “animali di plastica” e da un famoso veterinario docente universitario “Animale tecnologico” , possono sopravvivere solo in “ambienti di plastica” o “innaturali”. L’uomo ha dunque manipolato gli animali tradizionalmente domestici nel loro patrimonio genetico spingendoli ad adattarsi a un ambiente modificato che è poi diventato “ambiente naturale” per loro.
Lo sfruttamento degli animali da parte della società industriale per il perseguimento di fini materiali ha finalmente prodotto negli ultimi decenni un’attenzione sempre più grande sui pericoli derivati da una visione meccanicistica della vita. Sono sorte organizzazioni per la protezione della salute e del rispetto animale. Paradossalmente le ostilità più grosse rispetto a queste organizzazioni e anche a questa nuova scienza della Medicina Veterinaria, il comportamento animale, viene proprio da parte della scienza veterinaria e dal codice deontologico . Gli argomenti emotivi e sentimentali della gente comune non toccano i veterinari, specie quelli che si occupano di animali da allevamento, occupati a medicalizzare a numeri rilevanti di capi per far fronte a patologie sempre più difficili da eradicare e considerando l’animale una macchina produttiva, spesso sono visti come una seccatura. Questo atteggiamento non necessariamente soddisfa caratteri di economia aziendale nel rispetto della tutela animale. Cosa può interessarci se le galline sono chiuse in una gabbia in sovrannumero o la scrofa dentro una gabbia a vita o i vitelloni legati a una catena?
C’è da dire che solo da poco vi è una normativa e delle penalizzazioni per chi non osserva le regole del benessere animale, e che dunque lasciava soli quei veterinari che, pur indignandosi per le sofferenze che vedevano, non avevano appoggio dalle istituzioni.
L’atteggiamento profondamente meccanicistico dello sfruttamento animale è alla base dell’appellativo con cui vengono identificati i veterinari ovvero le “belle addormentate del benessere animale” . Attualmente in veterinaria sono alquanto lacunosi lo studio e l’applicazione del comportamento degli animali, sia per quanto riguarda i piccoli animali sia per quelli da reddito poiché considerati argomenti marginali, futili, di scarsa utilità pratica rispetto all’applicazione di terapie farmacologiche che soddisfano richieste utilitaristiche ed economiche.
Lo stato di sofferenza, come le patologie comportamentali acquistano valore nel concetto di benessere animale esclusivamente per ripercussioni di tipo economico. Esempio pratico di ciò è il cannibalismo all’interno di allevamenti intensivi di suini,di polli, di galline ovaiole.
Aspetto etologico e comportamentale
Esaminiamo in che modo è strutturato un branco di cavalli e da dove nascono i disagi degli animali domestici, allevati in modo innaturale.
I cavalli in natura sono animali sociali e vivono in gruppo. Non troviamo cavalli soli ad eccezione che siano malati, traumatizzati o vicini alla morte. Il branco comprende due tipi di gruppi sociali: il gruppo dell’Harem in cui lo stallone dominante è accompagnato da diverse fattrici e la loro progenie fino a tre anni di età, e il gruppo degli scapoli che consiste in maschi giovani e stalloni dai tre anni in su. Come un vero gruppo che funziona tutti lavorano per esso secondo uno schema in cui ognuno ha un suo ruolo e un suo rango sociale. Questo schema permette l’armonia sociale, sessuale, parentale, l’exogamia e strategie difensive all’interno del gruppo .
La fattrice capo ha il suo posto al centro del gruppo, ed è protetta da un cerchio di fattrici di rango inferiore, è il membro più importante , ed è colei che prende le decisioni, eletta alla sua posizione dal gruppo con consenso generale. La posizione non è tenuta con l’aggressività né mantenuta con la tirannia.
Lo stallone ha un ruolo difensivo e riproduttivo: non usa la forza per mantenere la disciplina all’interno del branco, ma solo l’autorità, e trascorre parte del suo tempo all’interno del branco per relazionarsi con gli altri membri del gruppo.
Solo in un caso usa la forza, quando giovani femmine e giovani stalloni devono lasciare il gruppo natale e vengono espulsi o per ristabilire la gerarchia dello stallone capo branco. Chi pensa che lo stallone agisca esclusivamente per competizione ha una visione molto riduttiva, lo scopo è l’outbreeding o exogamia, evitare cioè che si instaurino gruppi in consanguineità .
Quando i giovani sono costretti a lasciare il gruppo natale formano il gruppo degli scapoli e cercheranno un altro branco in cui inserirsi. I nuovi arrivi sono oggetto di grande interesse e eccitazione da parte del nuovo gruppo, e due individui dei ranghi più alti affiancheranno essi per la maggior parte del primo giorno, come delle guide, annunciando l’ingresso dei membri al resto del gruppo.

Il branco di cavalli selvatici occupa circa il 75% del suo tempo a mangiare e a ricercare pascoli di buona qualità, mantenendo uno stato di allerta continua e la preparazione a una fuga precipitosa. Ogni individuo può condurre il gruppo verso un nuovo pascolo, al di là del suo stato sociale e età, costituendo un inconscio esempio di democrazia e individualità.
Quando un branco pascola, tutti gli elementi sono dislocati strategicamente in base al loro stato sociale, in cui i due elementi più importanti lo stallone e la fattrice capo sono nel centro, difesi dagli altri, e gli elementi con un basso stato sociale alla periferia. Nel caso di allerta le sentinelle che stanno alla periferia avvertono il gruppo, e la fattrice capo deciderà se scappare e in quale direzione, mentre lo stallone si allontanerà dal gruppo fronteggiando il nemico e dando il tempo anche ai più deboli di scappare.
È praticamente impossibile avvicinare il branco senza essere notati, perfino sottovento.
Un altro fattore, oltre l’organizzazione sociale ,influenza il comportamento dei cavalli selvatici ed è il home range, cioè il raggio d’azione nella zona di appartenenza o pascolo familiare.
Il raggio di azione è l’area che il cavallo copre alla ricerca di cibo , comprende anche le pozze di acqua, l’ombra, i frangivento (zone riparate dal vento) e i rifugi contro gli insetti e può variare da 0,9 a 48 km², impiegando circa 16 ore per pascolo, ingerendo anche 60 kg di erba e percorrendo fino ad 80 km in un giorno. Da questo breve cenno, è possibile mettere in relazione condizioni relative alla vita selvatica rispetto alla realtà dell’addomesticamento
STATO SELVATICO ADDOMESTICAMENTO
• Struttura sociale gerarchica di gruppo Carceramento Confinamento Scuderizzazione
• Un gran camminatore Uso lavoro e sportivo in momenti determinati
• Un gran mangiatore Dieta antifisiologica
• Forte interazione con l’ambiente vs Interazione di scuderia ,antifisiologica, lavoro stressante
• Istinto di fuga animale preda vs Istinto strumentalizzato dall’uomo per l’apprendimento

LE BASI DI UNA STEREOTIPIA
Il cavallo di plastica

Ogni situazione che si allontana dal sistema di home range e di concetto di gruppo, può avere ripercussioni sul comportamento e pone le basi per l’instaurarsi di una stereotipia.
Nel processo di addomesticamento il cavallo ha dovuto apprendere degli atteggiamenti e l’esperienza che esso ne fa, sia in positivo che in negativo, condizionerà per sempre il suo comportamento.
Per esempio se il cavallo fa un’esperienza di dolore associata a coercizione fisica per un intervento sanitario o di mascalcia con uso del torcinaso, quando si ripresenterà una condizione analoga , reagirà con la paura e con la fuga, e se questa non gli è consentita , con l’aggressione. La spiegazione sta nel processo di condizionamento classico di Pavlov, in cui uno stimolo che inizialmente non dava luogo a nessuna reazione, la ferratura, associato ad una situazione di dolore o di paura che il cavallo fronteggia con la contrarietà e con l’aggressività, perché è stato immobilizzato, esita in un processo di condizionamento tale per cui al ripetersi di quella situazione la reazione che ne seguirà sarà coerente con l’esperienza e con lo stimolo dato.
Stati emozionali riconducibili all’impotenza e alla paura possono ingenerarsi assai precocemente nel cavallo e due sono i momenti critici che potranno segnare l’atteggiamento psico- somatico e mettere le basi per una stereotipia: lo svezzamento e la doma.
Separare precocemente un puledro dalla madre e metterlo in totale isolamento per giorni a piangere cercando un solido riferimento del branco, è purtroppo una cosa assai diffusa. Come una doma violenta a base di maltrattamenti e punizioni, incomprensibili per il cavallo, generano stati di frustrazione e di “distress” cui spesso il cavallo non sa fronteggiare con un adattamento.
Nel cavallo allevato e scuderizzato l’acqua è a disposizione e il cibo non deve essere cercato. Una razione concentrata e fieno può essere consumata in 2 o 3 ore .
I nostri cavalli spendono solo il 15% del tempo nel mangiare e vivono anche isolati dai propri simili.
L’isolamento è uno dei motivi di frustrazione più frequente , toglie al cavallo per es. l’atteggiamento all’allogrooming cioè il pulirsi l’uno con l’altro , che è dimostrato ridurre la frequenza cardiaca e conseguente riduzione dello stress, o camminare in libertà e mangiare in continuazione. E’ stato studiato che maggiore è la distanza che in natura gli animali percorrono a piedi, maggiore è la possibilità che insorgano stereotipie in quella specie.
Esempio classico è il camminare avanti e indietro dei leoni e delle tigri dentro una gabbia di uno zoo.
I cavalli scuderizzati molto spesso vivono in box con grate di ferro che impediscono qualsiasi tipo di socializzazione e spesso vengono tirati fuori solo per essere lavorati. Ma anche mettendo il cavallo da solo al paddock durante la giornata, ha lo stesso effetto, se non può relazionarsi con i suoi simili.
Siamo sicuri che tenendo un animale confinato dentro a un box, noi soddisfiamo il concetto di welfare cioè di benessere?. Il prof. Roger Brambell definì welfare: “ un termine generale che comprende il benessere sia fisico che mentale dell’animale. Ogni tentativo di valutarlo, quindi, deve considerare l’evidenza scientifica disponibile relativa alle sensazioni degli animali, derivabile dalla loro struttura, dalle loro funzioni e dal loro comportamento.” Elencò anche le 5 libertà :

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione
Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole
Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie
Libertà di attuare modelli comportamentali normali
Libertà dalla paura e dal distress

(British Farm Animal Welfare Council, 1979)

COMMENTO

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione L’uso di complessi vitaminici e integratori cercano di supplire a una malnutrizione di tipo qualitativo
Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole Il riparo confortevole è finalizzato al management e dunque un box che per quanto confortevo, crea isolamento
Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie Vengono curate le patologie al fine di rendere abile l’animale per l’uso stabilito. Se non è economicamente vantaggioso si ricorre all’eutanasia o mattatoio
Libertà di attuare modelli comportamentali normali Per attuare questa libertà tutti i cavalli dovrebbero essere lasciati liberi in paddock a socializzare con i propri simili con un pascolo a disposizione
Libertà dalla paura e dal distress Dipende dalla relazione uomo-animale, quali modelli l’uomo mette in atto per lo svezzamento, doma e allenamento

Esistono diversi livelli di adattamento allo stress che possono essere più o meno rapidi e/o reversibili tenendo in considerazione gli aspetti genetici, fisiologici e comportamentali. Se lo stressore per l’organismo impatta in modo eccessivo i suoi sistemi di controllo, riduce le capacità di adattamento dell’animale provocando modificazioni a livello fisico e comportamentale.

STIMOLO —-STRESS —— ADATTAMENTO
STIMOLO —STRESS ——-NON ADATTAMENTO —— DISTRESS

I cavalli possono diventare anche molto fobici, aggressivi e pericolosi, perdendo di valore economico fino a contemplare eliminazione del soggetto con l’eutanasia o il mattatoio. Da ciò si ricava che l’equilibrio bioetico del benessere animale è fortemente condizionato dal criterio economico.
I comportamenti abnormi nei cavalli stabulati vengono chiamati vizi come se il cavallo fosse colpevole di questo, scaricando sul cavallo inoltre la responsabilità del suo comportamento.
L’approccio omeopatico è multifattoriale perché prende in considerazione tutti gli aspetti della vita
del cavallo storia remota, stato emozionale,ambiente in cui vive, alimentazione concentrata e fieno, patologie in atto, dolori sub clinici, tempo trascorso all’aria aperta, interazioni sociali . L’approccio omeopatico in ippiatria ha dunque gli strumenti per affrontare un caso complesso in quanto possiede nei suoi fondamenti una visione psico -emozionale e somatica integrata .
Possiamo ipotizzare una piramide di comportamenti e di mal adattamento che portano fino alle stereotipie.

TAVOLA N 1
BREVE DESCRIZIONE DI ALCUNE STEREOTIPIE E COMPORTAMENTI ANOMALI NEL CAVALLO

TICCHIO D’APPOGGIO
Crib biting
Il cavallo afferra con gli incisivi superiori un supporto solido e fisso, flette il collo ed emette un rumore caratteristico con la glottide.
AEROFAGIA
Wind sucking Può essere un atteggiamento in sequenza al ticchio di appoggio o si può manifestare isolatamente emettendo il caratteristico rumore senza afferrare nessuna superficie
BALLO DELL’ORSO
weaving Azione motoria coordinata e volontaria di tutto il corpo in cui il cavallo sposta il peso prima su un arto poi sull’altro facendo dondolare la testa e il collo
CAMMINARE NEL BOX
Stall-circling fence-pacing Il cavallo gira senza sosta nel box formando un cerchio e nel paddock in andata e ritorno sempre sulla solita traiettoria
LIGNOFAGIA mangiare la lettiera
Rosicchiare il legno porte staccionate
LINGUA SERPENTINA varianti: sbattimento delle labbra, movimenti protusioni della lingua,digrignamento dei denti, masticamento nel vuoto, masticamento delle redini e delle coperte Comportamento motorio ripetitivo della lingua prodotto durante il lavoro, ma sotto questo tic sono compresi tutti i movimenti ripetitivi prodotti dalla cavità orale
INCENSAMENTO
Head-shaking Movimenti imprevedibili della testa che rendono difficile montare il cavallo
MORDERSI I FIANCHI Il cavallo si morde i fianchi fino a procurarsi lesioni gravi

Bibliografia

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8. Mills D. S. – Introduction to horse behaviour and Psycology – Pubblicazione multimediale in Internet – www.equinebehavior.com
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10. Minero M. – Cosa fare quando il cavallo si comporta male – Art. La settimana Veterinaria-
11. J.S.J. Odendaal – Etologia veterinaria e benessere animale – Il Vet. d’Italia, 7: 165-174 (1995)
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13. Waring G.H. – Horse Behavior – Noyes pubblications, New Jersey, Usa, 1983

Congresso Siov Ottobre 2011 Animal Machine Le tecnopatie nel cavallo

Congresso Siov  Ottobre 2011 Animal Machine Le tecnopatie nel cavallo

Si è svolto sabato 29 e domenica 30 ottobre  a Bologna il congresso nazionale SIOV, società italiana di omeopatia veterinaria.  Diversi i temi trattati: clinica, ricerca repertoriale dei sintomi, casi in video, epistemologia omeopatica. L’ospite straniero Marc Brunson, noto veterinario belga, si è diffuso sulla materia medica omeopatica quale fondamento ,insieme alla dottrina,  della formazione di un omeopata.

L’ippiatria è stato il tema centrale dei lavori della domenica mattina. Un folto numero di veterinari, fra i quali la dott.ssa Rigonat dell’AUSL di Modena, e la presidente dell’associazione Bucefalo, Lucia Paiano, ha ascoltato la relazione di apertura del  dott. Battigelli, L.P. ippiatria di Bologna . Questi , nel presentare l’argomento, LE TECNOPATIE NEL CAVALLO , ha segnalato   come in tempi non sospetti di andazzi” alla moda”  l’omeopatia già si occupava di temi ora attuali e condivisi proprio perché sono parte integrante della propria epistemologia. Il ruolo del veterinario omeopata nel contesto dell’ippiatria non si limita a curare, ma  mira ad educare gli operatori a un’etica del comportamento nei confronti del cavallo  che potrebbe ridurre e lenire le sofferenze dovute  allo stress nell’adattarsi a condizioni molto lontane dalla sua natura.

 

 carla

Il titolo del lavoro affrontato dalla Dott.ssa Carla De Benedictis, medico veterinario a Velletri (Rm),   “Animal machine, le tecnopatie del cavallo”,  esemplifica le difficoltà dell’applicazione del metodo omeopatico, che ha come condizione la rimozione degli ostacoli alla guarigione. La dott.ssa De Benedictis ha dimostrato come il cavallo sia a tutti gli effetti un animale tecnologico e soffre di malattie condizionate dalla domesticazione e dall’uso troppo precoce, nonché da patologie che si strutturano nei momenti critici di passaggio come svezzamento, doma, allenamento, e fine carriera.

Nonostante i limiti applicativi di una medicina come l’omeopatia, che cura il paziente e non la malattia, molte azioni si possono mettere in atto per migliorare anche parzialmente le condizioni di vita del cavallo.

 

 

 L’approccio integrato più che azioni preventive, ha segnalato la relatrice, prevede una combinazione sostenibile di azioni che cercano di limitare o prevenire i danni dovuti alla farmaco resistenza, all’impatto ambientale, alla sicurezza alimentare ( DPA) . In particolare il tema del benessere animale non può limitari all’enunciazione di  principi ma deve concretizzarsi in azioni mirate a lenire le sofferenze del cavallo durante la sua vita.

Si è pertanto enfatizzata la mancanza di movimento per la reclusione coatta all’interno di un box che, come dimostrano i rilievi ambientali fatti in materia ,non risponde ai requisiti minimi massa /volume occupato, in un sistema  completamente antifisiologico e responsabile, insieme ad altri fattori, dell’instaurarsi di problemi comportamentali.

Particolare attenzione deve essere rivolta, per evitare al cavallo inutili sofferenze, anche all’acquisto di selle inappropriate, all’ uso scorretto dell’imboccatura che porta a patologie muscolo-scheletriche , alla ferratura specie se correttiva che, se presenti le essenziali condizioni d’ambiente, può essere sostituita da un pareggio naturale.

La relazione  della dott.ssa De Benedictis si è focalizzata inoltre sull’’esposizione di alcuni casi clinici che illustrano i vari livelli applicativi dell’omeopatia, dal sintomo fisico a una prescrizione più profonda se si ha a disposizione la storia biopatografica del paziente. La relatrice ha infine segnalato che, evitando ricette precostituite , il fine ispiratore del suo lavoro era quello di stimolare una riflessione su “come suscitare motivazioni ed impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta. “ (Alexander Langer).

 

 

 

UFFICIO STAMPA SIOV