Riflessioni sul benessere degli animali in allevamento

Riflessioni sul benessere degli animali in allevamento

Riflessioni sul benessere degli animali in allevamento a cura della Dr.ssa Carla De Benedictis

 

allevamento intensivo

allevamento intensivo

Il benessere animale in allevamento, appannaggio fino a poco tempo fa solo delle lotte animaliste è oggetto di una crescente attenzione dell’opinione pubblica che ha spinto le istituzioni scientifiche ad occuparsene. Il “Welfare” (stato di benessere in inglese), è così diventato argomento di attualità, al centro di discussioni e dibattiti tra veterinari liberi professionisti e pubblici,allevatori, consumatori e tutti coloro che operano nel settore delle produzioni animali.
Ci sono due modi per affrontare il problema benessere:
• riconoscere che l’animale, qualunque sia la sua destinazione d’uso, carne, latte, compagnia ha una sua dignità e come tale va rispettata.(animale senziente)

la nostra maialina Agrippina

la nostra maialina Agrippina

• Oppure che un malessere dell’animale porta a scarse produzioni e a problemi aziendali e che dunque va risolta per migliorare i guadagni e per ridurre le spese sanitarie.
Trattare bene gli animali in allevamento a prescindere dai risultati che possono dare dal punto di vista economico dovrebbe far parte del cambiamento da un metodo convenzionale ad uno biologico, una conversione anche di atteggiamento nei confronti del mondo animale.
Particolarmente sensibili allo stress e alle brutalità sono le scrofe che potrebbero dare molti problemi al parto legati a una gestione troppo “dura”.
La domanda chiave è : “cos’è per voi il benessere animale?”.

A che prezzo?

A che prezzo?

Le risposte che si ottengono sono sempre le stesse, differenti nella forma, uguali nella sostanza. L’animale sta bene quando può accedere a cibo a sufficienza, acqua da bere, un ricovero adeguato , le cure necessarie e una socialità di specie. I più simpatetici parlano anche di “affetto”.

In braccio alla drssa De Benedictis

Un suinetto in braccio alla drssa De Benedictis

Queste affermazione, se pur giuste, sono incomplete, in quanto tagliano fuori tutta la parte relativa ai problemi posti dai metodi di allevamento convenzionali , che non prendono in considerazione che l’animale ha bisogno di comportarsi il più vicino possibile a come farebbe se fosse libero (etogramma di specie).

La scrofa in gabbia non può farsi il nido e non ha libertà di movimento. Da qui provengono molte patologie del parto e della lattazione

scrofa in gabbia in allevamento intensivo

scrofa in gabbia in allevamento intensivo

Dunque non è sufficiente cibo, acqua, ricovero e cure per parlare di benessere animale.
Facciamo un passo indietro nel tempo e vediamo come si è arrivati a stabilire i parametri di questo difficile concetto e a capire di cosa si tratta.
Nel 1964 Ruth Harrison scrisse un libro “Animal Machine” (Animale Macchina), in cui sollevava la questione “benessere” negli animali allevati intensivamente. In seguito allo scalpore suscitato da questo libro, il governo inglese istituì una commissione di ricercatori per affrontare l’argomento e tra questi c’era anche un veterinario. Per suo merito nel 1979, quasi cinquant’anni fa, uscì uno dei primi documenti ufficiali relativi al benessere animale, il famoso Brambel Report.
Questo enunciava le 5 libertà per la tutela del benessere animale.

1. Libertà dalla sete, fame e malnutrizione
2. Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole
3. Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie
4. Libertà di attuare modelli comportamentali normali
5. Libertà dalla paura e dal distress (British Farm Animal Welfare Council, 1979

maiale posto in isolamento per le lesioni ricevute in allevamento intensivo

maiale posto in isolamento per le lesioni ricevute in allevamento intensivo

Se tra queste libertà le prime due sono riconosciute come ovvie e riguardano la protezione degli animali , la terza riguarda la responsabilità dell’allevatore e le competenze “storiche” del veterinario, le ultime due possono essere di difficile comprensione e necessitano di un bagaglio scientifico (etogramma di specie) che dovrebbe essere velocemente acquisito da tutti gli operatori del settore, in primis i veterinari.
Perché sappiamo che ogni specie animale ha un diverso comportamento in natura che niente ha a che vedere col comportamento umano.
La branca scientifica che si occupa di studiare i comportamenti degli animali in natura, l’etologia, è importantissima per gli allevatori e per i veterinari in quanto permette di riconoscere se gli atteggiamenti degli animali che curiamo sono fisiologici o patologici.
Se dunque diciamo: “Libertà di attuare modelli comportamentali normali” dobbiamo prima conoscere quali sono in natura questi comportamenti, altrimenti si corre il rischio o di “brutalizzare” o di “umanizzare “ gli animali .

Qualcuno sarà pronto a dire: “ Ma gli animali hanno perso la loro caratteristica selvatica, ormai si sono adattati.” Da un certo punto di vista è vero, ogni specie nel suo percorso evolutivo ha subito modificazioni e si è adattata all’habitat, all’ambiente, a vivere in spazi più ristretti, ad alimentarsi diversamente, ad accettare di convivere con specie che in natura avrebbe cacciato. Ma rimane comunque una buona parte di memoria archetipica, (selvatica, antica) che gli animali conservano e che se lasciata esprimere, gli da la possibilità di vivere una condizione di benessere.

Possiamo dunque definire benessere “ uno stato di salute completo, sia fisico che mentale, in cui l’animale è in armonia col suo ambiente (Hughes 1976).
Dunque l’animale che, passando sotto una condizione di stress, riesce ad adattarsi all’ambiente che condivide con l’Uomo, si trova in una situazione di benessere. Viceversa, il soggetto che per molteplici motivi, non ci riesce, si indebolisce dal punto di vista psicofisico e scivola in una condizione di “distress” , iniziando a manifestare turbe comportamentali, cali delle produzioni e malattie.

Dunque il soddisfacimento di alcuni bisogni porta al benessere.
Il termine “bisogni” è usato per descrivere sia le esigenze essenziali alla vita sia quelle che, senza essere essenziali, sono di significativa importanza per l’animale. Non include invece le preferenze di scarsa importanza per l’animale.

Gli animali da allevamento hanno un insieme di bisogni simili a quelli dei loro antenati selvatici,benché si siano dovuti adattare alla domesticazione. Le esigenze fondamentali come il bisogno di cibo, acqua e riparo vengono soddisfatte dall’uomo e di questo l’animale ne trae un vantaggio, a scapito della libertà. Se queste stesse bestie vengono messe in ambiente naturale controllato dall’uomo, in breve tempo recuperano i loro comportamenti di specie, come i loro simili selvatici. Molte razze selezionate non resisterebbero in ambiente naturale (non selvatico solo naturale) e questo è il motivo per cui un’adeguata selezione delle razze adibite al biologico è importante per non subire perdite economiche

Dunque come il benessere, anche il bisogno è una caratteristica intrinseca dell’individuo. È definito così:
Un bisogno è un’esigenza, che deriva dalla biologia dell’animale, di ottenere una risorsa particolare o di rispondere a un particolare stimolo ambientale o organico. Per fare degli esempi ci sono bisogni particolari ad esempio il bisogno di un suino è grufolare, del pollo razzolare,del cane annusare, del cavallo stare in compagnia,della vacca creare legami di amicizia,del gatto di cacciare,delle pecore pascolare, delle bufale di stare a mollo nell’acqua,dei conigli di scavare gallerie.

Un bisogno comune è muoversi, camminare,sdraiarsi, dormire, cercare il cibo, per gli animale da branco è stare in compagnia. Se rimangono soli, sono disposti anche a stringere amicizia con specie diverse, e questo è un indicatore del loro bisogno.
Sia il cavallo che il cane, pur appartenendo a specie diverse, sono formidabili camminatori, riescono a coprire anche 60’ km al giorno. Si capisce come la vita trascorsa in un box o a catena vada contro i loro bisogni ,a cui non basta certo il lavoro in maneggio o la passeggiatina al guinzaglio col padrone.

 

Cavalli al pascolo

Cavalli al pascolo

Cavalli al pascolo: vantaggi, problematiche e sostenibilità Il pascolo per il cavallo è una soluzione salutare che consente stare all’ aria aperta, di fare esercizio, di migliorare il benessere e che può diminuire notevolmente la spesa  per l’alimentazione. Per fornire  al cavallo un ambiente meno restrittivo e innaturale del box e per ridurre le spese, ora si usa molto dividere i terreni in tanti piccoli appezzamenti chiamati   paddock ,forniti di capannine ,  acqua e divisi tra di loro da recinzione elettrificata . Quelli che erano prati o pascoli, senza un’ opportuna gestione, diventano in breve tempo terreni desertificati e pieni di piante infestanti. Spesso si tengono più cavalli di quanto un terreno ne consenta, creando il fenomeno del sovrapascolamento, il calpestìo continuo compatta il terreno, lo rende impermeabile all’acqua per cui diventa fangoso d’inverno e polveroso d’estate, con sviluppo di patologie correlate.

Cavalli al pascolo ai pratoni del Vivaro

Cavalli al pascolo ai pratoni del Vivaro

Il motivo per cui i pascoli su cui soggiornano i cavalli sono soggetti a impoverimento sono molteplici.  Il cavallo ha la fama di essere un pessimo pascolatore . La conformazione del suo piede con un unico dito e la presenza di incisivi sia superiori che inferiori , danneggiano il colletto della pianta  e  l’apparato radicale perché calpestano e strappano a raso terra , il modo di pascolare a “spot” , un po’ qua e un po’ là,  non consente di sfruttare al massimo le superfici. Considerando poi  che   il cavallo non mangia più intorno alla zona dove ha sporcato,  anche  se le feci  vengono  rimosse, riduce ulteriormente sia la ricrescita delle essenze erbacee sia la zona di pascolo, a favore di piante meno appetibili e infestanti.     Quando non c’è più niente da mangiare, vengono attaccati gli alberi e le staccionate, a meno che non si fornisca fieno. Il pascolo, se ben gestito, non solo permette un notevole risparmio sull’alimentazione, ma soddisfa i bisogni etologici e comportamentali del cavallo, con notevole incremento della sua capacità produttiva in termini di qualità del lavoro. L’errore che si commette di frequente, è tenere più animali di quanti una superficie possa sopportare.  In breve si procura un inquinamento ambientale perché il carico di azoto derivante dalle deiezioni  viene assorbito dal terreno e più in profondità dalle falde acquifere.  In questo modo si selezionano  alcune specie erbacee non commestibili più resistenti, rispetto ad altre edibili danneggiate dal sovrapascolamento , con  perdita di fertilità del terreno.  Sulla superficie e in profondità della terra, anche se noi non li vediamo, esistono una miriadi di animaletti che contribuiscono alla  sua sopravvivenza, e di questi insetti si nutrono gli uccelli e i  piccoli mammiferi terricoli di cui si nutrono i predatori più grandi, in poche parole, se si disertifica la terra, si uccide la  biodiversità* . *La coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali che crea un equilibrio grazie alle loro reciproche relazioni. In questi ultimi anni molta attenzione è riposta sui temi della socialità del cavallo per incrementarne il benessere psico-fisico,  sempre più strutture si organizzano per tenere i cavalli in gruppi, con gestione naturale, paddock paradise e metodo barefoot ( scalzo). Poca attenzione invece è data ai benefici  dell’alimentazione fresca pascolata  che fornisce energia, mantiene l’intestino in continuo movimento prevenendo le coliche, fornisce un equilibrato apporto di carboidrati e proteine, mantiene l’animale occupato per molte ore evitando l’insorgenza di problemi comportamentali dovuti alla noia, diminuisce l’integrazione con mangimi e pellettati. Inoltre col pascolamento il cavallo evita di ingerire sabbia, terra  e inalare polvere  situazione che accade quando viene lasciato il foraggio per terra. L’impatto ambientale dovuto all’inquinamento dei terreni  è  aumentato  per l’uso improprio  di antiparassitari, i  vermifughi,  somministrati erroneamente in modo preventivo ,che vengono escreti con le feci in forma ancora attiva. Questi prodotti ,tutti a base di Avermectine, sono estremamente tossici per l’ambiente in quanto si legano al terreno e uccidono la microfauna responsabile della fertilità della terra. Attraverso l’apparato radicale i farmaci passano nelle piante e negli ortaggi  , (chi pensa di concimare l’orto con lo stabbio di cavallo deve assicurarsi che non abbiano assunto medicine), e hanno una persistenza lunghissima nell’ambiente, si parla di molti anni.  Una delle vittime eccellenti  di questi farmaci è il lombrico, ma  è nociva anche per molti insetti e pesci di acque dolci che sono soggetti a mutazioni genetiche. Si evince che  una gestione tradizionale e intensiva dei cavalli al pascolo può essere causa di inquinamento e forte riduzione di biodiversità. Cosa si può fare allora? L’evoluzione verso una gestione che tenga in equilibrio uomo-animale-ambiente  è insita nel concetto di agroecologia. La gestione agroecologica è un vero e proprio sistema di produzione dove il controllo umano è di fondamentale importanza.  Spesso si ha la percezione erronea che il ritorno alla natura sia lasciare l’ambiente a sé stesso e gli animali liberi di fare quello che vogliono. Questo è il modo migliore per rovinare un ambiente, perché dove c’è interazione uomo-animale, anche se si possiede un cavallo solo, quell’ambiente sarà molto delicato da gestire, per evitare danni irreversibili alle piante, al sottobosco, al cotico erboso, alla fauna terricola e selvatica e inquinamento delle falde acquifere. La pratica agroecologica è molto sofisticata e più impegnativa dal punto di vista organizzativo rispetto a quella tradizionale intensiva, perché richiede studio, approfondimento , grande capacità di osservazione e collaborazione tra le varie figure professionali. Per non rovinare un pascolo bisogna prevedere delle rotazioni e turnazioni.  Le rotazioni prevedono un utilizzo del pascolo alternato con altre specie, esempio pecore o bovini, oppure a colture erbacee. La turnazione è il tempo di sosta in un pascolo di un certo numero di animali. Nella turnazione dei pascoli si deve tener conto del tempo di permanenza in base al carico animale, alla qualità delle specie erbacee presenti e  alla stagione . Il cavallo non può pascolare tutto il giorno come i ruminanti, specialmente in primavera, a causa del suo sistema digestivo che non sopporta grandi fermentazioni, che sono causa di  laminite. La  turnazione ha anche il vantaggio sia di permettere la ricrescita delle essenze erbacee e del controllo delle piante infestanti ma anche  di mantenere bassa la carica parassitaria, in quanto se le uova schiudono, non trovano l’ospite sensibile.  Si può ridurre l’uso di antiparassitari  effettuando un  monitoraggio dei parassiti  e intervenire con antiparassitari mirati che hanno un minor impatto ambientale  evitando le molecole  a largo spettro, come le Avermectine. L’uso dell’omeopatia  come metodo di cura delle comuni malattie e delle parassitosi, è parte integrante  del modello agro-ecologico. I rimedi omeopatici  sono sostanze che non lasciano residui nell’ambiente e negli animali, hanno un costo basso  e possono essere somministrate nell’acqua da bere o singolarmente, senza stressare l’animale. Per attuare un sistema agro-ecologico c’è bisogno di molte figure professionali che interagiscono, come il veterinario esperto in agro-ecologia, l’agronomo, l’allevatore e il personale addetto. Se si parla di piccole realtà con pochi cavalli, un veterinario esperto in materia  può dare avvio al sistema e monitorarlo. Non dimentichiamoci che, sebbene il cavallo venga usato come animale sportivo, il modo in cui viene gestito nei grandi e piccoli circoli ippici, rientra a pieno titolo nel modello di allevamento intensivo al pari di quello bovino, suino e avicolo, perché rispecchia il concetto di un numero elevato di animali in piccoli spazi, con ricadute sul benessere e sull’ambiente.  Anche la persona, adulto o bambino che impara, viene molto condizionata dal sistema intensivo di gestione del cavallo, spesso basato solo sul concetto di uso senza preoccuparsi delle ricadute etiche, di benessere ed ambientali. L’agroecologia, è un modello sperimentato con successo su specie da reddito e applicabile  nel cavallo con opportuni adeguamenti  e accorgimenti.     Dr. Carla De Benedictis Medico Veterinario Diplomato in Omeopatia e Agopuntura Rocca di Papa (Roma)   Bibliografia:

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BENESSERE DEL CAVALLO tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006

BENESSERE DEL CAVALLO tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006

animali_7Tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006 vedere le slides in power point

Benessere del cavallo
Think like a horse

Questo non ha la pretesa di essere un trattato specialistico, ma auspichimo possa essere un contributo ai veterinari e agli esperti del settore, che non si sono ancora avvicinati a questa materia controversa, a prendere in considerazione il punto di vista del cavallo .
Il termine etologia significa “ lo studio degli animali nel loro ambiente naturale”. Una distinzione deve essere fatta tra etologia ed etologia veterinaria perché riguarda il processo di addomesticamento.
L’addomesticamento è un processo nel quale l’uomo assume il controllo dell’allevamento, della riproduzione e della cura dell’animale, e dunque al contrario della definizione di etologia, un modo innaturale sotto il controllo umano.
Questo processo iniziato nel passato non è ancora finito. Il processo di controllo della riproduzione e della cura degli animali e dunque anche l’interazione uomo- animale diventa sempre più intenso.
Il controllo che l’uomo vuole avere sugli animali, nel secolo scorso è cresciuto enormemente. A questo proposito è rilevante l’atteggiamento di responsabilità che l’uomo ha assunto per il controllo degli animali, tanto di quelli selvatici e in via di estinzione, quanto per quelli addomesticati.
Probabilmente se mettessimo uno dei nostri cavalli altamente selezionati libero in natura, questo non sarebbe in grado di sopravvivere, primo perché l’uomo è diventato il solo selettore del materiale genetico e secondo perché la selezione naturale non agisce da tempo su di loro.
Gli animali domestici ,definiti da un famoso etologo gli “animali di plastica” e da un famoso veterinario docente universitario “Animale tecnologico” , possono sopravvivere solo in “ambienti di plastica” o “innaturali”. L’uomo ha dunque manipolato gli animali tradizionalmente domestici nel loro patrimonio genetico spingendoli ad adattarsi a un ambiente modificato che è poi diventato “ambiente naturale” per loro.
Lo sfruttamento degli animali da parte della società industriale per il perseguimento di fini materiali ha finalmente prodotto negli ultimi decenni un’attenzione sempre più grande sui pericoli derivati da una visione meccanicistica della vita. Sono sorte organizzazioni per la protezione della salute e del rispetto animale. Paradossalmente le ostilità più grosse rispetto a queste organizzazioni e anche a questa nuova scienza della Medicina Veterinaria, il comportamento animale, viene proprio da parte della scienza veterinaria e dal codice deontologico . Gli argomenti emotivi e sentimentali della gente comune non toccano i veterinari, specie quelli che si occupano di animali da allevamento, occupati a medicalizzare a numeri rilevanti di capi per far fronte a patologie sempre più difficili da eradicare e considerando l’animale una macchina produttiva, spesso sono visti come una seccatura. Questo atteggiamento non necessariamente soddisfa caratteri di economia aziendale nel rispetto della tutela animale. Cosa può interessarci se le galline sono chiuse in una gabbia in sovrannumero o la scrofa dentro una gabbia a vita o i vitelloni legati a una catena?
C’è da dire che solo da poco vi è una normativa e delle penalizzazioni per chi non osserva le regole del benessere animale, e che dunque lasciava soli quei veterinari che, pur indignandosi per le sofferenze che vedevano, non avevano appoggio dalle istituzioni.
L’atteggiamento profondamente meccanicistico dello sfruttamento animale è alla base dell’appellativo con cui vengono identificati i veterinari ovvero le “belle addormentate del benessere animale” . Attualmente in veterinaria sono alquanto lacunosi lo studio e l’applicazione del comportamento degli animali, sia per quanto riguarda i piccoli animali sia per quelli da reddito poiché considerati argomenti marginali, futili, di scarsa utilità pratica rispetto all’applicazione di terapie farmacologiche che soddisfano richieste utilitaristiche ed economiche.
Lo stato di sofferenza, come le patologie comportamentali acquistano valore nel concetto di benessere animale esclusivamente per ripercussioni di tipo economico. Esempio pratico di ciò è il cannibalismo all’interno di allevamenti intensivi di suini,di polli, di galline ovaiole.
Aspetto etologico e comportamentale
Esaminiamo in che modo è strutturato un branco di cavalli e da dove nascono i disagi degli animali domestici, allevati in modo innaturale.
I cavalli in natura sono animali sociali e vivono in gruppo. Non troviamo cavalli soli ad eccezione che siano malati, traumatizzati o vicini alla morte. Il branco comprende due tipi di gruppi sociali: il gruppo dell’Harem in cui lo stallone dominante è accompagnato da diverse fattrici e la loro progenie fino a tre anni di età, e il gruppo degli scapoli che consiste in maschi giovani e stalloni dai tre anni in su. Come un vero gruppo che funziona tutti lavorano per esso secondo uno schema in cui ognuno ha un suo ruolo e un suo rango sociale. Questo schema permette l’armonia sociale, sessuale, parentale, l’exogamia e strategie difensive all’interno del gruppo .
La fattrice capo ha il suo posto al centro del gruppo, ed è protetta da un cerchio di fattrici di rango inferiore, è il membro più importante , ed è colei che prende le decisioni, eletta alla sua posizione dal gruppo con consenso generale. La posizione non è tenuta con l’aggressività né mantenuta con la tirannia.
Lo stallone ha un ruolo difensivo e riproduttivo: non usa la forza per mantenere la disciplina all’interno del branco, ma solo l’autorità, e trascorre parte del suo tempo all’interno del branco per relazionarsi con gli altri membri del gruppo.
Solo in un caso usa la forza, quando giovani femmine e giovani stalloni devono lasciare il gruppo natale e vengono espulsi o per ristabilire la gerarchia dello stallone capo branco. Chi pensa che lo stallone agisca esclusivamente per competizione ha una visione molto riduttiva, lo scopo è l’outbreeding o exogamia, evitare cioè che si instaurino gruppi in consanguineità .
Quando i giovani sono costretti a lasciare il gruppo natale formano il gruppo degli scapoli e cercheranno un altro branco in cui inserirsi. I nuovi arrivi sono oggetto di grande interesse e eccitazione da parte del nuovo gruppo, e due individui dei ranghi più alti affiancheranno essi per la maggior parte del primo giorno, come delle guide, annunciando l’ingresso dei membri al resto del gruppo.

Il branco di cavalli selvatici occupa circa il 75% del suo tempo a mangiare e a ricercare pascoli di buona qualità, mantenendo uno stato di allerta continua e la preparazione a una fuga precipitosa. Ogni individuo può condurre il gruppo verso un nuovo pascolo, al di là del suo stato sociale e età, costituendo un inconscio esempio di democrazia e individualità.
Quando un branco pascola, tutti gli elementi sono dislocati strategicamente in base al loro stato sociale, in cui i due elementi più importanti lo stallone e la fattrice capo sono nel centro, difesi dagli altri, e gli elementi con un basso stato sociale alla periferia. Nel caso di allerta le sentinelle che stanno alla periferia avvertono il gruppo, e la fattrice capo deciderà se scappare e in quale direzione, mentre lo stallone si allontanerà dal gruppo fronteggiando il nemico e dando il tempo anche ai più deboli di scappare.
È praticamente impossibile avvicinare il branco senza essere notati, perfino sottovento.
Un altro fattore, oltre l’organizzazione sociale ,influenza il comportamento dei cavalli selvatici ed è il home range, cioè il raggio d’azione nella zona di appartenenza o pascolo familiare.
Il raggio di azione è l’area che il cavallo copre alla ricerca di cibo , comprende anche le pozze di acqua, l’ombra, i frangivento (zone riparate dal vento) e i rifugi contro gli insetti e può variare da 0,9 a 48 km², impiegando circa 16 ore per pascolo, ingerendo anche 60 kg di erba e percorrendo fino ad 80 km in un giorno. Da questo breve cenno, è possibile mettere in relazione condizioni relative alla vita selvatica rispetto alla realtà dell’addomesticamento
STATO SELVATICO ADDOMESTICAMENTO
• Struttura sociale gerarchica di gruppo Carceramento Confinamento Scuderizzazione
• Un gran camminatore Uso lavoro e sportivo in momenti determinati
• Un gran mangiatore Dieta antifisiologica
• Forte interazione con l’ambiente vs Interazione di scuderia ,antifisiologica, lavoro stressante
• Istinto di fuga animale preda vs Istinto strumentalizzato dall’uomo per l’apprendimento

LE BASI DI UNA STEREOTIPIA
Il cavallo di plastica

Ogni situazione che si allontana dal sistema di home range e di concetto di gruppo, può avere ripercussioni sul comportamento e pone le basi per l’instaurarsi di una stereotipia.
Nel processo di addomesticamento il cavallo ha dovuto apprendere degli atteggiamenti e l’esperienza che esso ne fa, sia in positivo che in negativo, condizionerà per sempre il suo comportamento.
Per esempio se il cavallo fa un’esperienza di dolore associata a coercizione fisica per un intervento sanitario o di mascalcia con uso del torcinaso, quando si ripresenterà una condizione analoga , reagirà con la paura e con la fuga, e se questa non gli è consentita , con l’aggressione. La spiegazione sta nel processo di condizionamento classico di Pavlov, in cui uno stimolo che inizialmente non dava luogo a nessuna reazione, la ferratura, associato ad una situazione di dolore o di paura che il cavallo fronteggia con la contrarietà e con l’aggressività, perché è stato immobilizzato, esita in un processo di condizionamento tale per cui al ripetersi di quella situazione la reazione che ne seguirà sarà coerente con l’esperienza e con lo stimolo dato.
Stati emozionali riconducibili all’impotenza e alla paura possono ingenerarsi assai precocemente nel cavallo e due sono i momenti critici che potranno segnare l’atteggiamento psico- somatico e mettere le basi per una stereotipia: lo svezzamento e la doma.
Separare precocemente un puledro dalla madre e metterlo in totale isolamento per giorni a piangere cercando un solido riferimento del branco, è purtroppo una cosa assai diffusa. Come una doma violenta a base di maltrattamenti e punizioni, incomprensibili per il cavallo, generano stati di frustrazione e di “distress” cui spesso il cavallo non sa fronteggiare con un adattamento.
Nel cavallo allevato e scuderizzato l’acqua è a disposizione e il cibo non deve essere cercato. Una razione concentrata e fieno può essere consumata in 2 o 3 ore .
I nostri cavalli spendono solo il 15% del tempo nel mangiare e vivono anche isolati dai propri simili.
L’isolamento è uno dei motivi di frustrazione più frequente , toglie al cavallo per es. l’atteggiamento all’allogrooming cioè il pulirsi l’uno con l’altro , che è dimostrato ridurre la frequenza cardiaca e conseguente riduzione dello stress, o camminare in libertà e mangiare in continuazione. E’ stato studiato che maggiore è la distanza che in natura gli animali percorrono a piedi, maggiore è la possibilità che insorgano stereotipie in quella specie.
Esempio classico è il camminare avanti e indietro dei leoni e delle tigri dentro una gabbia di uno zoo.
I cavalli scuderizzati molto spesso vivono in box con grate di ferro che impediscono qualsiasi tipo di socializzazione e spesso vengono tirati fuori solo per essere lavorati. Ma anche mettendo il cavallo da solo al paddock durante la giornata, ha lo stesso effetto, se non può relazionarsi con i suoi simili.
Siamo sicuri che tenendo un animale confinato dentro a un box, noi soddisfiamo il concetto di welfare cioè di benessere?. Il prof. Roger Brambell definì welfare: “ un termine generale che comprende il benessere sia fisico che mentale dell’animale. Ogni tentativo di valutarlo, quindi, deve considerare l’evidenza scientifica disponibile relativa alle sensazioni degli animali, derivabile dalla loro struttura, dalle loro funzioni e dal loro comportamento.” Elencò anche le 5 libertà :

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione
Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole
Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie
Libertà di attuare modelli comportamentali normali
Libertà dalla paura e dal distress

(British Farm Animal Welfare Council, 1979)

COMMENTO

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione L’uso di complessi vitaminici e integratori cercano di supplire a una malnutrizione di tipo qualitativo
Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole Il riparo confortevole è finalizzato al management e dunque un box che per quanto confortevo, crea isolamento
Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie Vengono curate le patologie al fine di rendere abile l’animale per l’uso stabilito. Se non è economicamente vantaggioso si ricorre all’eutanasia o mattatoio
Libertà di attuare modelli comportamentali normali Per attuare questa libertà tutti i cavalli dovrebbero essere lasciati liberi in paddock a socializzare con i propri simili con un pascolo a disposizione
Libertà dalla paura e dal distress Dipende dalla relazione uomo-animale, quali modelli l’uomo mette in atto per lo svezzamento, doma e allenamento

Esistono diversi livelli di adattamento allo stress che possono essere più o meno rapidi e/o reversibili tenendo in considerazione gli aspetti genetici, fisiologici e comportamentali. Se lo stressore per l’organismo impatta in modo eccessivo i suoi sistemi di controllo, riduce le capacità di adattamento dell’animale provocando modificazioni a livello fisico e comportamentale.

STIMOLO —-STRESS —— ADATTAMENTO
STIMOLO —STRESS ——-NON ADATTAMENTO —— DISTRESS

I cavalli possono diventare anche molto fobici, aggressivi e pericolosi, perdendo di valore economico fino a contemplare eliminazione del soggetto con l’eutanasia o il mattatoio. Da ciò si ricava che l’equilibrio bioetico del benessere animale è fortemente condizionato dal criterio economico.
I comportamenti abnormi nei cavalli stabulati vengono chiamati vizi come se il cavallo fosse colpevole di questo, scaricando sul cavallo inoltre la responsabilità del suo comportamento.
L’approccio omeopatico è multifattoriale perché prende in considerazione tutti gli aspetti della vita
del cavallo storia remota, stato emozionale,ambiente in cui vive, alimentazione concentrata e fieno, patologie in atto, dolori sub clinici, tempo trascorso all’aria aperta, interazioni sociali . L’approccio omeopatico in ippiatria ha dunque gli strumenti per affrontare un caso complesso in quanto possiede nei suoi fondamenti una visione psico -emozionale e somatica integrata .
Possiamo ipotizzare una piramide di comportamenti e di mal adattamento che portano fino alle stereotipie.

TAVOLA N 1
BREVE DESCRIZIONE DI ALCUNE STEREOTIPIE E COMPORTAMENTI ANOMALI NEL CAVALLO

TICCHIO D’APPOGGIO
Crib biting
Il cavallo afferra con gli incisivi superiori un supporto solido e fisso, flette il collo ed emette un rumore caratteristico con la glottide.
AEROFAGIA
Wind sucking Può essere un atteggiamento in sequenza al ticchio di appoggio o si può manifestare isolatamente emettendo il caratteristico rumore senza afferrare nessuna superficie
BALLO DELL’ORSO
weaving Azione motoria coordinata e volontaria di tutto il corpo in cui il cavallo sposta il peso prima su un arto poi sull’altro facendo dondolare la testa e il collo
CAMMINARE NEL BOX
Stall-circling fence-pacing Il cavallo gira senza sosta nel box formando un cerchio e nel paddock in andata e ritorno sempre sulla solita traiettoria
LIGNOFAGIA mangiare la lettiera
Rosicchiare il legno porte staccionate
LINGUA SERPENTINA varianti: sbattimento delle labbra, movimenti protusioni della lingua,digrignamento dei denti, masticamento nel vuoto, masticamento delle redini e delle coperte Comportamento motorio ripetitivo della lingua prodotto durante il lavoro, ma sotto questo tic sono compresi tutti i movimenti ripetitivi prodotti dalla cavità orale
INCENSAMENTO
Head-shaking Movimenti imprevedibili della testa che rendono difficile montare il cavallo
MORDERSI I FIANCHI Il cavallo si morde i fianchi fino a procurarsi lesioni gravi

Bibliografia

1. Canali E.- M.Minero – Problematiche attuali di ricerca e studio sul benessere animale- Pubblicazione multimediale in Internet 2004 -www.bs.izs.it-Referenza-Benessere-Articoli-3dic2004canali.pdf
2. E.Gaultier,C.Falewee, V.Boureau, P.Pageat – Stereotipie nel cavallo – Veterinaria Pratica Equina,anno VIII N 2 GIUGNO 2006 Pagg 5-35
3. Houpt K. A. – Domestic animal behavior for veterinarians– Manson Publishing/the veterinary press, UK, 1998
4. McGreevy PD. – On Horse Behavior – Pubblicazione multimediale in Internet, www.Equusite.com
5. McGreevy PD. – Perché il mio cavallo fa così?- alberto perdisa editore Bologna- 2005
6. McGreevy PD, Richardson JD, Nicol CJ, Lane JG. Radiographic and endoscopic study of horses performing an oral based stereotypy – Equine Vet J. 1995 Mar;27(2):92-5.
7. Mills D.S., Nankervis K. – Comportamento equino, principi e pratica – Calderoni ed agricole Bologna, 2001
8. Mills D. S. – Introduction to horse behaviour and Psycology – Pubblicazione multimediale in Internet – www.equinebehavior.com
9. Mills D. S. – Un modello di approccio ai disturbi comportamentali del cavallo – Ippologia, Anno 12, n. 4, Dicembre 2001
10. Minero M. – Cosa fare quando il cavallo si comporta male – Art. La settimana Veterinaria-
11. J.S.J. Odendaal – Etologia veterinaria e benessere animale – Il Vet. d’Italia, 7: 165-174 (1995)
12. Smithe R.H. – The Mind of the Horse – J. A. Allen & Co, ltd, London, 1978
13. Waring G.H. – Horse Behavior – Noyes pubblications, New Jersey, Usa, 1983

DESTINO DEL CAVALLO ANZIANO A FINE CARRIERA

DESTINO  DEL CAVALLO ANZIANO A FINE CARRIERA

 

Dott. Alessandro Battigelli  Medico Veterinario Omeopata

Vice Presidente Ass. Bucefalo

 


esperienza di un pensionamento integrato di cavalli giunti a fine carriera curati con la medicina omeopatica:

 

Il problema degli anziani riguarda anche gli animali domestici. Se per il cane e gatto la gestione è più semplice e familiare, per il cavallo, animale nella terra di nessuno, ai limiti tra la condizione di animale da compagnia e la produzione economica, non essere più produttivi, con problemi di salute che impediscono di lavorare, la fine che si prefigura è la macellazione.

Una volta esaurita la loro capacità lavorativa nell’ambito dell’ippica e dell’equitazione i soggetti adatti vengono destinati alla riproduzione oppure possono ancora essere sfruttati per portare in giro principianti o portatori di handicap. Quando proprio non sono più utilizzabili, il mattatoio li attende.

 L’Associazione Bucefalo  nasce nel territorio della Provincia di Bologna  da un’esperienza concreta di tutela di cavalli giunti a fine carriera.

Tale esperienza, in favore di quattro anziane cavalle provenienti dall’attività assistita dagli animali, ( comunemente denominata “ippoterapia” )ha permesso di organizzare spontaneamente un pensionamento sulla  base della condivisione economica, delle  competenze professionali e  della   responsabilità.

Nel corso di dieci anni di impegno e di confronto si è concretizzata l’opportunità di organizzare un modello di “pensionamento integrato”, rispettoso del Benessere Animale, che si propone di  reinserire il cavallo in un ambiente a lui più naturale, in un contesto  agricolo, e riducendo i costi che in un altro ambito sarebbero tali da non giustificare il mantenimento di animali improduttivi.

In sintesi i principi fondanti dell’Associazione si riferiscono alla tutela del cavallo come

patrimonio dell’umanità , al suo ruolo fondamentale nella storia della cultura e del progresso umano, al riconoscimento del diritto animale, all’educazione e al senso di responsabilità dell’uomo nell’addomesticamento.

Con la fondazione dell’Associazione ,e in collaborazione di con  una azienda agricola che ha messo a disposizione un pascolo erboso attrezzato ,è stato possibile avviare un progetto per il ricovero di ulteriori due cavalli.

Complessivamente si  tratta di animali anziani di età compresa tra i 22 e oltre i 30 anni  che per tutta una serie di motivi soffrono di patologie croniche legate al lavoro con l’uomo .

Il problema sanitario di animali anziani e affetti da malattie croniche rappresenta uno degli aspetti importanti per la gestione sia per quanto riguarda il Benessere Animale che per ciò che riguarda i costi delle cure stesse.

Le principali manifestazioni cliniche affrontate sono le osteo artrosi ,bronchite cronica ostruttiva,( la famosa bolsaggine ) uveite  o mal della luna ( patologia dell’occhio molto dolorosa),dermatite cronica  e dermatite sclerosante,esiti di tendiniti cronicizzate, paterecci e problemi vari dello zoccolo,non chè manifestazioni cliniche acute e sub acute quali dissenterie,patologie dentarie,lesioni accidentali di tipo traumatologico quali ferite contusioni muscolo scheletriche ed oculari.

Nonostante l’età degli animali,la cronicità delle patologie e il tempo trascorso dall’inizio del loro percorso omeopatico, le manifestazioni cliniche si mantengono ad un livello sintomatologico più che soddisfacente tanto da garantire la piena libertà espressiva  di comportamento naturale,uno stato di nutrizione ottimale,e il positivo adattamento al reinserimento in un pascolo dopo una lunga vita trascorsa in scuderia . Per quanto riguarda l’evoluzione della malattia cronica e le condizioni di aggravamento  si evidenzia un  rallentamento comune e in alcuni casi si è riscontrato anche un miglioramento delle condizioni patologiche iniziali. Le condizioni generali sono buone e le riacutizzazioni assai rare.

A tuttora la società affronta il problema  nei confronti del cavallo anziano, salvo rare eccezioni, con la macellazione o l’abbattimento perché economicamente improduttivo anche per gli alti costi delle cure.

L’approccio omeopatico si rivela estremamente vantaggioso ,oltre che per l’evidenza clinica ,per il basso costo dei rimedi e per la maneggevolezza e facilità di somministrazione . Inoltre, l’assenza di effetti collaterali , di controindicazioni e tossicità, nonché  l’assoluta innocuità nei confronti dell’ambiente ( sappiamo che le medicine escrete con le feci e l’urina dagli animali inquinano il terreno ) pone   la terapia omeopatica una importante alternativa rispetto alle cure soppressive, tossiche e costose  offerte dalla farmacologia veterinaria  per la gestione delle malattie croniche della specie equina.