Riflessioni sul benessere degli animali in allevamento

Riflessioni sul benessere degli animali in allevamento

Riflessioni sul benessere degli animali in allevamento a cura della Dr.ssa Carla De Benedictis

 

allevamento intensivo

allevamento intensivo

Il benessere animale in allevamento, appannaggio fino a poco tempo fa solo delle lotte animaliste è oggetto di una crescente attenzione dell’opinione pubblica che ha spinto le istituzioni scientifiche ad occuparsene. Il “Welfare” (stato di benessere in inglese), è così diventato argomento di attualità, al centro di discussioni e dibattiti tra veterinari liberi professionisti e pubblici,allevatori, consumatori e tutti coloro che operano nel settore delle produzioni animali.
Ci sono due modi per affrontare il problema benessere:
• riconoscere che l’animale, qualunque sia la sua destinazione d’uso, carne, latte, compagnia ha una sua dignità e come tale va rispettata.(animale senziente)

la nostra maialina Agrippina

la nostra maialina Agrippina

• Oppure che un malessere dell’animale porta a scarse produzioni e a problemi aziendali e che dunque va risolta per migliorare i guadagni e per ridurre le spese sanitarie.
Trattare bene gli animali in allevamento a prescindere dai risultati che possono dare dal punto di vista economico dovrebbe far parte del cambiamento da un metodo convenzionale ad uno biologico, una conversione anche di atteggiamento nei confronti del mondo animale.
Particolarmente sensibili allo stress e alle brutalità sono le scrofe che potrebbero dare molti problemi al parto legati a una gestione troppo “dura”.
La domanda chiave è : “cos’è per voi il benessere animale?”.

A che prezzo?

A che prezzo?

Le risposte che si ottengono sono sempre le stesse, differenti nella forma, uguali nella sostanza. L’animale sta bene quando può accedere a cibo a sufficienza, acqua da bere, un ricovero adeguato , le cure necessarie e una socialità di specie. I più simpatetici parlano anche di “affetto”.

In braccio alla drssa De Benedictis

Un suinetto in braccio alla drssa De Benedictis

Queste affermazione, se pur giuste, sono incomplete, in quanto tagliano fuori tutta la parte relativa ai problemi posti dai metodi di allevamento convenzionali , che non prendono in considerazione che l’animale ha bisogno di comportarsi il più vicino possibile a come farebbe se fosse libero (etogramma di specie).

La scrofa in gabbia non può farsi il nido e non ha libertà di movimento. Da qui provengono molte patologie del parto e della lattazione

scrofa in gabbia in allevamento intensivo

scrofa in gabbia in allevamento intensivo

Dunque non è sufficiente cibo, acqua, ricovero e cure per parlare di benessere animale.
Facciamo un passo indietro nel tempo e vediamo come si è arrivati a stabilire i parametri di questo difficile concetto e a capire di cosa si tratta.
Nel 1964 Ruth Harrison scrisse un libro “Animal Machine” (Animale Macchina), in cui sollevava la questione “benessere” negli animali allevati intensivamente. In seguito allo scalpore suscitato da questo libro, il governo inglese istituì una commissione di ricercatori per affrontare l’argomento e tra questi c’era anche un veterinario. Per suo merito nel 1979, quasi cinquant’anni fa, uscì uno dei primi documenti ufficiali relativi al benessere animale, il famoso Brambel Report.
Questo enunciava le 5 libertà per la tutela del benessere animale.

1. Libertà dalla sete, fame e malnutrizione
2. Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole
3. Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie
4. Libertà di attuare modelli comportamentali normali
5. Libertà dalla paura e dal distress (British Farm Animal Welfare Council, 1979

maiale posto in isolamento per le lesioni ricevute in allevamento intensivo

maiale posto in isolamento per le lesioni ricevute in allevamento intensivo

Se tra queste libertà le prime due sono riconosciute come ovvie e riguardano la protezione degli animali , la terza riguarda la responsabilità dell’allevatore e le competenze “storiche” del veterinario, le ultime due possono essere di difficile comprensione e necessitano di un bagaglio scientifico (etogramma di specie) che dovrebbe essere velocemente acquisito da tutti gli operatori del settore, in primis i veterinari.
Perché sappiamo che ogni specie animale ha un diverso comportamento in natura che niente ha a che vedere col comportamento umano.
La branca scientifica che si occupa di studiare i comportamenti degli animali in natura, l’etologia, è importantissima per gli allevatori e per i veterinari in quanto permette di riconoscere se gli atteggiamenti degli animali che curiamo sono fisiologici o patologici.
Se dunque diciamo: “Libertà di attuare modelli comportamentali normali” dobbiamo prima conoscere quali sono in natura questi comportamenti, altrimenti si corre il rischio o di “brutalizzare” o di “umanizzare “ gli animali .

Qualcuno sarà pronto a dire: “ Ma gli animali hanno perso la loro caratteristica selvatica, ormai si sono adattati.” Da un certo punto di vista è vero, ogni specie nel suo percorso evolutivo ha subito modificazioni e si è adattata all’habitat, all’ambiente, a vivere in spazi più ristretti, ad alimentarsi diversamente, ad accettare di convivere con specie che in natura avrebbe cacciato. Ma rimane comunque una buona parte di memoria archetipica, (selvatica, antica) che gli animali conservano e che se lasciata esprimere, gli da la possibilità di vivere una condizione di benessere.

Possiamo dunque definire benessere “ uno stato di salute completo, sia fisico che mentale, in cui l’animale è in armonia col suo ambiente (Hughes 1976).
Dunque l’animale che, passando sotto una condizione di stress, riesce ad adattarsi all’ambiente che condivide con l’Uomo, si trova in una situazione di benessere. Viceversa, il soggetto che per molteplici motivi, non ci riesce, si indebolisce dal punto di vista psicofisico e scivola in una condizione di “distress” , iniziando a manifestare turbe comportamentali, cali delle produzioni e malattie.

Dunque il soddisfacimento di alcuni bisogni porta al benessere.
Il termine “bisogni” è usato per descrivere sia le esigenze essenziali alla vita sia quelle che, senza essere essenziali, sono di significativa importanza per l’animale. Non include invece le preferenze di scarsa importanza per l’animale.

Gli animali da allevamento hanno un insieme di bisogni simili a quelli dei loro antenati selvatici,benché si siano dovuti adattare alla domesticazione. Le esigenze fondamentali come il bisogno di cibo, acqua e riparo vengono soddisfatte dall’uomo e di questo l’animale ne trae un vantaggio, a scapito della libertà. Se queste stesse bestie vengono messe in ambiente naturale controllato dall’uomo, in breve tempo recuperano i loro comportamenti di specie, come i loro simili selvatici. Molte razze selezionate non resisterebbero in ambiente naturale (non selvatico solo naturale) e questo è il motivo per cui un’adeguata selezione delle razze adibite al biologico è importante per non subire perdite economiche

Dunque come il benessere, anche il bisogno è una caratteristica intrinseca dell’individuo. È definito così:
Un bisogno è un’esigenza, che deriva dalla biologia dell’animale, di ottenere una risorsa particolare o di rispondere a un particolare stimolo ambientale o organico. Per fare degli esempi ci sono bisogni particolari ad esempio il bisogno di un suino è grufolare, del pollo razzolare,del cane annusare, del cavallo stare in compagnia,della vacca creare legami di amicizia,del gatto di cacciare,delle pecore pascolare, delle bufale di stare a mollo nell’acqua,dei conigli di scavare gallerie.

Un bisogno comune è muoversi, camminare,sdraiarsi, dormire, cercare il cibo, per gli animale da branco è stare in compagnia. Se rimangono soli, sono disposti anche a stringere amicizia con specie diverse, e questo è un indicatore del loro bisogno.
Sia il cavallo che il cane, pur appartenendo a specie diverse, sono formidabili camminatori, riescono a coprire anche 60’ km al giorno. Si capisce come la vita trascorsa in un box o a catena vada contro i loro bisogni ,a cui non basta certo il lavoro in maneggio o la passeggiatina al guinzaglio col padrone.