“Inversion” Il progetto sulle innovazioni agroecologiche per la resilienza e la sostenibilità della zootecnia di montagna Fiavè (Tn)               

 

Maso Pacomio sede del convegno sito in Castel Campo, Fiavè (Trento)

 

Si è tenuto il 14 settembre a Castel Campo, frazione di Fiavè (Tn), il convegno per la presentazione del progetto “Inversion ”

All’interno di un maso ristrutturato Maso Pacomio è un maso di proprietà della famiglia Rasini cui appartiene anche il limitrofo Castel PaaCampo.

La location è di eccezionale bellezza, la temperatura è ideale, il cielo terso dove svettano le imponenti dolomiti.

Il  Sindaco apre la giornata con un discorso di circostanza in cui auspica la riuscita del progetto per il bene di tutta la comunità.

Intervengono poi la coordinatrice Giorgia Robbiati, sostenuta e coadiuvata da Patrizia Gionghi, collaboratrice dell’Ecomuseo della Judicaria, dove spiegano la finalità del progetto che è  portare innovazioni agroecologiche in un territorio montano, una  Inversione di rotta nei confronti della attuale zootecnia e agricoltura. Maso Pacomio è un maso di proprietà della famiglia Rasini cui appartiene anche il limitrofo Castel Campo.  Si utilizzano tecniche innovative per coltivare e allevare, un metodo sinergico di lavoro basato sulla condivisione delle esperienze tra allevatori, esperti ed enti che sostengono il progetto che ha come pilastro la sostenibilità e la resilienza. Giorgia Robbiati, insostituibile responsabile del progetto, elenca le aziende partecipanti e ne descrive brevemente le attività che svolgono.  La parola passa alla presidente dell’Ecomuseo, Giancarla Tognoni, che ci tiene a sottolineare che Ecomuseo non è un edificio dove trovare opere d’arte, ma è un progetto culturale per la tutela del territorio, formato da sei comuni, attraverso il coinvolgimento delle comunità locali,  portatrici di valori e di saperi che potrebbero essere messi all’angolo dalle nuove tecnologie.   Il suo discorso è pratico, con le carte alla mano dobbiamo dimostrare che questa innovazione da noi proposta funziona.

Inoltre il riconoscimento di questo territorio come Riserva di Biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria, dalle Dolomiti al Garda, è una opportunità di sviluppo sostenibile per il territorio, ma ha messo in luce alcune criticità per la presenza di allevamenti e di colture intensive nella Piana di Lomaso. “Inversion” diventa un progetto chiave per portare una soluzione al problema

La strada da percorrere è l’ Agroecologia.   I concetti di sostenibilità  devono essere sostenuti da scientificità, per poter dimostrare che non solo sono accettabili dal punto di vista filosofico ed etico, e devono essere economicamente vantaggiosi. Questo si può fare producendo dati certi, sperimentati, e protocolli riproducibili, valutando i costi di un metodo agroecologico rispetto a uno tradizionale, i vantaggi ma anche i limiti.

 

Si passa poi la parola alle aziende che fanno parte del progetto e agli enti che hanno collaborato per la realizzazione della parte scientifica.

AZIENDE facenti parte del progetto  e consulenti scientifici

AZIENDA AGRICOLA ATHABASKA  di  CATTAFESTA MAURIZIO e Dr.  Sergio Zanazzi Medico Veterinario

 

A sinistra il Dr. Sergio Zanazzi, medico veterinario e a destra Maurizio Cattafesta

Alpaca,lama, cani husky da slitta, bovini dal lungo pelo, razza Highland e animali da cortile, recupero di malghe abbandonate. La biodiversità è la caratteristica dell’azienda gestita da Maurizio Cattafesta. Gli animali vengono alimentati a fieno e lasciati al pascolo in malga la maggior parte del tempo, con il metodo della rotazione. Si ha riduzione del lavoro in stalla e un uso molto limitato di antiparassitari. La relazione con gli animali è la mission di Maurizio, che non è una perdita di tempo, ma un investimento che viene restituito in termini di gestione e salute dei branchi.

Coadiuvato e sostenuto dal  Dr. Sergio Zanazzi, medico veterinario, il cui discorso è  indice di grande conoscenza degli animali e del proprio lavoro.  Negli ultimi decenni c’è stata la tendenza a sostituire gli animali anziani meno produttivi, che invece hanno un ruolo importantissimo all’interno di un gruppo. Gli animali imparano apprendendo da chi ha più esperienza, come ad esempio nelle fasi del parto, e gli anziani hanno anche un ruolo protettivo verso i più deboli, riducendo molto sia i conflitti che il lavoro dello stesso allevatore, perfino in un ambito intensivo. Anche il toro deve essere scelto in base alla sua rusticità, alla capacità di adattarsi all’ambiente e alla resistenza alle malattie. Per lavorare bene in una azienda devono essere fatti dei protocolli con indicazioni specifiche in modo da avere attenzione al lavoro che si svolge.

 

da avere attenzione al lavoro che si svolge.

 

Azienda Agricola AGRILIFE  Di Moira Donati Esperto di riferimento Francesco Vaccari del CNR di Firenze

Moira Donati è una donna molto entusiasta del suo lavoro, nella sua azienda si allevano 45 asini per la produzione di latte alimentare, è l’azienda del genere  più grande in Trentino. La prima attenzione, è rivolta al benessere animale, gli asini stanno al pascolo la maggior parte del tempo, fino a che il tempo lo permette, e  grazie al lavoro di consulenza della Dott.ssa Pisseri, ha potuto portare ulteriori miglioramenti alla sua azienda.

E’ stata rivista l’alimentazione e migliorato il pascolamento degli animali, che con la turnazione hanno la possibilità di avere sempre erba fresca a disposizione.  Questo ha elevato anche  quanti-qualitativamente la produzione del latte, che ora è ricco di vitamine e omega 3 e 6 rispetto al passato.

In questa azienda si inserisce l’esperimento sull’emissione dei gas serra  dell’Istituto di Biometereologia del CNR di Firenze, che espone Francesco Vaccari.

Sul terreno di  questi pascoli sono stati inseriti dei “collari”  che sono indicatori della produzione dell’anidride carbonica, CO2 e Azoto. La sperimentazione consiste nel dimostrare che terreni dove il cotico erboso è sano, ben concimato e ben pascolato, con carico di animali ridotto  e trattamenti chimici assenti, si sviluppano meno CO2 e Azoto rispetto a un pascolo dove il calpestamento e l’eccessiva concimazione  provocano una elevata emissione dei gas.

Un ulteriore pericolo è la compattazione del terreno dovuta al calpestamento continuo dello stesso terreno, che crea uno strato impermeabile dove l’acqua scivola senza essere assorbita, con morte dei microrganismi che compongono il terreno e desertificazione di vaste zone, dove viene a mancare la vita del terreno. Viene dunque effettuata anche una prova dell’assorbimento dell’acqua sia nel terreno calpestato che nell’altro turnato , per avere parametri di paragone, più volte l’anno e in diverse stagioni.

Azienda Agricola  MASO PISONI   seguita dalla  Dott.ssa  Francesca Pisseri,  Medica Veterinaria

La Dott.ssa Francesca Pisseri parla di gestione sistemica e di salute animale. Significa lavorare sul mantenimento della salute attraverso una corretta alimentazione, utilizzando le risorse già presenti in azienda. Si tratta dunque di un approccio agroecologico che si basa su una gestione dei pascoli ragionata e programmata.   Il pascolo è fonte di una alimentazione completa per gli animali, se il terreno è in salute , e questo si può ottenere attraverso le turnazioni che consentono all’erba di ricrescere rigogliosa. Al pascolo poi, le vacche camminano e si irrobusticono, vivono in un ambiente a loro idoneo dove rafforzano i legami di mandria, il rumine non presenta patologie e producono un latte ricco di grassi e vitamine.

È  un concetto di allevamento antico ma innovativo, che si propone di mantenere la salute attraverso pratiche virtuose, con un limitato uso di farmaci anche per patologie gravi, come le mastiti,  e preferendo sempre l’omeopatia e la fitoterapia come primo approccio terapeutico.  Per il controllo dei parassiti, invece di somministrare farmaci di routine, si utilizza il monitoraggio con esame delle feci. In questo modo si trattano solo gli animali che ne hanno bisogno e non si inquinano i pascoli con antiparassitari che permanendo nel terreno uccidono molte forme di vita, che sono l’humus del terreno.

 

Da destra Barbara, Leonardo e  la Drssa Francesca Pisseri

Queste pratiche virtuose, descritte dalla Dott.ssa Pisseri, sono state confermate nella loro efficacia da Leonardo e Barbara, che gestiscono il Maso Pisoni, sede di una bella fattoria didattica e di corsi estivi per bambini, nonché ristoro estivo e invernale per i turisti. Il progetto “Inversion”, dice Leonardo, gli ha fatto comprendere l’importanza di un buon foraggio e di produrre colture alternative alla soia, introducendo il pisello proteico e incentivando la produzione di foraggi per l’inverno.  Barbara enfatizza l’uso della omeopatia e della fitoterapia, non solo come metodo di cura alternativo, ma anche come un modo di prendersi cura degli animali, che aumenta la relazione con l’uomo e dunque il benessere in stalla.

AZIENDA AGRICOLA MISONET di Oscar e  Dr Enrico Novelli tecnico

5 vacche da latte di razza Bruna Alpina e questo giovane laureato in agraria, Oscar, ha messo in piedi un’attività commerciale destinando il latte a una gelateria gestita da due giovani ragazze. In questo modo si è creato un circolo virtuoso fatto di fieno prodotto sui propri terreni che va ad alimentare le vacche, le quali producono il latte che è il prodotto fondamentale di una attività commerciale a base di gelati, yogurt e formaggi. E’ un modo di sfruttare le risorse del proprio territorio per vivere senza bisogno di abbandonare le aree rurali verso le città.  Il Dr. Novelli ha illustrato come la composizione del latte in acidi grassi e vitamina E aumenta in base al tipo di alimentazione e modalità di allevamento delle vacche.  Somministrando foraggi verdi alle vacche dell’azienda Misonet, diminuendo i cereali,  c’è stato un miglioramento della qualità del latte, con una diminuzione di acidi grassi nocivi (come il miristico e palmitico) e un aumento di vitamine A ed E, di CLA (acidi grassi benefici), di Omega 3 e 6, che svolgono un ruolo protettivo nei confronti di malattie cardiovascolari e degenerative.

 

 

AZIENDA AGRICOLA CARGOS  di Stefano Carlesi Dott.ssa  Marzia Ranaldo tecnico

Un ingegnere che ha lasciato il suo lavoro attratto dal richiamo della sua terra, Stefano ha un progetto in via di realizzazione. Figlio e nipote di allevatori tradizionali, vede nel progetto “Inversion” la possibilità di ribaltare uno schema di allevamento intensivo,  portando  innovazioni che riguardano il benessere animale, le turnazioni dei pascoli, produzioni alternative ai classici cereali, mais e soia e una valorizzazione di un  territorio che confina con l’area protetta della torbiera, un biotopo che è anche sito archeologico preistorico, dove sono state rinvenute le palafitte.

La sua voglia di innovazione si scontra con una realtà che vede nell’agroecologia una utopia giovanile più che un concreto sistema produttivo, come è ora l’azienda di vacche da latte del padre e dello zio. La sfida di questo giovane è appena all’inizio e si concretizzerà nel mettere una linea di vitelli da carne provenienti dalle vacche aziendali. Uno sfruttamento delle risorse già presenti, i vitelli maschi che nascono all’interno di una azienda da latte e che non hanno valore economico. Nel frattempo ha realizzato un grandissimo paddock con legno locale, che sarà sede del suo piccolo allevamento di bovini all’ingrasso con pascolo turnato, a partire dalla bella stagione. “Un grande cammino si inizia con un piccolo  passo”, dice l’aforisma.

 

SMARTALP  Dr Enrico Sturaro e Ilario Bazzoli

Il Dr. Enrico Sturaro ha parlato di pratiche gestionali innovative e di strategie di promozione di prodotti lattiero-caseari di alpeggio, lanciando un progetto nel progetto, di nome SMARTALP. Di fatto ha riproposto il ritorno a una pratica antica, l’alpeggio, soppiantata negli ultimi decenni da una zootecnia intensiva.  Il progetto si propone di valutare i rischi a cui sono sottoposte le vacche a regime intensivo che vengono portate in malga. A questo proposito si utilizzano tecniche innovative come ruminometri, valutazione delle emissioni di carbonio nei pascoli, BCS (body condition scores, cioè la valutazione dello stato nutrizionale della bovina), attraverso telecamere poste in sala mungitura, valutazione delle produzioni lattifere, podometri per monitorare quanto cammina una vacca al pascolo, droni e dati satellitari per monitorare la ricrescita dell’erba. Per fare ciò hanno una malga sperimentale dove si effettuano tutte queste misurazioni. Questo intervento mi ha lasciata interdetta, dimostrare con prove scientifiche che il pascolo in malga sia benefico per le vacche e per il latte lo trovo totalmente inutile  e indice di uno scarso senso di realismo.

 

Prof.  FABIO CAPORALI

Un ospite di eccezione il  Prof. Caporali, “padre dell’agroecologia”, è stato l’atteso intevento che ha chiuso il convegno.

 

 

 

Il Prof. Caporali chiude il convegno

Il suo discorso denso, ricco di  riflessioni, accompagnate da una profonda conoscenza dell’agricoltura e dei territori, ha dato molti spunti di riflessione e si è ben inserito all’interno del progetto “Inversion”, dandone una base etica e filosofica.

L’agroecologia ha una forte relazione con la pratica dell’agricoltura, è la scienza delle relazioni che si occupa di agricoltura sostenibile, duratura nel tempo e nello spazio, afferma nel suo incipit il Professore. E’ un ideale, un fine che ci si pone di raggiungere attraverso il mezzo della scienza, che è a servizio della società.

L’agroecologia è importante perché è una transdisciplina, mette in relazione diversi componenti importanti in maniera armonica, tradizione e cultura, saperi antichi e innovazioni tecnologiche. Ha una base filosofica ed etica che persegue il bene comune.

Per costruire la sostenibilità bisogna agire localmente perché diventa un’impresa a carattere culturale, che investe diverse generazioni e richiede tempo. I cambiamenti iniziano all’interno delle nostre famiglie, nelle comunità locali.

La normativa sullo sviluppo rurale dà molte indicazioni su ciò che si deve fare in pratica e indica la prospettiva futura dell’agricoltura, che deve produrre un’economia che dia reddito e occupazione, che deve essere sostenibile e favorire le piccole imprese familiari, il diritto al lavoro sul proprio territorio, senza essere costretti ad abbandonare le aree.

Ignorare queste linee guida vuol dire non stare al passo con i tempi, è necessaria una inversione di tendenza, rispetto agli errori del passato, se si vogliono tutelare il territorio, il lavoro, gli animali e l’uomo.

Inversion vuol dire conversione, una inversione di tendenza che porta con sé un sistema di valori non solo tecnici ma che riguardano il ruolo dell’uomo nell’ecosistema.

E’ un progetto importante e virtuoso perché permette dialoghi tra i locali, reti sociali, la diffusione attraverso l’ Ecomuseo, i biodistretti per favorire la massa critica e formare alleanze a livello locale tra agricoltori.

“Inversion”  è un esempio che coniuga tutti questi principi.

 

Il convegno si chiude con un ottimo buffet offerto dalla Sig.ra Marina , a base di prodotti biologici.

Esperienza con le api di Carla De Benedictis

Esperienza con le api di Carla De Benedictis

Esperienza con le api

Carla De Benedictis

Durante gli anni della mia vita in campagna, ho aderito al progetto di un mio cliente che, appassionato del mondo delle api e convinto salutista ecologista, iniziava a maturare un’idea che voleva condividere con le persone che riteneva sensibili ai temi dell’ambientalismo e della salute. Così diversi anni fa iniziammo a sistemare una sola arnia nel mio terreno in campagna. (Continua a leggere).

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Cavalli al pascolo

Cavalli al pascolo

Cavalli al pascolo: vantaggi, problematiche e sostenibilità Il pascolo per il cavallo è una soluzione salutare che consente stare all’ aria aperta, di fare esercizio, di migliorare il benessere e che può diminuire notevolmente la spesa  per l’alimentazione. Per fornire  al cavallo un ambiente meno restrittivo e innaturale del box e per ridurre le spese, ora si usa molto dividere i terreni in tanti piccoli appezzamenti chiamati   paddock ,forniti di capannine ,  acqua e divisi tra di loro da recinzione elettrificata . Quelli che erano prati o pascoli, senza un’ opportuna gestione, diventano in breve tempo terreni desertificati e pieni di piante infestanti. Spesso si tengono più cavalli di quanto un terreno ne consenta, creando il fenomeno del sovrapascolamento, il calpestìo continuo compatta il terreno, lo rende impermeabile all’acqua per cui diventa fangoso d’inverno e polveroso d’estate, con sviluppo di patologie correlate.

Cavalli al pascolo ai pratoni del Vivaro

Cavalli al pascolo ai pratoni del Vivaro

Il motivo per cui i pascoli su cui soggiornano i cavalli sono soggetti a impoverimento sono molteplici.  Il cavallo ha la fama di essere un pessimo pascolatore . La conformazione del suo piede con un unico dito e la presenza di incisivi sia superiori che inferiori , danneggiano il colletto della pianta  e  l’apparato radicale perché calpestano e strappano a raso terra , il modo di pascolare a “spot” , un po’ qua e un po’ là,  non consente di sfruttare al massimo le superfici. Considerando poi  che   il cavallo non mangia più intorno alla zona dove ha sporcato,  anche  se le feci  vengono  rimosse, riduce ulteriormente sia la ricrescita delle essenze erbacee sia la zona di pascolo, a favore di piante meno appetibili e infestanti.     Quando non c’è più niente da mangiare, vengono attaccati gli alberi e le staccionate, a meno che non si fornisca fieno. Il pascolo, se ben gestito, non solo permette un notevole risparmio sull’alimentazione, ma soddisfa i bisogni etologici e comportamentali del cavallo, con notevole incremento della sua capacità produttiva in termini di qualità del lavoro. L’errore che si commette di frequente, è tenere più animali di quanti una superficie possa sopportare.  In breve si procura un inquinamento ambientale perché il carico di azoto derivante dalle deiezioni  viene assorbito dal terreno e più in profondità dalle falde acquifere.  In questo modo si selezionano  alcune specie erbacee non commestibili più resistenti, rispetto ad altre edibili danneggiate dal sovrapascolamento , con  perdita di fertilità del terreno.  Sulla superficie e in profondità della terra, anche se noi non li vediamo, esistono una miriadi di animaletti che contribuiscono alla  sua sopravvivenza, e di questi insetti si nutrono gli uccelli e i  piccoli mammiferi terricoli di cui si nutrono i predatori più grandi, in poche parole, se si disertifica la terra, si uccide la  biodiversità* . *La coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali che crea un equilibrio grazie alle loro reciproche relazioni. In questi ultimi anni molta attenzione è riposta sui temi della socialità del cavallo per incrementarne il benessere psico-fisico,  sempre più strutture si organizzano per tenere i cavalli in gruppi, con gestione naturale, paddock paradise e metodo barefoot ( scalzo). Poca attenzione invece è data ai benefici  dell’alimentazione fresca pascolata  che fornisce energia, mantiene l’intestino in continuo movimento prevenendo le coliche, fornisce un equilibrato apporto di carboidrati e proteine, mantiene l’animale occupato per molte ore evitando l’insorgenza di problemi comportamentali dovuti alla noia, diminuisce l’integrazione con mangimi e pellettati. Inoltre col pascolamento il cavallo evita di ingerire sabbia, terra  e inalare polvere  situazione che accade quando viene lasciato il foraggio per terra. L’impatto ambientale dovuto all’inquinamento dei terreni  è  aumentato  per l’uso improprio  di antiparassitari, i  vermifughi,  somministrati erroneamente in modo preventivo ,che vengono escreti con le feci in forma ancora attiva. Questi prodotti ,tutti a base di Avermectine, sono estremamente tossici per l’ambiente in quanto si legano al terreno e uccidono la microfauna responsabile della fertilità della terra. Attraverso l’apparato radicale i farmaci passano nelle piante e negli ortaggi  , (chi pensa di concimare l’orto con lo stabbio di cavallo deve assicurarsi che non abbiano assunto medicine), e hanno una persistenza lunghissima nell’ambiente, si parla di molti anni.  Una delle vittime eccellenti  di questi farmaci è il lombrico, ma  è nociva anche per molti insetti e pesci di acque dolci che sono soggetti a mutazioni genetiche. Si evince che  una gestione tradizionale e intensiva dei cavalli al pascolo può essere causa di inquinamento e forte riduzione di biodiversità. Cosa si può fare allora? L’evoluzione verso una gestione che tenga in equilibrio uomo-animale-ambiente  è insita nel concetto di agroecologia. La gestione agroecologica è un vero e proprio sistema di produzione dove il controllo umano è di fondamentale importanza.  Spesso si ha la percezione erronea che il ritorno alla natura sia lasciare l’ambiente a sé stesso e gli animali liberi di fare quello che vogliono. Questo è il modo migliore per rovinare un ambiente, perché dove c’è interazione uomo-animale, anche se si possiede un cavallo solo, quell’ambiente sarà molto delicato da gestire, per evitare danni irreversibili alle piante, al sottobosco, al cotico erboso, alla fauna terricola e selvatica e inquinamento delle falde acquifere. La pratica agroecologica è molto sofisticata e più impegnativa dal punto di vista organizzativo rispetto a quella tradizionale intensiva, perché richiede studio, approfondimento , grande capacità di osservazione e collaborazione tra le varie figure professionali. Per non rovinare un pascolo bisogna prevedere delle rotazioni e turnazioni.  Le rotazioni prevedono un utilizzo del pascolo alternato con altre specie, esempio pecore o bovini, oppure a colture erbacee. La turnazione è il tempo di sosta in un pascolo di un certo numero di animali. Nella turnazione dei pascoli si deve tener conto del tempo di permanenza in base al carico animale, alla qualità delle specie erbacee presenti e  alla stagione . Il cavallo non può pascolare tutto il giorno come i ruminanti, specialmente in primavera, a causa del suo sistema digestivo che non sopporta grandi fermentazioni, che sono causa di  laminite. La  turnazione ha anche il vantaggio sia di permettere la ricrescita delle essenze erbacee e del controllo delle piante infestanti ma anche  di mantenere bassa la carica parassitaria, in quanto se le uova schiudono, non trovano l’ospite sensibile.  Si può ridurre l’uso di antiparassitari  effettuando un  monitoraggio dei parassiti  e intervenire con antiparassitari mirati che hanno un minor impatto ambientale  evitando le molecole  a largo spettro, come le Avermectine. L’uso dell’omeopatia  come metodo di cura delle comuni malattie e delle parassitosi, è parte integrante  del modello agro-ecologico. I rimedi omeopatici  sono sostanze che non lasciano residui nell’ambiente e negli animali, hanno un costo basso  e possono essere somministrate nell’acqua da bere o singolarmente, senza stressare l’animale. Per attuare un sistema agro-ecologico c’è bisogno di molte figure professionali che interagiscono, come il veterinario esperto in agro-ecologia, l’agronomo, l’allevatore e il personale addetto. Se si parla di piccole realtà con pochi cavalli, un veterinario esperto in materia  può dare avvio al sistema e monitorarlo. Non dimentichiamoci che, sebbene il cavallo venga usato come animale sportivo, il modo in cui viene gestito nei grandi e piccoli circoli ippici, rientra a pieno titolo nel modello di allevamento intensivo al pari di quello bovino, suino e avicolo, perché rispecchia il concetto di un numero elevato di animali in piccoli spazi, con ricadute sul benessere e sull’ambiente.  Anche la persona, adulto o bambino che impara, viene molto condizionata dal sistema intensivo di gestione del cavallo, spesso basato solo sul concetto di uso senza preoccuparsi delle ricadute etiche, di benessere ed ambientali. L’agroecologia, è un modello sperimentato con successo su specie da reddito e applicabile  nel cavallo con opportuni adeguamenti  e accorgimenti.     Dr. Carla De Benedictis Medico Veterinario Diplomato in Omeopatia e Agopuntura Rocca di Papa (Roma)   Bibliografia:

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  4. De Benedictis C.,   Inquinamento da farmaci “ Il Granulo- anno VI  n 15  Primavera 2011
  5. De Benedictis C.,  Emergenza farmacoresistenza “ Il Granulo- anno VI  n 16  Estate 2011
  6. De Benedictis C.,  “ Animal machine” ,  Le tecnopatie nel  cavallo  :Atti del convegno  S.I.O.V.  Società Italiana di Omeopatia Veterinaria “  Bologna 29-30 Ottobre 2011
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