PROBLEMI COMPORTAMENTALI DEL CAVALLO E OMEOPATIA

sI ILLUSTRA IL LAVORO CONGRESSUALE IN PPT DELLA DOTT.SSA CARLA DE BENEDICTIS SU PROBLEMI COMPORTAMENTALI DEL CAVALLO E METODOLOGIA OMEOPATICA CONGRESSO FIAMO ROMA 2006
LA BROCHURE DEL CONVEGNO
brochure 7°Congresso FIAMO

IL POWER POINT DEL CONVEGNO

 

Caso di maltrattamento curato con omeopatia

Caso di maltrattamento curato con omeopatia

CASO DI CASPER

Casper, così scherzosamente ribattezzato per la sua eccessiva magrezza, è un cavallo sfortunato. Se la geografia delle sue cicatrici e ferite è l’indicazione della sofferenza e del dolore fisico inflittogli dalle punizioni, possiamo ricostruire una mappa fatta di sfruttamento animale, maltrattamento e abuso di un essere senziente.

Il cavallo scappa per strada di notte , provocando un grave incidente stradale, nel quale il suo compagno muore e il conducente dell’auto riporta gravi lesioni.
Arrivano carabinieri,la asl ma il proprietario non si trova o si nasconde, vedendo il danno provocato a un povero automobilista e la sua responsabilità per mancata custodia di un animale Il cavallo non può essere riconosciuto in alcun modo in quanto l’anagrafe equina purtroppo in Italia, per gravi mancanze di chi se ne era preso carico, ancora non è applicata.
Dunque la povera bestia, ferita e sotto shock viene affidato in custodia a una persona che garantisce di prendersi cura del cavallo.
Immagine1
Passa un mese e viene fatto un controllo sullo stato di salute dell’animale. Viene trovato in stato di abbandono, in mezzo alla sua sporcizia, senza acqua e cibo, forse da quel giorno!
Le ferite riportate sono tutte infette, lui è talmente debole che non ce la fa neanche a camminare.
Viene preso e portato in un circolo ippico, dove inizia questa storia.
Ne ho viste tante durante la mia professione, ma non mi abituo al maltrattamento degli animali. Mi è venuto un groppo allo stomaco e non ci ho pensato due volte a prestare cure immediate ,a mie spese, a questa povera bestia. Codice etico deontologico a parte, non ho studiato tutti questi anni solo per ricevere un compenso a una prestazione; la sofferenza degli animali è una responsabilità che ricade su ognuno di noi, anche se non ne siamo direttamente responsabili.
Il cavallo presentava molteplici lesioni, vecchie e nuove, ma il suo stato generale era talmente compromesso e la sua età di circa 15 anni, che il suo organismo non lo avrebbe retto un qualsiasi farmaco “normale”.
Inizio subito un trattamento omeopatico a base di Arnica montana: questo famoso rimedio ha anche una componente “mentale” che è il trauma subìto, che ti lascia intontito, e profondamente scosso. Ho usato una diluizione molto dolce, una cinquanta millesimale per non creare nel suo equilibrio nessun sconvolgimento grosso, ma solo lenta ripresa.
Dieci gocce al giorno sciolte in acqua e man mano che passavano i giorni, iniziava a diventare più reattivo fino a nitrirmi quando mi vedeva. La ferita sul petto che buttava pus come una fontanella, è stata curata con un altro rimedio omeopatico che drena all’esterno i processi suppuranti, la silicea e che favorisce la guarigione delle ferite . Il lavaggio quotidiano con sapone disinfettante e acqua calda, le applicazioni di pomate alla calendula, le passeggiate a mangiare erba fresca, le spazzolate per rimuovere il sudicio e massaggiare la cute, le cassette di carote, fieno buono a volontà, somministrazione regolare dei pasti, pulizia quotidiana del box, acqua pulita a disposizione, la ferratura e tanto amore, anche di Carol e Bruno, due compagni di questo viaggio fatto di compassione, hanno contribuito a una veloce ripresa.
Le cure omeopatiche sono continuate per ridurre una fastidiosa zoppia dovuta a una tendinite cronica e ho iniziato un leggero esercizio fisico alla longia per fargli riprendere la tonicità muscolare.
Il cavallo non ha preso alcun farmaco allopatico, antibiotici o antinfiammatori, nè integratori alimentari, forse per la prima volta in vita sua.
Lo sguardo è tornato brillante e attento, lasciato in paddock corre con la coda alta e si lascia invitare al gioco dalla cavallina più giovane diventata sua amica e poi si rotola per un bagno di sabbia.
Un inno alla vita e al rispetto nei confronti di chi lo ha vessato, maltrattato ma che non ha secondo me, prima rispetto per sé stesso.

casper

UNGHIE FRAGILI NEL CAVALLO

UNGHIE FRAGILI NEL CAVALLO

Omeopatia veterinaria

UNGHIE FRAGILI NEL CAVALLO.
QUALI TRATTAMENTI OLTRE I TRADIZIONALI?

Carla De Benedictis, Medico Veterinario Omeopata

Lo zoccolo del cavallo è un complesso veramente incredibile di strutture vive e pulsanti, che è rivelatore di metabolismo alterato.
In genere si tende a trattare i problemi dello zoccolo con ferrature o con integratori, perdendo di vista ciò a cui il piede del cavallo è più sensibile: l’alimentazione e una buona irrorazione (ferrature strette). E’ ancora poco conosciuto dalla scienza medica ufficiale il meccanismo dell’instaurarsi della laminite nel cavallo, mentre sappiamo bene le cause scatenanti, alimentari e iatrogene (indotte da farmaci). Oltre questa patologia acuta, che porta modificazioni importanti anche della crescita dell’unghia, esiste tutto un gruppo di sub-patologie dell’unghia del cavallo che ha un approccio clinico limitato alla ricerca di alcuni metalli nel sangue zinco (Zn) e rame (Cu) per evidenziarne la carenza, un apporto vitaminico nella dieta, applicazione di iodurata in corona per sollecitare la crescita dell’unghia, applicazioni locali a base di indurenti o idratanti ed eventualmente un suggerimento di ferratura.
Molto spesso queste misure non bastano a far ricrescere l’unghia sana al cavallo. Continuano a spezzarsi e sfaldarsi, hanno bisogno di ferrature ravvicinate, la muraglia dello zoccolo è costellata da cerchiature, crepe, setole, il fettone è malsano, di cattivo odore.
SETOLA
Vi espongo dei casi clinici esplicativi:
Primo caso
Cavallo italiano da completo, di cui è proprietaria una società, ma lo sponsor decide il veterinario da consultare.
Il cavallo presenta un’unghia fragilissima che si sfalda nonostante le integrazioni alimentari e le ferrature. Considero la storia del cavallo: mi è riferito che l’animale è molto dotato atleticamente, ma ha paura quando entra in campo, è emotivo, ansioso e affronta l’ostacolo nel peggiore dei modi. Per questo i suoi risultati sono molto scarsi. Non mi è possibile per motivi deontologici far nomi: sono stata chiamata di nascosto, né lo sponsor né un famoso veterinario del nord che aveva in cura il cavallo, avrebbero dovuto sapere della visita omeopatica (vade retro Satana!). Gli affidatari però avevano intelligentemente capito che la cosa – cioè l’omeopatia – poteva funzionare…
Inoltre, mi è stato riferito che l’animale è allergico all’orzo, che provoca fastidiose manifestazioni cutanee e intensa diarrea; eliminato l’alimento dalla dita, i disturbi si erano ridotti fino a scomparire quasi del tutto.
Ho preso tutti i sintomi, sia mentali che generali, come si fa in clinica omeopatica classica.
Inquietudine, intossicazione alimentare, unghia fragile e ho somministrato Arsenicum album per un periodo abbastanza lungo.
Il primo risultato visibile è stato sul suo stato emotivo: tranquillo in gara, si è anche piazzato ai primi posti. Nel tempo l’unghia è ricresciuta sana e forte.

Secondo caso
Cavalla Quarab (incrocio quarter/arabo), usata per gare western. Fin dalla doma e dalle prime ferrature ha avuto unghia che si sfaldava a scaglie; perdeva i ferri spesso in quanto i chiodi non avevano più presa e si “spiedava” subito, se non veniva riferrata.
Dalle analisi del sangue prescritte da me, si rileva una carenza di zinco, costituente essenziale dell’unghia.
Dalla storia clinica rilevo che la cavalla è ipereccitabile, ha fame vorace e sete intensa, ha i garretti che si muovono a scatto e deboli, unghia fragile.
Inizio una cura di Zincum phosphoricum a bassa potenza, ferratura con ferro leggero e barbette laterali, integrazione con alimentazione fresca. Al termine del ciclo omeopatico inizio una cura di integratore per lo zoccolo a base di zinco e rame per due mesi.
N.B. non somministrare il rimedio omeopatico e il corrispondente minerale insieme, si antagonizzano!). Nel frattempo, un piccolo melanoma sul perineo inizia a crescere. Procedo con l’escissione chirurgica prima che si peduncoli e proseguo la cura con Arsenicum album, rimedio per il cancro della pelle e delle unghie fragili. (ELIMINEREI QUESTA FRASE)
L’unghia prende a ricrescere sana e forte senza alcuna recidiva di melanoma in altre parti del corpo. Dopo due anni la proprietaria passa al metodo barefoot. Ora il piede di quella cavalla è d’acciaio, rotondo, molto lontano dal piedino sofferente che avevo visto la prima volta.

Terzo Caso.
Cavallo tedesco da concorso ippico, da tre anni in Italia. Unghia malformata e secca. Un gran mangione, irritabile, non gli piace essere toccato, grasso e pigro sul lavoro, soffre molto il caldo, è allergico a mosche e tafani, che gli provocano pomfi e orticaria. Mangia le sue feci e la lettiera del box, anche in trucioli. Beve poco.
Somministro Antimonium crudum a bassa potenza per un mese, introduzione di maggiore fibra nell’alimentazione, maggior permanenza nel paddock nelle ore fresche della giornata e la presenza di una compagnia di un suo simile col quale relazionarsi e trascorrere in modo naturale la sua giornata. Malgrado il cavallo sia ferrato in modo che non condivido e giudico pericoloso per un animale che deve fare dei salti Il cavallo viene ferrato in un modo che non condivido: si spinge la crescita dello zoccolo in verticale, chiudendo la zona dei talloni, in un animale che deve saltare, lo considero un invito a farsi male. Nonostante tutto ciò l’unghia si fortifica. Purtroppo, due anni più tardi, come era prevedibile considerata la errata modalità di ferratura che costringeva il piede ad assumere una posizione innaturale e pericolosa, il cavallo “si rompe” i tendini (flessore superficiale e profondo) dopo essersi ricevuto da un salto.

ELIMINARE TUTTE LE RIGHE SEGUENTI

RIMEDI PER L’UNGHIA tratti dal Repertorio informatico Radar 10
Al terzo grado : Calcarea Carbonica Graphites Psorinum Silicea Antimonium Crudum
Al secondo grado : Arsenicum album, Fluoric Acidum, Helleborus, Mercurius solubilis, Secale, Sepia, Thuya, Squilla, Ustilago (unghie friabili,divise, esfoliazione)
Al primo grado : butyrricum acidum (unghie che si sfaldano), alumina, natrum muriaticum, stannum, sulphur.
Dice James Tyler Kent (1849-1916), uno dei padri dell’Omeopatia classica, di utilizzare Squilla nei cavalli che hanno le unghie che si sfaldano.
Naturalmente tutti i rimedi qui sopra nominati, devono essere prescritti in accordo sintomatologico.

BENESSERE DEL CAVALLO tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006

BENESSERE DEL CAVALLO tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006

animali_7Tratto dal lavoro congressuale FIAMO 2006 vedere le slides in power point

Benessere del cavallo
Think like a horse

Questo non ha la pretesa di essere un trattato specialistico, ma auspichimo possa essere un contributo ai veterinari e agli esperti del settore, che non si sono ancora avvicinati a questa materia controversa, a prendere in considerazione il punto di vista del cavallo .
Il termine etologia significa “ lo studio degli animali nel loro ambiente naturale”. Una distinzione deve essere fatta tra etologia ed etologia veterinaria perché riguarda il processo di addomesticamento.
L’addomesticamento è un processo nel quale l’uomo assume il controllo dell’allevamento, della riproduzione e della cura dell’animale, e dunque al contrario della definizione di etologia, un modo innaturale sotto il controllo umano.
Questo processo iniziato nel passato non è ancora finito. Il processo di controllo della riproduzione e della cura degli animali e dunque anche l’interazione uomo- animale diventa sempre più intenso.
Il controllo che l’uomo vuole avere sugli animali, nel secolo scorso è cresciuto enormemente. A questo proposito è rilevante l’atteggiamento di responsabilità che l’uomo ha assunto per il controllo degli animali, tanto di quelli selvatici e in via di estinzione, quanto per quelli addomesticati.
Probabilmente se mettessimo uno dei nostri cavalli altamente selezionati libero in natura, questo non sarebbe in grado di sopravvivere, primo perché l’uomo è diventato il solo selettore del materiale genetico e secondo perché la selezione naturale non agisce da tempo su di loro.
Gli animali domestici ,definiti da un famoso etologo gli “animali di plastica” e da un famoso veterinario docente universitario “Animale tecnologico” , possono sopravvivere solo in “ambienti di plastica” o “innaturali”. L’uomo ha dunque manipolato gli animali tradizionalmente domestici nel loro patrimonio genetico spingendoli ad adattarsi a un ambiente modificato che è poi diventato “ambiente naturale” per loro.
Lo sfruttamento degli animali da parte della società industriale per il perseguimento di fini materiali ha finalmente prodotto negli ultimi decenni un’attenzione sempre più grande sui pericoli derivati da una visione meccanicistica della vita. Sono sorte organizzazioni per la protezione della salute e del rispetto animale. Paradossalmente le ostilità più grosse rispetto a queste organizzazioni e anche a questa nuova scienza della Medicina Veterinaria, il comportamento animale, viene proprio da parte della scienza veterinaria e dal codice deontologico . Gli argomenti emotivi e sentimentali della gente comune non toccano i veterinari, specie quelli che si occupano di animali da allevamento, occupati a medicalizzare a numeri rilevanti di capi per far fronte a patologie sempre più difficili da eradicare e considerando l’animale una macchina produttiva, spesso sono visti come una seccatura. Questo atteggiamento non necessariamente soddisfa caratteri di economia aziendale nel rispetto della tutela animale. Cosa può interessarci se le galline sono chiuse in una gabbia in sovrannumero o la scrofa dentro una gabbia a vita o i vitelloni legati a una catena?
C’è da dire che solo da poco vi è una normativa e delle penalizzazioni per chi non osserva le regole del benessere animale, e che dunque lasciava soli quei veterinari che, pur indignandosi per le sofferenze che vedevano, non avevano appoggio dalle istituzioni.
L’atteggiamento profondamente meccanicistico dello sfruttamento animale è alla base dell’appellativo con cui vengono identificati i veterinari ovvero le “belle addormentate del benessere animale” . Attualmente in veterinaria sono alquanto lacunosi lo studio e l’applicazione del comportamento degli animali, sia per quanto riguarda i piccoli animali sia per quelli da reddito poiché considerati argomenti marginali, futili, di scarsa utilità pratica rispetto all’applicazione di terapie farmacologiche che soddisfano richieste utilitaristiche ed economiche.
Lo stato di sofferenza, come le patologie comportamentali acquistano valore nel concetto di benessere animale esclusivamente per ripercussioni di tipo economico. Esempio pratico di ciò è il cannibalismo all’interno di allevamenti intensivi di suini,di polli, di galline ovaiole.
Aspetto etologico e comportamentale
Esaminiamo in che modo è strutturato un branco di cavalli e da dove nascono i disagi degli animali domestici, allevati in modo innaturale.
I cavalli in natura sono animali sociali e vivono in gruppo. Non troviamo cavalli soli ad eccezione che siano malati, traumatizzati o vicini alla morte. Il branco comprende due tipi di gruppi sociali: il gruppo dell’Harem in cui lo stallone dominante è accompagnato da diverse fattrici e la loro progenie fino a tre anni di età, e il gruppo degli scapoli che consiste in maschi giovani e stalloni dai tre anni in su. Come un vero gruppo che funziona tutti lavorano per esso secondo uno schema in cui ognuno ha un suo ruolo e un suo rango sociale. Questo schema permette l’armonia sociale, sessuale, parentale, l’exogamia e strategie difensive all’interno del gruppo .
La fattrice capo ha il suo posto al centro del gruppo, ed è protetta da un cerchio di fattrici di rango inferiore, è il membro più importante , ed è colei che prende le decisioni, eletta alla sua posizione dal gruppo con consenso generale. La posizione non è tenuta con l’aggressività né mantenuta con la tirannia.
Lo stallone ha un ruolo difensivo e riproduttivo: non usa la forza per mantenere la disciplina all’interno del branco, ma solo l’autorità, e trascorre parte del suo tempo all’interno del branco per relazionarsi con gli altri membri del gruppo.
Solo in un caso usa la forza, quando giovani femmine e giovani stalloni devono lasciare il gruppo natale e vengono espulsi o per ristabilire la gerarchia dello stallone capo branco. Chi pensa che lo stallone agisca esclusivamente per competizione ha una visione molto riduttiva, lo scopo è l’outbreeding o exogamia, evitare cioè che si instaurino gruppi in consanguineità .
Quando i giovani sono costretti a lasciare il gruppo natale formano il gruppo degli scapoli e cercheranno un altro branco in cui inserirsi. I nuovi arrivi sono oggetto di grande interesse e eccitazione da parte del nuovo gruppo, e due individui dei ranghi più alti affiancheranno essi per la maggior parte del primo giorno, come delle guide, annunciando l’ingresso dei membri al resto del gruppo.

Il branco di cavalli selvatici occupa circa il 75% del suo tempo a mangiare e a ricercare pascoli di buona qualità, mantenendo uno stato di allerta continua e la preparazione a una fuga precipitosa. Ogni individuo può condurre il gruppo verso un nuovo pascolo, al di là del suo stato sociale e età, costituendo un inconscio esempio di democrazia e individualità.
Quando un branco pascola, tutti gli elementi sono dislocati strategicamente in base al loro stato sociale, in cui i due elementi più importanti lo stallone e la fattrice capo sono nel centro, difesi dagli altri, e gli elementi con un basso stato sociale alla periferia. Nel caso di allerta le sentinelle che stanno alla periferia avvertono il gruppo, e la fattrice capo deciderà se scappare e in quale direzione, mentre lo stallone si allontanerà dal gruppo fronteggiando il nemico e dando il tempo anche ai più deboli di scappare.
È praticamente impossibile avvicinare il branco senza essere notati, perfino sottovento.
Un altro fattore, oltre l’organizzazione sociale ,influenza il comportamento dei cavalli selvatici ed è il home range, cioè il raggio d’azione nella zona di appartenenza o pascolo familiare.
Il raggio di azione è l’area che il cavallo copre alla ricerca di cibo , comprende anche le pozze di acqua, l’ombra, i frangivento (zone riparate dal vento) e i rifugi contro gli insetti e può variare da 0,9 a 48 km², impiegando circa 16 ore per pascolo, ingerendo anche 60 kg di erba e percorrendo fino ad 80 km in un giorno. Da questo breve cenno, è possibile mettere in relazione condizioni relative alla vita selvatica rispetto alla realtà dell’addomesticamento
STATO SELVATICO ADDOMESTICAMENTO
• Struttura sociale gerarchica di gruppo Carceramento Confinamento Scuderizzazione
• Un gran camminatore Uso lavoro e sportivo in momenti determinati
• Un gran mangiatore Dieta antifisiologica
• Forte interazione con l’ambiente vs Interazione di scuderia ,antifisiologica, lavoro stressante
• Istinto di fuga animale preda vs Istinto strumentalizzato dall’uomo per l’apprendimento

LE BASI DI UNA STEREOTIPIA
Il cavallo di plastica

Ogni situazione che si allontana dal sistema di home range e di concetto di gruppo, può avere ripercussioni sul comportamento e pone le basi per l’instaurarsi di una stereotipia.
Nel processo di addomesticamento il cavallo ha dovuto apprendere degli atteggiamenti e l’esperienza che esso ne fa, sia in positivo che in negativo, condizionerà per sempre il suo comportamento.
Per esempio se il cavallo fa un’esperienza di dolore associata a coercizione fisica per un intervento sanitario o di mascalcia con uso del torcinaso, quando si ripresenterà una condizione analoga , reagirà con la paura e con la fuga, e se questa non gli è consentita , con l’aggressione. La spiegazione sta nel processo di condizionamento classico di Pavlov, in cui uno stimolo che inizialmente non dava luogo a nessuna reazione, la ferratura, associato ad una situazione di dolore o di paura che il cavallo fronteggia con la contrarietà e con l’aggressività, perché è stato immobilizzato, esita in un processo di condizionamento tale per cui al ripetersi di quella situazione la reazione che ne seguirà sarà coerente con l’esperienza e con lo stimolo dato.
Stati emozionali riconducibili all’impotenza e alla paura possono ingenerarsi assai precocemente nel cavallo e due sono i momenti critici che potranno segnare l’atteggiamento psico- somatico e mettere le basi per una stereotipia: lo svezzamento e la doma.
Separare precocemente un puledro dalla madre e metterlo in totale isolamento per giorni a piangere cercando un solido riferimento del branco, è purtroppo una cosa assai diffusa. Come una doma violenta a base di maltrattamenti e punizioni, incomprensibili per il cavallo, generano stati di frustrazione e di “distress” cui spesso il cavallo non sa fronteggiare con un adattamento.
Nel cavallo allevato e scuderizzato l’acqua è a disposizione e il cibo non deve essere cercato. Una razione concentrata e fieno può essere consumata in 2 o 3 ore .
I nostri cavalli spendono solo il 15% del tempo nel mangiare e vivono anche isolati dai propri simili.
L’isolamento è uno dei motivi di frustrazione più frequente , toglie al cavallo per es. l’atteggiamento all’allogrooming cioè il pulirsi l’uno con l’altro , che è dimostrato ridurre la frequenza cardiaca e conseguente riduzione dello stress, o camminare in libertà e mangiare in continuazione. E’ stato studiato che maggiore è la distanza che in natura gli animali percorrono a piedi, maggiore è la possibilità che insorgano stereotipie in quella specie.
Esempio classico è il camminare avanti e indietro dei leoni e delle tigri dentro una gabbia di uno zoo.
I cavalli scuderizzati molto spesso vivono in box con grate di ferro che impediscono qualsiasi tipo di socializzazione e spesso vengono tirati fuori solo per essere lavorati. Ma anche mettendo il cavallo da solo al paddock durante la giornata, ha lo stesso effetto, se non può relazionarsi con i suoi simili.
Siamo sicuri che tenendo un animale confinato dentro a un box, noi soddisfiamo il concetto di welfare cioè di benessere?. Il prof. Roger Brambell definì welfare: “ un termine generale che comprende il benessere sia fisico che mentale dell’animale. Ogni tentativo di valutarlo, quindi, deve considerare l’evidenza scientifica disponibile relativa alle sensazioni degli animali, derivabile dalla loro struttura, dalle loro funzioni e dal loro comportamento.” Elencò anche le 5 libertà :

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione
Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole
Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie
Libertà di attuare modelli comportamentali normali
Libertà dalla paura e dal distress

(British Farm Animal Welfare Council, 1979)

COMMENTO

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione L’uso di complessi vitaminici e integratori cercano di supplire a una malnutrizione di tipo qualitativo
Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole Il riparo confortevole è finalizzato al management e dunque un box che per quanto confortevo, crea isolamento
Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie Vengono curate le patologie al fine di rendere abile l’animale per l’uso stabilito. Se non è economicamente vantaggioso si ricorre all’eutanasia o mattatoio
Libertà di attuare modelli comportamentali normali Per attuare questa libertà tutti i cavalli dovrebbero essere lasciati liberi in paddock a socializzare con i propri simili con un pascolo a disposizione
Libertà dalla paura e dal distress Dipende dalla relazione uomo-animale, quali modelli l’uomo mette in atto per lo svezzamento, doma e allenamento

Esistono diversi livelli di adattamento allo stress che possono essere più o meno rapidi e/o reversibili tenendo in considerazione gli aspetti genetici, fisiologici e comportamentali. Se lo stressore per l’organismo impatta in modo eccessivo i suoi sistemi di controllo, riduce le capacità di adattamento dell’animale provocando modificazioni a livello fisico e comportamentale.

STIMOLO —-STRESS —— ADATTAMENTO
STIMOLO —STRESS ——-NON ADATTAMENTO —— DISTRESS

I cavalli possono diventare anche molto fobici, aggressivi e pericolosi, perdendo di valore economico fino a contemplare eliminazione del soggetto con l’eutanasia o il mattatoio. Da ciò si ricava che l’equilibrio bioetico del benessere animale è fortemente condizionato dal criterio economico.
I comportamenti abnormi nei cavalli stabulati vengono chiamati vizi come se il cavallo fosse colpevole di questo, scaricando sul cavallo inoltre la responsabilità del suo comportamento.
L’approccio omeopatico è multifattoriale perché prende in considerazione tutti gli aspetti della vita
del cavallo storia remota, stato emozionale,ambiente in cui vive, alimentazione concentrata e fieno, patologie in atto, dolori sub clinici, tempo trascorso all’aria aperta, interazioni sociali . L’approccio omeopatico in ippiatria ha dunque gli strumenti per affrontare un caso complesso in quanto possiede nei suoi fondamenti una visione psico -emozionale e somatica integrata .
Possiamo ipotizzare una piramide di comportamenti e di mal adattamento che portano fino alle stereotipie.

TAVOLA N 1
BREVE DESCRIZIONE DI ALCUNE STEREOTIPIE E COMPORTAMENTI ANOMALI NEL CAVALLO

TICCHIO D’APPOGGIO
Crib biting
Il cavallo afferra con gli incisivi superiori un supporto solido e fisso, flette il collo ed emette un rumore caratteristico con la glottide.
AEROFAGIA
Wind sucking Può essere un atteggiamento in sequenza al ticchio di appoggio o si può manifestare isolatamente emettendo il caratteristico rumore senza afferrare nessuna superficie
BALLO DELL’ORSO
weaving Azione motoria coordinata e volontaria di tutto il corpo in cui il cavallo sposta il peso prima su un arto poi sull’altro facendo dondolare la testa e il collo
CAMMINARE NEL BOX
Stall-circling fence-pacing Il cavallo gira senza sosta nel box formando un cerchio e nel paddock in andata e ritorno sempre sulla solita traiettoria
LIGNOFAGIA mangiare la lettiera
Rosicchiare il legno porte staccionate
LINGUA SERPENTINA varianti: sbattimento delle labbra, movimenti protusioni della lingua,digrignamento dei denti, masticamento nel vuoto, masticamento delle redini e delle coperte Comportamento motorio ripetitivo della lingua prodotto durante il lavoro, ma sotto questo tic sono compresi tutti i movimenti ripetitivi prodotti dalla cavità orale
INCENSAMENTO
Head-shaking Movimenti imprevedibili della testa che rendono difficile montare il cavallo
MORDERSI I FIANCHI Il cavallo si morde i fianchi fino a procurarsi lesioni gravi

Bibliografia

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