Riflessioni sul benessere degli animali in allevamento

Riflessioni sul benessere degli animali in allevamento

Riflessioni sul benessere degli animali in allevamento a cura della Dr.ssa Carla De Benedictis

 

allevamento intensivo

allevamento intensivo

Il benessere animale in allevamento, appannaggio fino a poco tempo fa solo delle lotte animaliste è oggetto di una crescente attenzione dell’opinione pubblica che ha spinto le istituzioni scientifiche ad occuparsene. Il “Welfare” (stato di benessere in inglese), è così diventato argomento di attualità, al centro di discussioni e dibattiti tra veterinari liberi professionisti e pubblici,allevatori, consumatori e tutti coloro che operano nel settore delle produzioni animali.
Ci sono due modi per affrontare il problema benessere:
• riconoscere che l’animale, qualunque sia la sua destinazione d’uso, carne, latte, compagnia ha una sua dignità e come tale va rispettata.(animale senziente)

la nostra maialina Agrippina

la nostra maialina Agrippina

• Oppure che un malessere dell’animale porta a scarse produzioni e a problemi aziendali e che dunque va risolta per migliorare i guadagni e per ridurre le spese sanitarie.
Trattare bene gli animali in allevamento a prescindere dai risultati che possono dare dal punto di vista economico dovrebbe far parte del cambiamento da un metodo convenzionale ad uno biologico, una conversione anche di atteggiamento nei confronti del mondo animale.
Particolarmente sensibili allo stress e alle brutalità sono le scrofe che potrebbero dare molti problemi al parto legati a una gestione troppo “dura”.
La domanda chiave è : “cos’è per voi il benessere animale?”.

A che prezzo?

A che prezzo?

Le risposte che si ottengono sono sempre le stesse, differenti nella forma, uguali nella sostanza. L’animale sta bene quando può accedere a cibo a sufficienza, acqua da bere, un ricovero adeguato , le cure necessarie e una socialità di specie. I più simpatetici parlano anche di “affetto”.

In braccio alla drssa De Benedictis

Un suinetto in braccio alla drssa De Benedictis

Queste affermazione, se pur giuste, sono incomplete, in quanto tagliano fuori tutta la parte relativa ai problemi posti dai metodi di allevamento convenzionali , che non prendono in considerazione che l’animale ha bisogno di comportarsi il più vicino possibile a come farebbe se fosse libero (etogramma di specie).

La scrofa in gabbia non può farsi il nido e non ha libertà di movimento. Da qui provengono molte patologie del parto e della lattazione

scrofa in gabbia in allevamento intensivo

scrofa in gabbia in allevamento intensivo

Dunque non è sufficiente cibo, acqua, ricovero e cure per parlare di benessere animale.
Facciamo un passo indietro nel tempo e vediamo come si è arrivati a stabilire i parametri di questo difficile concetto e a capire di cosa si tratta.
Nel 1964 Ruth Harrison scrisse un libro “Animal Machine” (Animale Macchina), in cui sollevava la questione “benessere” negli animali allevati intensivamente. In seguito allo scalpore suscitato da questo libro, il governo inglese istituì una commissione di ricercatori per affrontare l’argomento e tra questi c’era anche un veterinario. Per suo merito nel 1979, quasi cinquant’anni fa, uscì uno dei primi documenti ufficiali relativi al benessere animale, il famoso Brambel Report.
Questo enunciava le 5 libertà per la tutela del benessere animale.

1. Libertà dalla sete, fame e malnutrizione
2. Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole
3. Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie
4. Libertà di attuare modelli comportamentali normali
5. Libertà dalla paura e dal distress (British Farm Animal Welfare Council, 1979

maiale posto in isolamento per le lesioni ricevute in allevamento intensivo

maiale posto in isolamento per le lesioni ricevute in allevamento intensivo

Se tra queste libertà le prime due sono riconosciute come ovvie e riguardano la protezione degli animali , la terza riguarda la responsabilità dell’allevatore e le competenze “storiche” del veterinario, le ultime due possono essere di difficile comprensione e necessitano di un bagaglio scientifico (etogramma di specie) che dovrebbe essere velocemente acquisito da tutti gli operatori del settore, in primis i veterinari.
Perché sappiamo che ogni specie animale ha un diverso comportamento in natura che niente ha a che vedere col comportamento umano.
La branca scientifica che si occupa di studiare i comportamenti degli animali in natura, l’etologia, è importantissima per gli allevatori e per i veterinari in quanto permette di riconoscere se gli atteggiamenti degli animali che curiamo sono fisiologici o patologici.
Se dunque diciamo: “Libertà di attuare modelli comportamentali normali” dobbiamo prima conoscere quali sono in natura questi comportamenti, altrimenti si corre il rischio o di “brutalizzare” o di “umanizzare “ gli animali .

Qualcuno sarà pronto a dire: “ Ma gli animali hanno perso la loro caratteristica selvatica, ormai si sono adattati.” Da un certo punto di vista è vero, ogni specie nel suo percorso evolutivo ha subito modificazioni e si è adattata all’habitat, all’ambiente, a vivere in spazi più ristretti, ad alimentarsi diversamente, ad accettare di convivere con specie che in natura avrebbe cacciato. Ma rimane comunque una buona parte di memoria archetipica, (selvatica, antica) che gli animali conservano e che se lasciata esprimere, gli da la possibilità di vivere una condizione di benessere.

Possiamo dunque definire benessere “ uno stato di salute completo, sia fisico che mentale, in cui l’animale è in armonia col suo ambiente (Hughes 1976).
Dunque l’animale che, passando sotto una condizione di stress, riesce ad adattarsi all’ambiente che condivide con l’Uomo, si trova in una situazione di benessere. Viceversa, il soggetto che per molteplici motivi, non ci riesce, si indebolisce dal punto di vista psicofisico e scivola in una condizione di “distress” , iniziando a manifestare turbe comportamentali, cali delle produzioni e malattie.

Dunque il soddisfacimento di alcuni bisogni porta al benessere.
Il termine “bisogni” è usato per descrivere sia le esigenze essenziali alla vita sia quelle che, senza essere essenziali, sono di significativa importanza per l’animale. Non include invece le preferenze di scarsa importanza per l’animale.

Gli animali da allevamento hanno un insieme di bisogni simili a quelli dei loro antenati selvatici,benché si siano dovuti adattare alla domesticazione. Le esigenze fondamentali come il bisogno di cibo, acqua e riparo vengono soddisfatte dall’uomo e di questo l’animale ne trae un vantaggio, a scapito della libertà. Se queste stesse bestie vengono messe in ambiente naturale controllato dall’uomo, in breve tempo recuperano i loro comportamenti di specie, come i loro simili selvatici. Molte razze selezionate non resisterebbero in ambiente naturale (non selvatico solo naturale) e questo è il motivo per cui un’adeguata selezione delle razze adibite al biologico è importante per non subire perdite economiche

Dunque come il benessere, anche il bisogno è una caratteristica intrinseca dell’individuo. È definito così:
Un bisogno è un’esigenza, che deriva dalla biologia dell’animale, di ottenere una risorsa particolare o di rispondere a un particolare stimolo ambientale o organico. Per fare degli esempi ci sono bisogni particolari ad esempio il bisogno di un suino è grufolare, del pollo razzolare,del cane annusare, del cavallo stare in compagnia,della vacca creare legami di amicizia,del gatto di cacciare,delle pecore pascolare, delle bufale di stare a mollo nell’acqua,dei conigli di scavare gallerie.

Un bisogno comune è muoversi, camminare,sdraiarsi, dormire, cercare il cibo, per gli animale da branco è stare in compagnia. Se rimangono soli, sono disposti anche a stringere amicizia con specie diverse, e questo è un indicatore del loro bisogno.
Sia il cavallo che il cane, pur appartenendo a specie diverse, sono formidabili camminatori, riescono a coprire anche 60’ km al giorno. Si capisce come la vita trascorsa in un box o a catena vada contro i loro bisogni ,a cui non basta certo il lavoro in maneggio o la passeggiatina al guinzaglio col padrone.

 

Latte d’erba e latte dei mangimi: due mondi distinti e distanti Roma 25 Ottobre 2018

Latte d’erba e latte dei mangimi: due mondi distinti e distanti Incontro con l’azienda Agricola Salvaderi organizzato da Qualeformaggio.it

Il latte dell’erba raccontato dai protagonisti e dagli esperti. Degustazione di latti

INTERVENTI e RELATORI

17:45 Saluto di benvenuto
a cura di Gae Saccoccio, direttore di Rimessa Roscioli

17:50 “Un sogno divenuto realtà: il latte del pascolo è arrivato a Roma”
a cura di Damayanthie Barbieri (commerciale, Agricola Salvaderi) e Gianluca Rossi (Europast)

18:00-18:15 “Latte d’erba vs. latte di mangime nel racconto dell’allevatore”
a cura di Simone Salvaderi (allevatore, Agricola Salvaderi) [con supporto immagini]

18:20-18:40 “Valori nutrizionali e salutistici dei prodotti da animali alimentati ad erba e fieno”, a cura di Antonio Pacella (medico nutrizionista) [con supporto immagini]

18:40-19:00 Domande e risposte

19:-19:15 Degustazione comparata “Latte d’erba vs. latte di mangime: è il palato a dirci quale preferire”, a cura di Donato Nicastro e Luciano Pisanelli (esperti degustatori)

19:15-19:30 Il latte dell’erba incontra il tartufo – Risotto al caciocavallo con doppio tartufo e latte dell’erba, a cura degli chef di Rimessa Roscioli, con riso Acquarello, formaggio e tartufo Kasanna Truffle

19:30 Commiato – presentazione prossime iniziative
a cura di Gae Saccoccio (Rimessa Roscioli) e Stefano Mariotti (editore, settimanale web Qualeformaggio)

Giovedì 25 Ottobre 2018 dalle ore 17:45 alle 19:30

Rimessa Roscioli

Via del Conservatorio 58, 00186 Roma
Organizzato da Qualeformaggio.it

“Inversion” Il progetto sulle innovazioni agroecologiche per la resilienza e la sostenibilità della zootecnia di montagna Fiavè (Tn)               

 

Maso Pacomio sede del convegno sito in Castel Campo, Fiavè (Trento)

 

Si è tenuto il 14 settembre a Castel Campo, frazione di Fiavè (Tn), il convegno per la presentazione del progetto “Inversion ”

All’interno di un maso ristrutturato Maso Pacomio è un maso di proprietà della famiglia Rasini cui appartiene anche il limitrofo Castel PaaCampo.

La location è di eccezionale bellezza, la temperatura è ideale, il cielo terso dove svettano le imponenti dolomiti.

Il  Sindaco apre la giornata con un discorso di circostanza in cui auspica la riuscita del progetto per il bene di tutta la comunità.

Intervengono poi la coordinatrice Giorgia Robbiati, sostenuta e coadiuvata da Patrizia Gionghi, collaboratrice dell’Ecomuseo della Judicaria, dove spiegano la finalità del progetto che è  portare innovazioni agroecologiche in un territorio montano, una  Inversione di rotta nei confronti della attuale zootecnia e agricoltura. Maso Pacomio è un maso di proprietà della famiglia Rasini cui appartiene anche il limitrofo Castel Campo.  Si utilizzano tecniche innovative per coltivare e allevare, un metodo sinergico di lavoro basato sulla condivisione delle esperienze tra allevatori, esperti ed enti che sostengono il progetto che ha come pilastro la sostenibilità e la resilienza. Giorgia Robbiati, insostituibile responsabile del progetto, elenca le aziende partecipanti e ne descrive brevemente le attività che svolgono.  La parola passa alla presidente dell’Ecomuseo, Giancarla Tognoni, che ci tiene a sottolineare che Ecomuseo non è un edificio dove trovare opere d’arte, ma è un progetto culturale per la tutela del territorio, formato da sei comuni, attraverso il coinvolgimento delle comunità locali,  portatrici di valori e di saperi che potrebbero essere messi all’angolo dalle nuove tecnologie.   Il suo discorso è pratico, con le carte alla mano dobbiamo dimostrare che questa innovazione da noi proposta funziona.

Inoltre il riconoscimento di questo territorio come Riserva di Biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria, dalle Dolomiti al Garda, è una opportunità di sviluppo sostenibile per il territorio, ma ha messo in luce alcune criticità per la presenza di allevamenti e di colture intensive nella Piana di Lomaso. “Inversion” diventa un progetto chiave per portare una soluzione al problema

La strada da percorrere è l’ Agroecologia.   I concetti di sostenibilità  devono essere sostenuti da scientificità, per poter dimostrare che non solo sono accettabili dal punto di vista filosofico ed etico, e devono essere economicamente vantaggiosi. Questo si può fare producendo dati certi, sperimentati, e protocolli riproducibili, valutando i costi di un metodo agroecologico rispetto a uno tradizionale, i vantaggi ma anche i limiti.

 

Si passa poi la parola alle aziende che fanno parte del progetto e agli enti che hanno collaborato per la realizzazione della parte scientifica.

AZIENDE facenti parte del progetto  e consulenti scientifici

AZIENDA AGRICOLA ATHABASKA  di  CATTAFESTA MAURIZIO e Dr.  Sergio Zanazzi Medico Veterinario

 

A sinistra il Dr. Sergio Zanazzi, medico veterinario e a destra Maurizio Cattafesta

Alpaca,lama, cani husky da slitta, bovini dal lungo pelo, razza Highland e animali da cortile, recupero di malghe abbandonate. La biodiversità è la caratteristica dell’azienda gestita da Maurizio Cattafesta. Gli animali vengono alimentati a fieno e lasciati al pascolo in malga la maggior parte del tempo, con il metodo della rotazione. Si ha riduzione del lavoro in stalla e un uso molto limitato di antiparassitari. La relazione con gli animali è la mission di Maurizio, che non è una perdita di tempo, ma un investimento che viene restituito in termini di gestione e salute dei branchi.

Coadiuvato e sostenuto dal  Dr. Sergio Zanazzi, medico veterinario, il cui discorso è  indice di grande conoscenza degli animali e del proprio lavoro.  Negli ultimi decenni c’è stata la tendenza a sostituire gli animali anziani meno produttivi, che invece hanno un ruolo importantissimo all’interno di un gruppo. Gli animali imparano apprendendo da chi ha più esperienza, come ad esempio nelle fasi del parto, e gli anziani hanno anche un ruolo protettivo verso i più deboli, riducendo molto sia i conflitti che il lavoro dello stesso allevatore, perfino in un ambito intensivo. Anche il toro deve essere scelto in base alla sua rusticità, alla capacità di adattarsi all’ambiente e alla resistenza alle malattie. Per lavorare bene in una azienda devono essere fatti dei protocolli con indicazioni specifiche in modo da avere attenzione al lavoro che si svolge.

 

da avere attenzione al lavoro che si svolge.

 

Azienda Agricola AGRILIFE  Di Moira Donati Esperto di riferimento Francesco Vaccari del CNR di Firenze

Moira Donati è una donna molto entusiasta del suo lavoro, nella sua azienda si allevano 45 asini per la produzione di latte alimentare, è l’azienda del genere  più grande in Trentino. La prima attenzione, è rivolta al benessere animale, gli asini stanno al pascolo la maggior parte del tempo, fino a che il tempo lo permette, e  grazie al lavoro di consulenza della Dott.ssa Pisseri, ha potuto portare ulteriori miglioramenti alla sua azienda.

E’ stata rivista l’alimentazione e migliorato il pascolamento degli animali, che con la turnazione hanno la possibilità di avere sempre erba fresca a disposizione.  Questo ha elevato anche  quanti-qualitativamente la produzione del latte, che ora è ricco di vitamine e omega 3 e 6 rispetto al passato.

In questa azienda si inserisce l’esperimento sull’emissione dei gas serra  dell’Istituto di Biometereologia del CNR di Firenze, che espone Francesco Vaccari.

Sul terreno di  questi pascoli sono stati inseriti dei “collari”  che sono indicatori della produzione dell’anidride carbonica, CO2 e Azoto. La sperimentazione consiste nel dimostrare che terreni dove il cotico erboso è sano, ben concimato e ben pascolato, con carico di animali ridotto  e trattamenti chimici assenti, si sviluppano meno CO2 e Azoto rispetto a un pascolo dove il calpestamento e l’eccessiva concimazione  provocano una elevata emissione dei gas.

Un ulteriore pericolo è la compattazione del terreno dovuta al calpestamento continuo dello stesso terreno, che crea uno strato impermeabile dove l’acqua scivola senza essere assorbita, con morte dei microrganismi che compongono il terreno e desertificazione di vaste zone, dove viene a mancare la vita del terreno. Viene dunque effettuata anche una prova dell’assorbimento dell’acqua sia nel terreno calpestato che nell’altro turnato , per avere parametri di paragone, più volte l’anno e in diverse stagioni.

Azienda Agricola  MASO PISONI   seguita dalla  Dott.ssa  Francesca Pisseri,  Medica Veterinaria

La Dott.ssa Francesca Pisseri parla di gestione sistemica e di salute animale. Significa lavorare sul mantenimento della salute attraverso una corretta alimentazione, utilizzando le risorse già presenti in azienda. Si tratta dunque di un approccio agroecologico che si basa su una gestione dei pascoli ragionata e programmata.   Il pascolo è fonte di una alimentazione completa per gli animali, se il terreno è in salute , e questo si può ottenere attraverso le turnazioni che consentono all’erba di ricrescere rigogliosa. Al pascolo poi, le vacche camminano e si irrobusticono, vivono in un ambiente a loro idoneo dove rafforzano i legami di mandria, il rumine non presenta patologie e producono un latte ricco di grassi e vitamine.

È  un concetto di allevamento antico ma innovativo, che si propone di mantenere la salute attraverso pratiche virtuose, con un limitato uso di farmaci anche per patologie gravi, come le mastiti,  e preferendo sempre l’omeopatia e la fitoterapia come primo approccio terapeutico.  Per il controllo dei parassiti, invece di somministrare farmaci di routine, si utilizza il monitoraggio con esame delle feci. In questo modo si trattano solo gli animali che ne hanno bisogno e non si inquinano i pascoli con antiparassitari che permanendo nel terreno uccidono molte forme di vita, che sono l’humus del terreno.

 

Da destra Barbara, Leonardo e  la Drssa Francesca Pisseri

Queste pratiche virtuose, descritte dalla Dott.ssa Pisseri, sono state confermate nella loro efficacia da Leonardo e Barbara, che gestiscono il Maso Pisoni, sede di una bella fattoria didattica e di corsi estivi per bambini, nonché ristoro estivo e invernale per i turisti. Il progetto “Inversion”, dice Leonardo, gli ha fatto comprendere l’importanza di un buon foraggio e di produrre colture alternative alla soia, introducendo il pisello proteico e incentivando la produzione di foraggi per l’inverno.  Barbara enfatizza l’uso della omeopatia e della fitoterapia, non solo come metodo di cura alternativo, ma anche come un modo di prendersi cura degli animali, che aumenta la relazione con l’uomo e dunque il benessere in stalla.

AZIENDA AGRICOLA MISONET di Oscar e  Dr Enrico Novelli tecnico

5 vacche da latte di razza Bruna Alpina e questo giovane laureato in agraria, Oscar, ha messo in piedi un’attività commerciale destinando il latte a una gelateria gestita da due giovani ragazze. In questo modo si è creato un circolo virtuoso fatto di fieno prodotto sui propri terreni che va ad alimentare le vacche, le quali producono il latte che è il prodotto fondamentale di una attività commerciale a base di gelati, yogurt e formaggi. E’ un modo di sfruttare le risorse del proprio territorio per vivere senza bisogno di abbandonare le aree rurali verso le città.  Il Dr. Novelli ha illustrato come la composizione del latte in acidi grassi e vitamina E aumenta in base al tipo di alimentazione e modalità di allevamento delle vacche.  Somministrando foraggi verdi alle vacche dell’azienda Misonet, diminuendo i cereali,  c’è stato un miglioramento della qualità del latte, con una diminuzione di acidi grassi nocivi (come il miristico e palmitico) e un aumento di vitamine A ed E, di CLA (acidi grassi benefici), di Omega 3 e 6, che svolgono un ruolo protettivo nei confronti di malattie cardiovascolari e degenerative.

 

 

AZIENDA AGRICOLA CARGOS  di Stefano Carlesi Dott.ssa  Marzia Ranaldo tecnico

Un ingegnere che ha lasciato il suo lavoro attratto dal richiamo della sua terra, Stefano ha un progetto in via di realizzazione. Figlio e nipote di allevatori tradizionali, vede nel progetto “Inversion” la possibilità di ribaltare uno schema di allevamento intensivo,  portando  innovazioni che riguardano il benessere animale, le turnazioni dei pascoli, produzioni alternative ai classici cereali, mais e soia e una valorizzazione di un  territorio che confina con l’area protetta della torbiera, un biotopo che è anche sito archeologico preistorico, dove sono state rinvenute le palafitte.

La sua voglia di innovazione si scontra con una realtà che vede nell’agroecologia una utopia giovanile più che un concreto sistema produttivo, come è ora l’azienda di vacche da latte del padre e dello zio. La sfida di questo giovane è appena all’inizio e si concretizzerà nel mettere una linea di vitelli da carne provenienti dalle vacche aziendali. Uno sfruttamento delle risorse già presenti, i vitelli maschi che nascono all’interno di una azienda da latte e che non hanno valore economico. Nel frattempo ha realizzato un grandissimo paddock con legno locale, che sarà sede del suo piccolo allevamento di bovini all’ingrasso con pascolo turnato, a partire dalla bella stagione. “Un grande cammino si inizia con un piccolo  passo”, dice l’aforisma.

 

SMARTALP  Dr Enrico Sturaro e Ilario Bazzoli

Il Dr. Enrico Sturaro ha parlato di pratiche gestionali innovative e di strategie di promozione di prodotti lattiero-caseari di alpeggio, lanciando un progetto nel progetto, di nome SMARTALP. Di fatto ha riproposto il ritorno a una pratica antica, l’alpeggio, soppiantata negli ultimi decenni da una zootecnia intensiva.  Il progetto si propone di valutare i rischi a cui sono sottoposte le vacche a regime intensivo che vengono portate in malga. A questo proposito si utilizzano tecniche innovative come ruminometri, valutazione delle emissioni di carbonio nei pascoli, BCS (body condition scores, cioè la valutazione dello stato nutrizionale della bovina), attraverso telecamere poste in sala mungitura, valutazione delle produzioni lattifere, podometri per monitorare quanto cammina una vacca al pascolo, droni e dati satellitari per monitorare la ricrescita dell’erba. Per fare ciò hanno una malga sperimentale dove si effettuano tutte queste misurazioni. Questo intervento mi ha lasciata interdetta, dimostrare con prove scientifiche che il pascolo in malga sia benefico per le vacche e per il latte lo trovo totalmente inutile  e indice di uno scarso senso di realismo.

 

Prof.  FABIO CAPORALI

Un ospite di eccezione il  Prof. Caporali, “padre dell’agroecologia”, è stato l’atteso intevento che ha chiuso il convegno.

 

 

 

Il Prof. Caporali chiude il convegno

Il suo discorso denso, ricco di  riflessioni, accompagnate da una profonda conoscenza dell’agricoltura e dei territori, ha dato molti spunti di riflessione e si è ben inserito all’interno del progetto “Inversion”, dandone una base etica e filosofica.

L’agroecologia ha una forte relazione con la pratica dell’agricoltura, è la scienza delle relazioni che si occupa di agricoltura sostenibile, duratura nel tempo e nello spazio, afferma nel suo incipit il Professore. E’ un ideale, un fine che ci si pone di raggiungere attraverso il mezzo della scienza, che è a servizio della società.

L’agroecologia è importante perché è una transdisciplina, mette in relazione diversi componenti importanti in maniera armonica, tradizione e cultura, saperi antichi e innovazioni tecnologiche. Ha una base filosofica ed etica che persegue il bene comune.

Per costruire la sostenibilità bisogna agire localmente perché diventa un’impresa a carattere culturale, che investe diverse generazioni e richiede tempo. I cambiamenti iniziano all’interno delle nostre famiglie, nelle comunità locali.

La normativa sullo sviluppo rurale dà molte indicazioni su ciò che si deve fare in pratica e indica la prospettiva futura dell’agricoltura, che deve produrre un’economia che dia reddito e occupazione, che deve essere sostenibile e favorire le piccole imprese familiari, il diritto al lavoro sul proprio territorio, senza essere costretti ad abbandonare le aree.

Ignorare queste linee guida vuol dire non stare al passo con i tempi, è necessaria una inversione di tendenza, rispetto agli errori del passato, se si vogliono tutelare il territorio, il lavoro, gli animali e l’uomo.

Inversion vuol dire conversione, una inversione di tendenza che porta con sé un sistema di valori non solo tecnici ma che riguardano il ruolo dell’uomo nell’ecosistema.

E’ un progetto importante e virtuoso perché permette dialoghi tra i locali, reti sociali, la diffusione attraverso l’ Ecomuseo, i biodistretti per favorire la massa critica e formare alleanze a livello locale tra agricoltori.

“Inversion”  è un esempio che coniuga tutti questi principi.

 

Il convegno si chiude con un ottimo buffet offerto dalla Sig.ra Marina , a base di prodotti biologici.

GIORNATA MONDIALE DELL’OMEOPATIA domenica 9 Aprile

GIORNATA MONDIALE DELL’OMEOPATIA domenica 9 Aprile

La Giornata dell’Omeopatia è l’occasione per conoscere cosa è realmente questo sistema medico, che non è solo usare dei globuli o delle gocce di medicina diluita e dinamizzata, ma è proprio un modo complessivo di affrontare la salute e la malattia. Partendo dalle storie e dalle esperienze raccontate in Just one drop, un film sulla storia controversa dell’omeopatia,  la FIAMO vuole far conoscere ad ogni cittadino curioso e ad ogni persona che abbia avuto anche piccole esperienze con la medicina omeopatica, la realtà di questa scienza medica, la potenzialità sul piano socio sanitario di questo metodo e la ricchezza di esperienze.scientifiche che la sostengono. https://www.justonedropfilm.com/

Il rimedio omeopatico “Graphites”

Il rimedio omeopatico “Graphites”

GRAPHITES
Il rimedio dell’ipofunzione 

La grafite, graphites in omeopatia, è un minerale che rappresenta l’ultimo prodotto del processo della formazione dei carboni fossili. E’ un rimedio omeopatico importantissimo nei problemi di pelle. Read more